L'arte che censura l'arte

Quei capezzoli in copertina non sono andati giù al distributore di Vault che ha chiesto all'editore di censurare il dipinto scelto dal periodico. «Erano preoccupati che le edicole non esponessero la rivista. Non abbiamo avuto altra scelta».

2500Anche l’arte può essere censurata. Pensiero espresso chiaramente dal distributore Gordon & Gotch della rivista australiana Vault che ha obbligato Neha Kale, editore del periodico, ad apporre adesivi gialli sui capezzoli di un nudo femminile che appariva in copertina. La bizzarra richisesta affonda le sue radici nella paura della possibile reazione dei rivenditori a un corpo senza veli. E poco importa che l’immagine sotto accusa fosse di un famoso quadro contemporaneo dipinto da Lisa Yuskavage.

DIPINTO CENSURATO
«Erano preoccupati che le edicole non esponessero la rivista. Non abbiamo avuto altra scelta», ha spiegato Kale. Ed ecco che due adesivi gialli rotondi sono stati appiccicati sui capezzoli della donna completamente nuda e incinta. Secondo l’ditore Gordon & Gotch sosteneva che un capezzolo a volte non fosse accettabile neanche nell’arte. E se l’obiettivo di kale era quello di utilizzare un’immagine provocatoria ma ancora di più «un’opera di una pittrice poiché nel mondo dell’arte sono davvero poche le donne che riescono a farsi largo», la missione è in parte fallita.

NON LA PRIMA CENSURA
Kale ha voluto chiarire che si tratta della prima censura subita, su carta, dalla sua rivista. «Già prima avevamo avuto problemi con i social network dove la politica di Facebook e Instagram impedisce, anche all’arte, di esprimersi liberamente».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 09-08-2016 12:49 PM


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