Anche Putin ha i suoi balilla

di Lara De Luna
In Russia è nata la IunArmia, un'organizzazione militare patriottica che coinvolge i giovanissimi. Ecco cosa ha raccontato a LetteraDonna lo storico Gibelli e la psicologa infantile Parsi.

putin-bambiniUn esercito di bambini e di ragazzi, fucili in spalla e un severo addestramento tattico per poter servire, un giorno, la Russia. Non si parla più del Komsomol (Unione Comunista Russa della Gioventù) o dei «pionieri dell’Urss», le formazioni giovanili dell’Unione Sovietica sciolte nel 1991, bensì della IunArmia, un’organizzazione militare patriottica fortemente voluta dal ministro della Difesa Serghiei Shoigu.
Il Ministro, già nel 2015, prometteva che avrebbe formato, per la Madre Patria, una gioventù «forte, saggia e degna». Oggi quella promessa è diventata realtà. Ed ecco che i giovanissimi russi sono chiamati a prestare giuramento e a vestire un’uniforme. Poi l’addestramento militare all’uso delle armi e alle tattiche di battaglia. Infine un inquadramento quasi squadrista con la speranza che queste giovani leve possano, un giorno, servire la loro nazione attraverso la leva militare.

CORSI E RICORSI STORICI
Alle spalle di questo immenso progetto Vladimir Putin che da «autentico leader carismatico dell’era post-comunista non tralascia alcun mezzo per rinforzare il suo potere», ha commentato a LetteraDonna Antonio Gibelli, storico dell’età contemporanea. All’interno di un quadro politico di riferimento basato su valori come il patriottismo, la disciplina e l’attaccamento alla patria, il ricorso all’addestramento militare della gioventù, «uno degli ingredienti classici dei regimi autoritari», trova la sua collocazione naturale. L’addestramento precoce dei maschi più giovani è infatti un fenomeno da «corsi e ricorsi storici», facilmente riscontrabile in più epoche, dall’età classica ai totalitarismi, passando per la Rivoluzione Francese per poi sfociare nella IunArmia putiniana. Con le differenze, dovute a distanza ideologica e cronologica.

TOTALITARISMI D’EUROPA
Il fascismo italiano, spiega Gibelli, fu tra i primi nell’Europa del Novecento ad applicare il modello «dalla culla alla tomba», che prevedeva che lo Stato si prendesse carico del soldato fin dalla tenera età, accompagnandolo dalla formazione fino alla morte per la Patria. Un modello sociale profondamente radicato, «molto più pervasivo di quello che sembra essere nelle intenzioni di Putin», dato che la sua leva giovanile sembra non essere obbligatoria. Secondo Gibelli l’unica «idea totalitaria contemporanea con componenti di fanatismo e misticismo ossessivo» paragonabile a quella dei nazifascismi e che non «esita a reclutare i giovanissimi per scopi esclusivamente di morte» è quella del Califfato Islamico.

IL POPOLO BAMBINO
In un contesto contemporaneo di disordine globale, la «terza guerra mondiale diffusa» di cui ha parlato il Pontefice, l’elemento mistico che era stato tipico dei totalitarismi e della mobilitazione sovietica sfuma, sebbene questo non significhi che la sacralità dell’infanzia venga risparmiata. I bambini diventano «vittime designate dei fenomeni di disgregazione sociale, disperazione e violenza» a cui assistiamo ogni giorno. A farne le spese non è solo la loro incolumità fisica, come spiega la scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, bensì la loro evoluzione come persone. «Centinaia di migliaia di bambini ogni anno vengono arruolati in ogni angolo del pianeta e cresciuti in una condizione di perenne difesa-offesa». Tagliati fuori dalla possibilità di una crescita sana e armoniosa in un ambito familiare e di confronto con figure diverse, questi bambini finiscono per riconoscere come reale solo il gruppo militare nel quale vengono inseriti. Questo «se da un lato dà loro il senso della solidarietà di gruppo  dall’altro estirpa qualsiasi valore per sostituirlo con quello esclusivo della guerra».
L’infanzia è «l’età dell’attesa di eventi eroici e belli» e questa viene negata ai bambini quando diventa una prigione imposta dagli adulti. Un fenomeno non di appannaggio esclusivo degli scenari di guerra e povertà bensì «estremamente radicato anche nella realtà occidentale dove all’arruolamento fisico corrisponde l’arruolamento virtuale subdolamente imposto dai videogiochi e dai modelli sociali maschilisti, sempre più dilaganti», ha concluso Parsi.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , Data: 05-08-2016 06:24 PM


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