Quando il fibroma va in vacanza

di Giovanna Pavesi
«Cambia alcune abitudini, ma non per questo bisogna rinunciare a viaggiare». I consigli della psicoterapeuta per convivere al meglio con questa patologia durante un periodo di svago e riposo.

Girl in beachwearLivia fa l’avvocato. È ferma alla pensilina. Sta aspettando l’autobus. Ha un appuntamento di lavoro e deve raggiungere l’altro capo della città. Si sistema i capelli e si specchia. È una giornata di luglio. Sono quasi le due e il pomeriggio è sospeso in un silenzio surreale. Indossa una camicia di seta e una gonna che le copre il ginocchio. Non esce mai senza un filo di trucco. È impaziente e controlla continuamente l’orologio. Le lancette, alle due, sembrano non arrivare mai. Fa molto caldo. Per far scorrere il tempo, progetta le sue vacanze: sogna il mare e ha già deciso dove rifugiarsi per lasciare a casa i problemi e le preoccupazioni.
In pochi secondi ancora quel malessere che Livia ha provato molto spesso. Un dolore silenzioso: qualcosa che preme sul basso ventre, una sensazione di pesantezza e l’urgenza di trovare un bagno nelle vicinanze. La città è mezza vuota, eppure l’autobus impiega molto più del dovuto. L’intensità del dolore aumenta e i nervi crollano. Si sente osservata. Suda. Una riga di sudore le cancella un po’ di trucco. Ti prego, non avvicinarti, pensa. Livia spera che nessuno si accorga di lei, del suo malessere. «Quanto ci mette», pensa. Trovare un bagno in fretta, per lei significa tutto. Ha un fibroma uterino che, negli anni, le ha cambiato tante prospettive.
Soffre di questa patologia (leggi le storie delle donne di spettacolo che lo hanno sconfitto) il 15% delle donne in età fertile e dopo i 35 anni, secondo le statistiche, lo sviluppa una donna su tre.
I sintomi? Stanchezza, ciclo mestruale abbondante e molto doloroso, sofferenza durante i rapporti sessuali, senso di pesantezza al basso ventre, minzione frequente o assiduo bisogno di evacuare. E, spesso, un enorme carico emotivo, fatto di imbarazzi, momenti di scoramento e difficoltà nelle relazioni con le altre persone. Per una donna con questo tipo di problema, di cui si occupa la campagna It is my chioce anche una vacanza al mare può generare ansia e frustrazione.

I CONSIGLI DELL’ESPERTA
Marcella Bassan
, psicologa e psicoterapeuta, ci spiega come affrontare la vita quotidiana e trascorrere al meglio un periodo di svago e di riposo: «Il fibroma uterino cambia qualche abitudine, ma alle vacanze non bisogna rinunciare: basta solo qualche accorgimento».La dottoressa, specializzata in terapia cognitivo-comportamentale, ci racconta di quanto sia fondamentale, per una donna, una buona organizzazione che eviti situazioni emotivamente spiacevoli.

DOMANDA: Dottoressa Bassan, che impatto ha, dal punto di vista psicologico ed emotivo, il fibroma uterino nella vita quotidiana di una donna?
RISPOSTA: I casi non sono tutti uguali. Quando il fibroma è sintomatologico genera tanti problemi e può essere molto invalidante. Porta con sé una serie di difficoltà che costringono a modificare anche alcune abitudini della vita quotidiana. L’impatto emotivo è molto forte.
D: Perché?
R: Le faccio un esempio. Se una persona è seduta in compagnia di amici, improvvisamente, può capitare che debba alzarsi per correre in bagno per controllare l’assorbente. O peggio, può succedere che la persona percepisca la necessità di andare alla toilette quando ormai è troppo tardi. Tutto questo si trasforma poi in un forte senso di vergogna.
D: E per quanto riguarda le relazioni con altre persone?
R: Le problematiche correlate sono soprattutto quelle che comportano emozioni di imbarazzo, appunto. La tendenza è quella di ridurre i rapporti con gli altri o di renderli più freddi e distaccati perché si vive un forte senso di disagio: vergognandosi, una persona evita certe situazioni e arriva poi a chiudersi completamente. E questo non va affatto bene.
D: Chiudersi che cosa comporta?
R: Ogni forma di chiusura e di isolamento peggiora la situazione perché amplifica la concentrazione della donna su quello che ha di diverso, sui suoi stati emotivi negativi e quindi aumentano il senso di malessere e l’idea di non essere come le altre.
D: Le vacanze per molti rappresentano un antidoto alle preoccupazioni che, spesso, si lasciano a casa. Una donna affetta da una patologia come questa, come dovrebbe affrontare una vacanza?
R: Purtroppo questo problema ci segue anche in vacanza: il cambiamento e i bisogni fisici che si hanno, ovviamente, la rendono meno rilassante. Tuttavia si possono attuare le giuste strategie per affrontare il periodo di ferie con delle precauzioni organizzative che permettano di proteggerci dall’imbarazzo.
D: Per esempio?
R: È determinante scegliere un tipo di vacanza che consenta il libero accesso alla toilette. Se si predilige il mare è bene assicurarsi che le spiagge siano attrezzate e che i lettini siano vicini alle comodità e ai servizi.
D: Come si evitano le famose situazioni imbarazzanti, però?
R: Un consiglio? Andare in bagno frequentemente, anche se non se ne sente la necessità, perché in questo modo si evita di arrivare alla fase successiva di emergenza: è una precauzione utilissima. Inoltre sceglierei posti confortevoli: non suggerirei, ad esempio, di andare sugli scogli, per scongiurare improvvisi malesseri fisici.
D: Quali tipi di vacanze si sentirebbe di sconsigliare in questa fase?
R: Direi che non sono troppo indicate le «vacanze avventura». Il periodo delle ferie deve dare serenità e tranquillità: a livello emotivo è molto importante avere la consapevolezza di potersi appoggiare a delle strutture organizzate.
D: Il fibroma uterino è un ospite indesiderato. Che cosa è necessario fare per tentare di «lasciarlo a casa»?
R: Io suggerisco di distrarsi il più possibile, pensando che, adottate le necessarie precauzioni, non c’è più nulla che possa metterci a disagio. La serenità è strettamente connessa al fatto di aver organizzato una vacanza che non ci mette addosso alcun tipo di stress: già quello aiuta moltissimo.
D: Quali atteggiamenti virtuosi aiutano una donna a superare, in generale, momenti di scoramento legati a questa patologia?
R: Due alleati fondamentali sono il pragmatismo, che ci aiuta nell’organizzazione delle cose e ci evita inutili disagi, e l’ironia, che si rivela un salvagente efficace nelle situazioni emotivamente più dure.
D: Quando è necessario chiedere aiuto?
R: Quando la sintomatologia diventa importante, quando si verificano una serie di problematiche fisiche che peggiorano e deteriorano la qualità della nostra vita. Credo sia quello il momento in cui diventa necessario un intervento psicologico, ma soprattutto medico.
D: La terapia può rivelarsi determinante per il superamento di un problema di questo tipo?
R: Sicuramente i programmi terapeutici si rivelano molto utili, perché aiutano la persona a cambiare prospettiva mentre si affronta. La terapia fornisce una serie di strumenti per agire in modo più funzionale sui pensieri stressanti ricorrenti, come ad esempio le tecniche di rilassamento o gli esercizi di Mindfulness, che servono per non farci sopraffare dai pensieri negativi.
D: Di cosa si tratta?
R: Sono terapie di terza generazione che aiutano a focalizzarsi sul momento presente. Questi esercizi ci aiutano a ritornare concentrati ogni volta che abbiamo pensieri non funzionali. Non eliminano il problema ma ci allenano per il futuro. Fanno sì che siamo meno coinvolti dai pensieri.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 04-08-2016 12:27 PM


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