«Hanno tormentato Carolina, ora lottino contro il bullismo»

In un'intervista al Corriere, il papà della 14enne morta suicida nel 2013 ha ripercorso la vicenda della figlia. «Vorrei che i ragazzi che le hanno fatto del male andassero nelle scuole a raccontare l'accaduto».

carolina picchioC’è sofferenza, ma non traspare odio, nelle parole del padre di Carolina, morta suicida a 14 anni. L’uomo, in un’intervista al Corriere, ha ripercorso la vicenda di sua figlia, che tra il 4 e 5 gennaio 2013 ha deciso di farla finita gettandosi dal balcone. Motivo? Era tormentata dai ‘bulli’. Durante una festa era stata ripresa mentre (ubriaca) vomitava e veniva molestata. Il video era stato postato e ripostato sui social, con annesse derisioni.

LE LETTERE
Dopo qualche mese Carolina ha deciso di morire. Prima, però, ha scritto due lettere, per non lasciare dubbi sui motivi che l’hanno portata a compiere il tragico gesto: «Volevo solo dare un ultimo saluto. Perché questo? Beh, il bullismo, tutto qui. Le parole fanno più male delle botte, cavolo se fanno male..». E ancora: «A voi cosa viene in tasca oltre a farmi soffrire? Grazie per il vostro bullismo ragazzi, ottimo lavoro».

LA NOTTE DELLA TRAGEDIA
«Non serve la rabbia, non sarà lei a a riportare indietro mia figlia», ha esordito il padre nell’intervista. Poi, il pensiero va alla notte della tragedia. «Alle tre del mattino chiamarono i carabinieri. Una voce mi chiese: lei è il papà di Carolina Picchio? Sì, gli ho risposto. Dov’è sua figlia? E io: sta dormendo in camera sua». Non era così. Carolina si era buttata dalla finestra del terzo piano e un uomo, mentre parcheggiava, aveva visto il corpo steso a terra. «L’ultima notte di Carolina è in qualche modo l’ultima anche per me, che da quel momento respiro ma non vivo», ha aggiunto il signor Paolo.

I RAGAZZI COINVOLTI
Quello che più interessa al papà di Carolina è che l’educazione contro il bullismo sia resa centrale. «Mia figlia ha lasciato una specie di testamento, non ci è voluto molto a risalire a chi le ha reso la vita impossibile per mesi e mesi». I ragazzi coinvolti erano sei, un maggiorenne e gli altri minorenni, tra cui anche l’ex fidanzatino della giovane.

«DOVREBBERO DIVENTARE PALADINI DELL’ANTIBULLISMO»
In quello che è stato il primo processo per cyberbullismo in Italia, i minori sono stati condannati dai 15 ai 27 mesi di «messa alla prova», e affidati ad alcune strutture per il recupero.  «Magari potrebbero assistere anziani o disabili ma più di tutto mi aspetterei che diventassero paladini dell’antibullismo», ha continuato il papà. E ha aggiunto: «Lo devono a Carolina. Avrei voluto che in questi anni mi scrivessero almeno due righe per chiedere perdono. Non l’hanno fatto e non credo che abbiano capito davvero quanto sono responsabili. Nel branco si pensa sempre che a fare il peggio sia stato l’altro».

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , , Data: 01-08-2016 01:28 PM


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