«Giocavamo con le sue collane»

di Paola Medori
L'organizzatrice di eventi Laura Morino Teso, protagonista della vita mondana milanese, ha ricordato insieme a LetteraDonna la sua grande amica Marta Marzotto, scomparsa il 29 luglio a 85 anni.
Laura Morino Teso e il marito Adriano insieme a Marta Marzotto.

Laura Morino Teso e il marito Adriano insieme a Marta Marzotto.

«Lei non è mai invecchiata, aveva uno spirito giovane, tanta voglia di fare e un’energia esplosiva». Parole di Laura Morino Teso, torinese ed ex modella, che ricorda la grande amica Marta Marzotto, scomparsa la mattina del 29 luglio all’età di 85 anni (leggi qui l’addio dei vip). Organizzatrice di eventi e protagonista della vita mondana milanese, ha condiviso i salotti più importanti con Marta, regina di stile e creatività. La sua voce è piena di tenerezza nel raccontarci i momenti che ha vissuto insieme a lei, una donna «speciale, unica e generosa». Un vulcano incontenibile di fantasia, ironia e coraggio.

DOMANDA: Come vi siete conosciute?
RISPOSTA: Tanti anni fa, non ricordo se fosse durante una sfilata di moda, un ricevimento o un cocktail. Tra di noi è scattata subito una immediata simpatia, un affetto reciproco e un’amicizia profonda, perché Marta era una persona vulcanica e coinvolgente.
D: Che tipo di donna era?
R: Aveva una grande generosità. Era creativa, infaticabile, non sentiva mai il peso della stanchezza fisica e neanche di quella morale nello stare vicino agli amici e, ovviamente, a tutta la sua numerosissima famiglia, non facile da gestire.
D: Cosa l’ha colpita maggiormente del suo carattere?
R: Marta sapeva leggerti negli occhi. Ti guardava e sapeva dirti come ti sentivi, se stavi bene o no. Era incredibile. Aveva un dono particolare. Era veramente affascinante. Ti dava tantissimo senza chiedere nulla in cambio.
D: Di cosa parlavate quando vi incontravate in qualche salotto?
R: Mi raccontava delle ultime creazioni con un’energia che ritrovavi poi nei suoi gioielli e nei suoi abiti. Io la pressavo per vederle perché avevamo lo stesso gusto per il minimal inesistente (ride, ndr).
D: Quando vi siete viste l’ultima volta?
R: Due mesi fa durante un cocktail. Sapevo che non stava bene. È rimasta seduta e tranquilla perché era già stanca. Ma sempre con il sorriso, con una parola dolce per tutti e una forza di spirito incredibile.
D: Un aggettivo per descriverla?
R: Se dovessi scegliere solo una parola direi ‘speciale’. Ma anche ‘unica’.
D: Può raccontarci un aneddoto particolare che vi lega?
R: Una sera ero a casa sua, nella sua camera dove aveva un letto enorme, incredibile. Ha preso tutta la sua collezione di gioielli, bellissime creazioni artistiche, e le ha messe sul letto. C’erano bracciali e collane con serpenti, elefanti dal mood africano e tanto altro ancora. Sembravamo due bambine che giocavano con le bambole. Abbiamo riso e scherzato tanto.
D: «La Marta sempre più Marta, versatile di fragranza, spumeggiante di accessori, manageriale sempre, sempre a vendere qualcosa», parole di Aldo Busi In Sentire le donne. La ritrova in questa descrizione?
R: Lei era così, era il suo modo di essere. Togliendo l’accezione negativa del termine ‘vendere’, Marta si divertiva a vendere le sue creazioni, perché amava farle indossare alle sue amiche. Si inventava di tutto. Eravamo insieme nel club del Museo Poldi Pezzoli con il quale aveva restaurato un quadro in nome della figlia scomparsa e anche nel club delle amiche, che lei aveva fondato, sempre per poter aiutare l’arte. Era generosa sotto tutti i punti di vista.
D: Marta Marzotto, amica delle donne.
R: È stata vicina e solidale con il mondo delle donne, senza essere una femminista sfegatata. Non l’ho mai sentita parlare male di qualcuno. Non era invidiosa, né gelosa. Non era una pettegola, anzi, quando eravamo tutti insieme e qualcuno criticava chi non era presente, lei cercava di evitare attriti e cattiverie.
D: Cosa le mancherà di più?
R: La sua presenza, il suo essere. La sua amicizia e il sorriso. Quella sua capacità di capirti subito con uno sguardo. Si complimentava sempre per gli eventi che organizzavo. Nonostante non riuscissimo a vederci spesso, perché era imprendibile. Sempre in movimento e in viaggio, è stata un’amica che sapeva starmi vicina.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 29-07-2016 07:27 PM


Una risposta a “«Giocavamo con le sue collane»”

  1. Christian Raimo scrive:

    Osare, scoprire, cercare il confronto, arrivare oltre se stessi, donare, sono alcuni degli innumerevoli verbi che distinguono Marta. Il verbo è l’azione, il movimento nello spazio di un pentagramma che anima le note della vita ed oltre.
    Un essere sorprendente ricco di sorriso e di artistica provocazione che dalla materia ritorna energia pura.
    Christian

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