La vita dopo Utøya

Il 22 luglio 2011 il fanatico nazista Anders Breivik seminava morte a Oslo e sull'isoletta dove era in corso un campus del Partito Laburista norvegese. Marte c'era e aveva 17 anni: oggi ha ricominciato a vivere.

marteIl 22 luglio 2011, quando con due attentati coordinati Anders Breivik ha ucciso 77 persone, la Norvegia ha vissuto il suo peggior incubo dai tempi dell’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. Solo sull’isola di Utøya, dove era in corso un campus organizzato dalla sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese, persero la vita di 60 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Tra i sopravvissuti alla carneficina l’allora 17enne Marte Ødegården.

VIVA PER MIRACOLO
Dalla strage di Utøya sono passati cinque anni. Marte, oggi 22enne, sta facendo da sola una vacanza on the road nel sud degli Stati Uniti, e ha raccontato alla testata norvegese Ntb come questo viaggio sia una rivincita personale: «Lo considero un premio, visto che sono riuscita a laurearmi. E anche una prova per dimostrare a me stessa che posso farcela da sola». Dopo i fatti di Utøya Marte ha infatti iniziato ad avere attacchi di panico, soprattutto nei luoghi affollati e sui mezzi pubblici. Ma per lei il trauma, oltre che psicologico, è stato anche fisico: i proiettili sparati dal fucile automatico di Breivik l’avevano colpita all’addome e alla schiena, causandole lesioni a un rene e la paralisi di una gamba. Cinque anni fa, sull’elicottero che la stava trasportando all’Ospedale Universitario di Oslo, i medici dubitavano che sarebbe riuscita a sopravvivere, con quei quattro minuti di volo che sono sembrati un’eternità.

UN LUNGO PERCORSO
«Solo negli ultimi sei mesi ho ricominciato a ‘respirare’ e a potermi rilassare di nuovo», ha spiegato Marte, ricordando poi i cinque mesi trascorsi in un letto d’ospedale, le operazioni chirurgiche subite, le centinaia di ore passate a fare riabilitazione e le tante notti insonni. Ma anche le massicce dosi di antidolorifici di cui ancora oggi fa uso, perché convive con un dolore a un nervo della gamba, che le causa un prurito costante all’arto. A Marte è stato inoltre diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress ma, nonostante tutto questo, è riuscita a laurearsi. E adesso guarda con positività al futuro, mentre si dedica alla politica locale di Kongsberg, la città dove abita. Anche se Breivik, quel giorno di cinque anni fa, le ha tolto qualcosa, oltre a procurarle danni fisici e psicologici: «Mi manca un po’ l’ingenuità che avevo prima, la capacità di vivere qualsiasi situazione con leggerezza. Probabilmente non ci riuscirò più».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 22-07-2016 01:29 PM


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