«Quella volta in cui Trump mi molestò»

Nel 1997 denunciò il magnate americano, ma decise di rimanere in silenzio. Ad anni di distanza Jill Hart, celebre make up artist, non vuole più essere chiamata «bugiarda» e ha raccontato al Guardian la sua verità.

hartAveva scelto il silenzio, Jill Harth. Poi, dopo tanto tempo, ha deciso di romperlo per raccontare quello che le molestie che il magnate americano e candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump le avrebbe avanzato ormai oltre 20 anni anni fa. «Mi ha spinta contro il muro, mettendomi le mani dappertutto e ha cercato di alzarmi il vestito. Io ho dovuto dire in modo netto: ‘Cosa sta facendo? La smetta’. Come poteva fare tutto ciò visto che ero lì per motivi di affari?». Con queste parole precise Hart, celebre make up artist americana, ha descritto i fatti che secondo la sua versione sarebbero accaduti nel lontano 1993, mentre quattro anni dopo si decise a denunciare Trump per «tentato stupro». Aveva però scelto di non parlare in pubblico della vicenda. Questo finché il candidato repubblicano, a maggio 2016, non aveva definito le sue accuse «senza valore».
Oggi Jill, truccatrice affermata, è convinta che il fatto di essere stata dipinta come una donna bugiarda e truffatrice abbia danneggiato la sua attività lavorativa. Motivo per il quale ha deciso di raccontare quelle avance inaccettabili al Guardian.

LE PRIME MOLESTIE A UNA CENA DI AFFARI
La make up artist sostiene ancora tutte le accuse avanzate nel 1997, anche se allora le aveva ritirate dopo un solo mese, dalla «molestia sessuale» al «tentato stupro». La sera successiva a un meeting commerciale – ha spiegato – durante una cena di affari all’Oak Room del Plaza hotel Trump l’avrebbe palpeggiata sotto al tavolo. Nel gennaio 1993 il culmine dell vicenda: Harth e il compagno vengono invitati alla dimora in Florida del magnate, la villa di Mar-a-Lago, sempre per motivi commerciali. Durante una visita guidata della casa, e dopo aver pronunciato la frase «vorrei vedere la qualità delle ragazze che sponsorizzo», Trump trascina la donna in una stanza e fa avance spinte nei suoi confronti.

LE TELEFONATE INSISTENTI
Nonostante il rifiuto della dona «Trump ha fatto tutto quello che era in suo potere per farmi lasciare il mio compagno. Mi chiamava in continuazione e mi diceva: ‘Ti amo, piccola, e voglio essere il migliore amante che tu abbia mai avuto’. Ma ho lasciato perdere. Sono una che perdona, sono una cristiana. Ho lasciato perdere», continua il racconto. Oggi Harth non vuole più tacere, ma sul fronte Trump arrivano chiaramente solo dure smentite.
Michael Cohen, avvocato e vice presidente esecutivo della holding Trump Orgnization, ha commentato: «Il signor Trump nega ogni affermazione fatta dalla Sig.ra Harth perché queste accuse di 24 anni fa mancano di ogni fondamento e veridicità».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 09-11-2016 06:00 PM


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