Alla ricerca della parità perduta

In Germania l'uguagliana di genere in ambito lavorativo non sembra poi così tanto rispettata. Tra pregiudizi, paura di sporcarsi le mani e sessismo le fabbriche vengono snobbate dalle donne.

donne-e-lavoro-in-fabbrica-4-814324Chissà perché quando parliamo di certi tipi di lavoro non riusciamo a separarli da un’ottica maschile e machista. Ad esempio ce la vedete una donna al tornio o a guidare un rullo compressore? Decisamente no. Eppure anni di lotte sociali hanno sancito l’approdo all’uguaglianza di genere. Un’uguaglianza che, spesso e volentieri, in ambito lavorativo non viene poi così spesso rispettata. Ne è un esempio la Germania, modello di austerità ma non di parità. Una situazione sgradevole per l’industria tedesca in cui pregiudizi sessisti impediscono di portare la tanto agoniata parità anche all’interno delle fabbriche. E forse la colpa è anche un po’ la loro che si sono fatte intimorire da commenti poco carini o dalla paura di sporcarsi le mani.

DATI ALLARMANTI
Del resto i dati parlano chiaro; su 70 mila apprendisti, appena il 10% è formato da ragazze. E se si considera che per lavorare a una catena di montaggio o fare il più umile dei mestieri nel Paese guidato da Angela Merkel è quasi d’obbligo una licenza liceale. I datori di lavoro hanno bisogno di forza lavoro con determinati requisiti: l’uso del computer e avere qualche conoscenza base dell’inglese (specialmente tecnologico). E visto che in Germania i posti vacanti in ambito industriale sono ancora 600 mila la domanda sorge spontanea. Perché relegare allora le donne alle attività classiche come quella di commessa, segretaria, maestra? Soprattutto perché le donne, nella storia (e ci riferiamo alla Prima guerra mondiale), hanno sempre dimostrato di essere all’altezza degli uomini.

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: Data: 30-06-2016 06:34 PM


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