La Brexit vista da dentro

di Caterina Belloni
È ufficiale: il Regno Unito ha votato per uscire dall'UE. Quale sarà il futuro dei tanti italiani che vi abitano? Ecco quali erano i pensieri di una nostra collaboratrice alla vigilia del voto.

brexit1Un Paese diviso in due, traballante a causa di una crisi di identità a causa della quale si sente da un lato prigioniero del Vecchio Continente e dall’altro inadeguato ad affrontare da solo le grandi potenze del mondo. È questa l’istantanea della Gran Bretagna, che giovedì 23 giugno decide nel segreto dell’urna se vuole rimanere a far parte dell’Unione europea o preferisce andarsene e continuare da sola il proprio cammino. Una scelta pericolosa sotto il profilo pratico, come se uno decidesse all’improvviso di chiudere la porta in faccia a tutti i vicini, pur sapendo che in questo modo non avrà più nessuno a cui bussare, qualora rimanesse senza zucchero.

TRA DIRITTI E PAURE
Da italiana trapiantata in Gran Bretagna ho vissuto questa campagna per la Brexit con grande interesse, anche se come migliaia di altri stranieri residenti in Uk, non ho titolo per esprimere una preferenza. E ho constatato come un’istanza politica figlia della democrazia si sia trasformata mese dopo mese, settimana dopo settimana, in una rivendicazione su benefici, privilegi, diritti minimi. Tanto chi vuole rimanere nell’Unione europea quanto chi vuole andarsene ha concentrato le proprie energie creando spauracchi e generando ansie. Nessuno ha pensato a ragionare sulle prospettive di un voto di questo genere, sulla possibilità di veicolare attraverso il referendum delle riflessioni che permettessero di favorire l’idea degli Stati Uniti d’Europa. Piuttosto si è fatto leva sugli istinti più bassi: il portafoglio vuoto, la sicurezza minata, la paura dello straniero e del nemico. Così un paese che ha sempre spedito i suoi sudditi in giro per il mondo, a creare imperi e colonie, si è scoperto preoccupato dalla diversità e deciso a difendere il suolo e i suoi confini, a qualunque costo. Un capovolgimento di prospettiva, che ha finito per suscitare malevolenza e per costare sguardi strani a chi parla un inglese eccellente ma non sa (e magari neppure vuole) cancellare l’accento della sua lingua natale.

leaveDUBBI DA ESPATRIATA
In questi ultimi mesi, da espatriata in un Paese che sembra aver scordato la sua storica tolleranza, anche a me qualche volta è parso di notare un po’ di diffidenza, non appena la mia origine veniva alla luce. Una sensazione vaga ma spiacevole, cui si è aggiunta la preoccupazione per alcuni aspetti pratici legati alla Brexit. Ad esempio, gli amici che spesso vengono a trovarmi dovranno fare il visto d’ora in poi per passare qualche giorno in questo Paese? Ancora, dovrò rinunciare alla gioia di certi prodotti italiani, che adesso arrivano sugli scaffali dei supermercati a prezzi ragionevoli, grazie alla libera circolazione delle merci, e invece potrebbero diventare troppo costosi, quando ci saranno nuove regole e di certo nuovi dazi? Perché è chiaro che, alla fine, se gli inglesi decideranno di lasciare l’Unione europea e continuare il loro cammino da soli, qualcuno si impegnerà a mettere i bastoni tra le ruote e a far loro pagare pegno. Al momento non so immaginare quali negoziazioni si potranno portare a termine, per fare in modo che i week end lunghi tra i nostri due Paesi continuino ad essere agevoli o per ottenere che non si aumentino i prezzi di pasta e passata italiane, che oggigiorno arrivano nel Regno Unito a costi accettabili e regalano ai nostalgici come me un po’ del gusto della patria lontana.

UN FUTURO INCERTO
Gli ottimisti sostengono che si troverebbe comunque una soluzione; i pessimisti che sarebbe un tracollo; quelli equilibrati (ancora ce ne sono) si chiedono piuttosto come si sia potuti arrivare a un dilemma di questo tipo. Lo fa chi si occupa di politica, convinto che il voto sarà anche una prova per la stabilità del governo, ma anche gli indifferenti alle consorterie di partito, che a poche ore dall’inizio della consultazione, cercano di capire gli eventuali sviluppi. L’unica consolazione, per gli stranieri trapiantati nella perfida Albione, è che non esistono certezze, a nessun livello. Intanto perché i sondaggi che parlano di un Paese diviso in due potrebbero essere fallaci a causa della proverbiale riservatezza dei britannici che di rado rivelano credenze politiche e conto in banca. Poi perché, quando anche vincesse il partito del Leave, il Parlamento potrebbe procrastinare ogni decisione e ritardare gli effetti della consultazione. Infine perché nessuno sa dire, allo stato attuale, come si procederà una volta proclamate le preferenze.

remainMURI DA NON RICOSTRUIRE
Così mentre dalla Bbc apprendo che gli U2 fanno appello ai cittadini perché vadano a votare, come del resto hanno chiesto anche l’ultimo James Bond e centinaia di imprenditori, nella mia mente continuano a ronzare le parole di un’amica con cui ho fatto una passeggiata qualche giorno fa. Originaria della Lombardia, vive in Inghilterra da 20 anni, dove ha trovato l’amore. Ha tre figli britannici come il marito, un accento italiano ormai spurio, che le attira gli scherzi dei conoscenti ogni volta che in estate torna a casa, un aplomb anglosassone che spesso mette a tacere il suo dna mediterraneo, ma al referendum non potrà partecipare. Non ha ancora preso la cittadinanza e oggi più che mai se ne rammarica. Perché, in quanto caso simbolico di uno straniero che si è radicato con gioia in Inghilterra, le piacerebbe esprimersi e spiegare, con semplicità, che in un mondo sempre più cosmopolita e senza frontiere, ricostruire i muri che da 40 anni non esistono più non è tanto una scelta miope quanto (come direbbero i bookmakers) una scommessa persa prima ancora che la gara cominci.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 23-06-2016 10:24 AM


Una risposta a “La Brexit vista da dentro”

  1. Vivo in Inghilterra da cinquant`anni ormai. Era tempo di andarsene da questo manicomio europeo. In quanto poi ai cambi che avremo, non vi preoccupate, non ci saranno. Invece di esagerare trovando catastrofi inesistenti, dovreste gioire ed iniziare una vostra uscita dall`Unione.

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