Ho il fibroma, come mi curo?

di Francesca Amé
Le donne sono informate sui percorsi terapeutici da seguire? Dal trattamento farmacologico all'operazione, la professoressa Chiara Benedetto ci spiega come procedere dopo una diagnosi.

Woman pressing a hand to her stomachQuando si parla di cura dei fibromi (qui le cinque cose da sapere), non esistono strade a senso unico. È uno dei messaggi che vuole far passare la campagna It Is My Choice. La scelta dell’approccio terapeutico dipende dalla paziente: conta lo stato di salute della donna, ma contano, e non poco, anche i suoi progetti di vita (sono tante le donne di spettacolo che non si sono lasciare fermare dal fibroma). In particolare, il suo desiderio di maternità. La medicina oggi questo lo riconosce e lo sa bene: «Per fortuna viviamo in tempi in cui le donne sono molto informate. Tuttavia, poiché le terapie vanno personalizzate per ogni paziente, è bene che sia il ginecologo a illustrare le varie opzioni terapeutiche e a guidare la donna nella scelta migliore». Lo afferma con decisione Chiara Benedetto, luminare in materia.
Professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Torino, Benedetto ha collaborato alla stesura di numerose linee guida italiane di comportamento clinico in ostetricia e ginecologia, ha sulle spalle svariate pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, ed è anche membro fondatore della International Society of Gynecological Endocrinology e della Fondazione Medicina a Misura di Donna.

DOMANDA: Professoressa Benedetto, davanti a un fibroma qual è la scelta migliore da fare?
RISPOSTA: La scelta dipende da diversi fattori: la sintomatologia, la localizzazione, la dimensione, il numero e la velocità di crescita. Contano molto anche l’età, le caratteristiche cliniche e, in maniera non secondaria, anche l’eventuale desiderio di gravidanza. Infine, le preferenze della donna.
D: Ci sono fibromi che è meglio non trattare, limitandosi a seguire il decorso della patologia con quella che i medici chiamano ‘sorveglianza attiva’?
R: Nelle donne senza sintomi portatrici di fibromi con caratteristiche ecografiche non suggestive di fenomeni degenerativi di solito non è richiesto alcun trattamento.
D: Sono casi frequenti?
R: Abbiamo dei dati: il 20-40% delle donne in età fertile presenta almeno un fibroma uterino, visto che si tratta della più frequente patologia benigna dell’età fertile. Di queste però solo il 30% presenta sintomi quali sanguinamenti mestruali abbondanti, sanguinamenti uterini al di fuori del periodo mestruale, dolori pelvici (qui spieghiamo che influenza possono avere sui rapporti sessuali), disturbi urinari e/o intestinali da compressione, aborti ricorrenti e infertilità.
D: Quando si rende necessario il trattamento del fibroma?
R: Bisogna intervenire quando si presentano i sintomi o quando i fibromi crescono rapidamente e manifestano caratteristiche ecografiche sospette per fenomeni degenerativi. Si può intervenire a livello medico, con trattamento farmacologico, oppure per via chirurgica.
D: Come si sceglie quale strada intraprendere?
R: Anche in questo caso, non possiamo generalizzare. Prendiamo il caso che il sintomo più grave sia l’infertilità della paziente: il trattamento del fibroma dipende dalla sua localizzazione. Ci sono casi in cui, indipendentemente dalla loro dimensione, interferiscono con l’impianto del prodotto del concepimento e dunque devono essere rimossi chirurgicamente. Altri casi che invece non influenzano per nulla né la possibilità di concepimento né il naturale decorso della gravidanza e dunque non devono essere trattati.
D: Quando, a suo parere, è opportuno il trattamento farmacologico?
R: Se non ci sono segni di degenerazione dei fibromi, e si presume che si possa evitare l’intervento chirurgico o renderlo meno invasivo, è meglio usare i farmaci. Poiché è stato dimostrato che il progesterone svolge un ruolo importante nella crescita dei miomi, il poter modulare la sua azione rappresenta un’innovativa strategia di trattamento. In particolare l’ulipristal acetato, che è un modulatore selettivo dei recettori per il progesterone (SPRMs), si è mostrato essere il farmaco migliore nella gestione medica dei miomi.
D: Perché?
R: È efficace nel controllare i sanguinamenti uterini in più del 90% dei casi e nel ridurre il volume dei miomi in più dell’80%: sono dati significativi. Va poi detto che la riduzione volumetrica dei miomi di solito si mantiene per oltre 6 mesi dalla sospensione della terapia. Abbiamo così una terapia che migliora in modo molto significativo la qualità di vita delle pazienti, anche perché tiene sotto controllo il dolore.
D: Quando invece è meglio operare?
R: Il trattamento chirurgico è consigliabile in tutti i casi in cui la terapia medica risulta inefficace nel controllo della sintomatologia, nelle pazienti desiderose di prole con miomi sottomucosi che distorcono la cavità uterina e anche in quelle pazienti che, adeguatamente informate, preferiscano comunque l’approccio chirurgico.
D: Quali sono i tempi di recupero dopo l’operazione?
R: Sono estremamente variabili da una paziente all’altra, in base al tipo di approccio utilizzato, alla difficoltà dell’intervento chirurgico e all’eventuale insorgenza di complicanze.
D: Affrontare il fibroma con consapevolezza: quanto, oggi, le donne sono autonome nella scelta?
R: Le donne dovrebbero poter scegliere autonomamente dopo essere state correttamente informate dal ginecologo curante, al termine dell’inquadramento diagnostico che è fondamentale.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 22-06-2016 01:08 PM


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