«Nessuno è sublime»

di Giusy Gullo
La femmina nuda, presente nella cinquina finale del Premio Strega, racconta il tormento di una donna alla fine di una storia d'amore. L'autrice è Elena Stancanelli. L'abbiamo intervistata.

elena stancanelliLa femmina nuda di Elena Stancanelli è presente nella cinquina finale del Premio Strega. Un romanzo che racconta il disagio, la sofferenza, l’ossessione di una donna, Anna, che non accetta la fine della relazione con il suo compagno, Davide. Così inizia a ‘pedinarlo’ e a spiarlo, in un crescente tormento, con tutti i mezzi a sua disposizione, dal cellulare, alle app di localizzazione, ai social.

«Credo che l’uomo sia sublime e miserabile: dentro ognuno di noi ci sono entrambe le cose. Andare nella direzione di immaginare se stessi come esseri perfetti è una sciocchezza». Con queste parole la scrittrice ha spiegato a LetteraDonna l’intenzione di mostrare, attraverso il suo romanzo, l’essenza contraddittoria dell’essere umano e l’inutilità del cercare di fuggirla.

DOMANDA: La femmina nuda è nella cinquina finale del Premio Strega. Se lo aspettava?
RISPOSTA: Lo speravo ma ero consapevole di concorrere con una casa editrice piccola, che non ha alle spalle la potenza di fuoco dei grandi editori. Era rischioso, perché essendo nata da poco e in strappo rispetto ad altri, poteva non raccogliere molta simpatia dal mondo editoriale tradizionale.
D: Un risultato, quindi, decisamente importante.
R: Sì, e sono contenta non solo per me ma anche per Elisabetta Sgarbi e per La Nave di Teseo.
D: Negli anni ha pubblicato, tra gli altri, anche con Einaudi. Cosa l’ha spinta ad abbracciare questa nuova avventura?
R: Con Einaudi il rapporto si era un po’ liso, affaticato, come spesso accade in tutte le relazioni tra persone.
D: E con La Nave di Teseo, come è andata?
R: Elisabetta Sgarbi ha letto il libro, l’ha molto amato e l’ha subito accolto con intelligenza e affetto. È un romanzo forte e aveva bisogno di un editore che se ne prendesse cura: mi è sembrato che lei lo potesse fare. Avevo ragione, sono molto soddisfatta della scelta che ho fatto.
D: Cosa troveranno i lettori ne La femmina nuda?
R: Troveranno il racconto di quello che accade a una persona normale nel momento in cui si separa dalla persona amata. Ma il distacco, in questo caso, provoca uno smottamento emotivo tale da far comportare la protagonista in maniera diversa da quella che aveva immaginato.
la femmina nudaD: Può dirci qualcosa sul titolo?
R: Fa riferimento al racconto di un’identità primaria del femminile. Una donna a un grado zero della propria evoluzione, una femmina della specie, in qualche modo. Che mette a nudo fisicamente e psicologicamente se stessa nell’incontro-scontro con questo dolore che da normale lei trasforma in eccezionale. Facendolo diventare un’ossessione, che culla e porta con sé per un intero anno.
D: Anna è una donna intelligente, indipendente. Lei dipinge su una personalità così forte, un’incredibile ossessione. Perché ha voluto sottolineare questo contrasto?
R: Volevo mettere in difficoltà una persona che aveva costruito la propria esistenza per evitare che questa cosa le accadesse. Mettere una persona che non se l’aspettava in una situazione di debolezza, proprio perché mi piaceva raccontare qualcosa che può accadere a chiunque.
D:I social hanno amplificato le nostre ossessioni o ne hanno solo facilitato l’espressione?
R: Le hanno amplificate, ma credo siano innocenti. Il problema è come noi ne facciamo uso. Avendo a disposizione i social siamo più facilmente ossessionabili ma credo anche che nel giro di poco tempo saremo in grado di fare un uso più consapevole. Un tempo non esistevano e le separazioni erano inevitabilmente diverse: è una questione che riguarda il nostro tempo e quindi deve essere capita, affrontata, guardata in faccia.
D: Mi parli della sua scrittura. I suoi studi all’Accademia d’Arte Drammatica l’hanno influenzata?
R: Sì. Ho fatto contemporaneamente Università e Accademia. Una scuola di formazione intellettuale e una più fisica, ed entrambe si sono sommate nel mio modo di leggere e scrivere. Ho il desiderio di affrontare la scrittura dal punto di vista ritmico e fisico: credo arrivi in modo profondo e quasi inconsapevole dalla formazione teatrale.
D: Chi sono gli scrittori che l’hanno ‘toccata’ di più?
R:
Sono tanti gli scrittori di riferimento. Certamente dietro a questo mio romanzo c’è molto il mio amore per Philip Roth, ed è evidente. Ma sono anche una grande lettrice di narrativa italiana, e non è scontato: non tutti gli scrittori amano la letteratura nostrana del ’900. Io invece moltissimo. Comisso, Soldati, Ortese, Buzzati, Malaparte. Letti e riletti ossessivamente.
D: E tra le donne?
R:
Una scrittrice che sto amando moltissimo e leggendo senza tregua negli ultimi tempi è Edna O’Brien, che ho scoperto tardi. Anche lei fa un lavoro potentissimo sia sul corpo che sul ritmo dal punto di vista della scrittura.

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Publicato in: Attualità, libri, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 17-06-2016 02:37 PM


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