«Qui a Orlando nessuno ha paura»

di Giovanna Pavesi
«Provano a dividerci, ma noi omosessuali siamo più uniti che mai»: intervista a Jeff Prystajko, membro del cda del gay pride della città. «Baciarci in pubblico? L'unico modo per cambiare le menti».

orlandoprideSono quasi le due di un sabato notte ordinario. Una festa latinoamericana scandisce il passare dei minuti. I movimenti delle luci colorate, gialle, fucsia, verdi, abbozzano i profili delle persone che ballando si sfiorano. Decine di mani e di piedi si muovono in quel circuito incantato dove si diffonde la musica, frastornati da quella sensazione così piacevole che ti lega a sconosciuti e ad amici, allo stesso modo.
Una carrellata di sorrisi, risate, sguardi. Chi è andato per passare una serata diversa, chi per dimenticare un dispiacere o chi, semplicemente, perché quel luogo lo frequenta abitualmente il sabato sera.
Mentre due amiche aspettano il loro turno per poter entrare in bagno, tengono stretto il cellulare nelle mani. In un secondo, però, riescono ad alzare lo sguardo e osservano i particolari di quel locale a loro tanto familiare: le mura, il soffitto, dove ci si siede e dove si beve qualcosa.
Nello stesso istante, il rumore di una raffica di colpi d’arma da fuoco copre le voci, la musica e il ritmo. Una scarica fortissima. Assordante. Decine di spari in meno di dieci secondi.
Caos. Urla. E per un attimo una confusione sorda si abbatte su un centinaio di persone. Inermi.
È accaduto a Orlando, Florida. Il 12 giugno, in una notte uguale a tutte le altre. Di nuovo il Bataclan.
In una manciata di minuti hanno perso la vita 49 persone e ne sono rimaste ferite più di 50. Ad aprire il fuoco su di loro, con un fucile d’assalto AR-15, «the most wanted gun», l’arma più richiesta d’America, Omar Mateen, 29enne americano di origini afghane. Senza questo fucile semiautomatico per Mateen sarebbe stato molto complicato uccidere decine di persone in un tempo così limitato. È successo al Pulse Club, uno dei più noti locali gay della città.

Aftermath of mass shooting attack at nightclub in Orlando, FloridaQUANTA STRADA DEVE ANCORA FARE L’AMERICA
Pulse
 
significa battito, impulso, ed è molto più di un locale notturno, ma un vero punto di riferimento per la comunità Lgbtq e non solo.
A fondare quel club furono, nel 2004, Barbara Poma e Ron Legler. Entrambi decisero di legare a quel Hub la memoria del fratello di lei, John Poma, morto di Aids nel 1991. Si chiama così per ricordare l’irresistibile impulso alla vita di John. E di tutti coloro che sono passati di lì.
Mateen, un ragazzo comune nato a New York, ha agito da solo. A qualche ora da quella strage, gli inquirenti cercano di mettere insieme i pezzi. Una strage legata forse al terrorismo internazionale connesso all’Isis (lo stesso killer, poco prima della strage, avrebbe chiamato il 911 giurando fedeltà al sedicente stato islamico, ndr), all’omofobia, o all’estrema facilità nella compravendita di armi negli Stati Uniti.
Il mondo, ancora attonito, prova a spiegarsi il perché. Abbiamo intervistato Jeff Prystajko (nella prima foto a sinistra), membro del consiglio d’amministrazione di Orlando Pride (Come out with Pride Orlando, è il nome completo dell’organizzazione, ndr), che ci ha raccontato quanta strada è stata fatta per la comunità LGBTQ e quanto ancora l’America deve camminare.

DOMANDA: Jeff, dove si trovava al momento della sparatoria?
RISPOSTA: Ero a casa, a due miglia di distanza. Dormivo.
D: Conosce qualcuno che si trovava al Pulse durante l’attacco?
R: Nessuna vittima dell’attacco personalmente, ma non so dirle se amici o colleghi potevano essere lì quella notte.
D: Quando e come ha appreso la notizia?
R: Mio marito ed io ci siamo svegliati la mattina, trovando entrambi i telefoni pieni di messaggi e telefonate da parte di amici che ci chiedevano se fossimo al sicuro.
D: Qual è stato il suo primo pensiero una volta apprese le prime notizie?
R: Il pensiero immediato è andato ai nostri amici. Avevamo paura per loro e speravamo si trovassero al sicuro. Quando ho sentito la notizia della sparatoria, speravo che, nella migliore delle ipotesi, ci sarebbero stati soltanto alcuni feriti. Poi però ho letto di 20 morti, che sono diventati 50. Era semplicemente incomprensibile.
D: Il giorno seguente l’attacco i giornali di tutto il mondo hanno parlato di un FBI sotto accusa. Ci sono stati errori da parte degli organi di sicurezza, secondo voi?
R: Non sono certamente un professionista della sicurezza e non sono a conoscenza di come l’FBI conduca le indagini o il modo in cui determini se una persona possa essere pericolosa o meno. Se ci sono stati degli errori, la mia unica speranza è che l’agenzia e gli altri organi di sicurezza possano imparare da questo fatto e adeguarsi.
D: Il Presidente Obama ha dichiarato che questa è la strage più grave della storia americana ed è tornato a parlare della troppa facilità con cui circolano le armi negli Stati Uniti. Ritiene che se esistessero restrizioni sul loro uso e la loro compravendita, la strage al Pulse si sarebbe potuta evitare?
R: Questo è un dibattito in cui la nazione è impegnata da tempo. Cercheremo di rispondere a queste domande più avanti. Ci sono troppi «E se?». La realtà è che è accaduto e che dobbiamo affrontare le conseguenze. Ciò che importa davvero è come abbiamo scelto di rispondere e di agire ora. Per adesso, l’unico obiettivo è quello di guarire.
D: Donald Trump ha attaccato duramente il presidente Obama accusandolo di essersi rifiutato di pronunciare le parole «islam radicale» e che solo per questo dovrebbe dimettersi. Lei che cosa ne pensa?
R: Il Presidente Obama è stato un alleato significativo della comunità Lgbtq e noi lo ringraziamo per tutto ciò che ha fatto. Le azioni parlano più delle parole.
D: Ritiene che le dichiarazioni dei candidati alla Presidenza siano soltanto un modo per veicolare dei voti?
R: Anche in questo caso, ciò che mi interessa di più sono le azioni e lo spirito delle loro campagne. Nel momento in cui potrebbero esserci più differenze tra candidati, è ovvio che staremmo dalla parte di chi sceglie di combattere per noi.
D: Di che cosa è figlio questo attentato: omofobia o terrorismo?
R: A questo punto dell’indagine non riuscirei a trarre qualsiasi conclusione. Ciò che posso dire è che, al di fuori di questa tragedia, sia l’omofobia che l’intolleranza sono realtà con cui la comunità Lgbtq ha avuto a che fare per decenni e, anche se la situazione sta migliorando, siamo ben lontani dall’averle eliminate definitivamente dalle nostre vite.
D: Gli Stati Uniti proteggono le minoranze?
R: La maggior parte delle persone, negli Stati Uniti, è molto tollerante, o per lo meno è disponibile ad accettare le culture di altri popoli. Esistono persone che hanno punti di vista, per così dire, un po’ estremi che però dimenticano che questo è un Paese di immigrati. La mia speranza è che, negli anni a venire, noi, come nazione, respingeremo coloro che perpetrano odio e bigottismo.
D: L’America è un Paese per omosessuali?
R: Mentre esistono certamente sacche di intolleranza in tutto il Paese, in particolare nelle zone a bassa intensità di popolazione fuori dalle grandi città, la quantità di accettazione e di cooperazione tra le comunità etero e gay qui è cresciuta in modo esponenziale solo negli ultimi decenni. C’è molto lavoro da fare, ma noi siamo una parte significativa del tessuto sociale di questa nazione.
D: Che cosa fa la politica americana per la comunità gay?
R: Alcuni politici, in passato e anche recentemente, in luoghi come la North Carolina, hanno tristemente sfruttato la comunità gay per fomentare la paura.
D: In che modo?
R: Facendo appello alla loro base, che li aiuta a raccogliere fondi e li mantiene al potere. Negli ultimi anni, però, c’è stato un cambiamento epocale nei politici che supportano la comunità gay: in molti hanno scelto di battersi per noi anche se in quel momento non era politicamente conveniente, le loro parole hanno iniziato a sopraffare coloro che continuavano a denunciarci e quel coro è destinato soltanto a crescere.
D: La comunità Lbgtq è ancora discriminata, secondo lei?
R: Sì. Gli eventi recenti e le ultime notizie, incluse quelle che riguardano le cosiddette «Bathroom bills» (si tratta di un disegno di legge per regolamentare l’accesso ai servizi igienici pubblici, in particolare per le persone transgender, sulla base della loro identità sessuale che gli viene assegnata al momento della nascita, ndr) hanno provato che molte persone scelgono di emarginare in base al genere di una persona. Come comunità, continueremo a combattere per i diritti dei nostri amici transgender e per porre fine a questa discriminazione.
D: Vi sentite liberi di scambiarvi effusioni alla luce del sole o temete lo sguardo, e magari l’odio, di chi vi osserva?
R: Per la maggior parte dei casi, mi sento tranquillo nel tenere per mano, o baciare, mio marito in pubblico. Eccetto in qualche zona dove mi sarei potuto sentire potenzialmente in pericolo, penso che sia importante mostrare il nostro amore e il nostro affetto. È determinante, per le persone, vedere chi siamo: è l’unico modo per cambiare le menti.
D: Ora avete più paura?
R: Non ho paura, qui a Orlando. Nessuna paura.
D: Ha la percezione che negli Stati Uniti esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B?
R: Ci sono così tante parole che le persone usano per dividerci ma, al momento, qui a Orlando, ciò che divide se n’è andato. Siamo tutti uniti, tutti insieme in questo momento.
D: Abbiamo appreso dell’urgente necessità di donazioni di sangue per i feriti di Orlando. Ma la legislazione americana prevede il divieto per la maggior parte delle persone omosessuali. L’intolleranza e l’omofobia passano anche da lì?
R: Penso che entrambe le cose giochino un grande ruolo, ma il fattore determinante è l’ignoranza. Credo che molte persone eterosessuali in America siano rimaste scioccate nell’apprendere che a uomini e donne gay sia stato proibito di donare sangue, proprio quando così tante persone omosessuali ne avevano un disperato bisogno. Se c’è qualche barlume di speranza per riemergere da questo buio, è quello che l’opinione pubblica inizi a riconoscere il gran numero di leggi inique e ingiuste con cui la comunità lgbtq deve ancora scontrarsi. Ogni singolo giorno.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 15-06-2016 06:10 PM


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