«La misoginia è nata con l'uomo»

di Matteo Innocenti
Da Platone a Rousseau, grandi pensatori hanno sminuito la figura femminile. A tu per tu con Paolo Ercolani, autore di Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio.

IMG_1613Grandi filosofi greci, Padri della Chiesa, illuministi e rivoluzionari, progressisti e conservatori. E poi pagani, cristiani, musulmani, ma anche buddisti e atei di ogni angolo del globo ed epoca storica: tutti hanno concordato sull’inferiorità della donna. Persino le pensatrici femministe, a modo loro. È quanto racconta Paolo Ercolani, docente di Filosofia dell’educazione a Urbino nel saggio Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio, edito da Marsilio (prezzo di copertina 17,50 euro): «Con sfumature diverse e argomenti differenti, tutti i grandi pensatori e tutte le società hanno maledetto la donna», spiega l’autore, rilevando come non sia mai esistito un altro filone di speculazione così radicale e compatto. Aggiungendo poi che «esiste una correlazione diretta tra il territorio delle idee e la traduzione in pratica delle stesse», in quanto la diffusione del pensiero misogino è andato di pari passo con la legittimazione della violenza nei confronti delle donne. Un argomento  quanto mai attuale nel 2016 e un’emergenza che può essere arginata, secondo Ercolani, solo facendo i conti con il nostro passato.

paolo ercolani

L’autore del saggio, Paolo Ercolani.

DOMANDA: Perché ha deciso di scrivere un libro sul pregiudizio misogino?
RISPOSTA: Mi sono accorto, e se me lo avessero detto non ci avrei creduto, che né in italiano né in altre altre lingue esisteva un libro che affrontasse questo argomento. Molti editor maschi mi hanno detto che il tema era interessante, ma non abbastanza da pubblicare il mio libro, a cui invece ora stanno pensando diversi editori stranieri.
D: Quando è nata la visione negativa della figura femminile?
R: Addirittura prima del genere umano, in un certo senso. Nella tradizione cristiana è Eva che infrange il dettame divino convincendo Adamo a mangiare il frutto proibito. E il poeta Esiodo, nella sua Teogonia, parla in termini negativi di Gaia, la dea primordiale della Terra. Non a caso, dal termine ‘terra’ ne derivano altri come terribile, terrificante, persino terrone se vogliamo, tutti con la stessa accezione.
D: Nella storia dell’umanità quali sono state le società più misogine?
R: Premetto che stiamo parlando di un pregiudizio trasversale e universale: persino i pellerossa avevano una visione della donna terribile, che per loro uccideva i bambini per poi mangiarseli. La sorpresa è che è stata proprio la nostra civiltà occidentale a diffondere il pregiudizio con grande forza, direttamente proporzionale alla sua superiorità culturale.
D: Nel libro analizza le parole di grandi pensatori. Può fare qualche esempio?
R: Per Platone le donne erano ‘maschi negativi’, reincarnati in corpi femminili per punizione. Per Aristotele, invece, la donna era una sorta di maschio difettoso. Jean-Jacques Rousseau è stato un teorico della democrazia e il padre della Rivoluzione Francese, eppure scrisse che il compito della donna era piacere all’uomo e pensare a cucire per lui giacche e pantaloni.
D: Anche il pensiero di Arthur Schopenhauer sulle donne era curioso…
R: Sì, per il filosofo tedesco la donna era stupida e inferiore rispetto all’uomo. La descrisse come brutta, bassa, con i fianchi larghi e le spalle strette, chiedendosi come fosse possibile che l’uomo si facesse incantare da questo ‘sesso antiestetico’.

Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer.

D: Ha avuto qualche sorpresa in positivo, cioè società o pensatori che credeva misogini e che invece non si sono rivelati tali?
R: No, il pregiudizio ha avuto un consenso unanime, diciamo così. Però possiamo dire che almeno per la nostra società non deriva essenzialmente dalla religione cattolica, visto che quello che hanno detto Sant’Agostino e altri Padri della Chiesa è stato poi ripreso da tanti altri grandi pensatori. Il pregiudizio ha messo d’accordo tutti, religiosi e antireligiosi.
D: Il corpo della donna è stato considerato a lungo solo come uno strumento.
R: Esatto, pagani e cristiani ritenevano che la donna fosse solo un corpo a disposizione dell’uomo. In latino, Tommaso d’Aquino la definiva instrumentum procreationis, ovvero uno strumento di procreazione utile solo per tramandare la specie umana, visione tra l’altro già comune tra i filosofi greci.
D: Lei sostiene che questa concezione della donna ha giustificato nel corso dei secoli la violenza nei suoi confronti. È così?
R: Sì, basti pensare a quello che scrisse Ovidio nella sua Ars amatoria, ovvero che per conquistare le donne occorreva farle violenza perché a loro piaceva. L’opera fu composta nell’1 d.C. e dopo duemila anni l’Onu ci dice che il 35% delle donne nel corso della sua vita ha subito violenza fisica e sessuale. Le cose sono per forza connesse.
D: Nel suo saggio analizza anche lo stupro, una pratica considerata quasi nobile.
R: Sì, ne hanno parlato in questi termini Tito Livio, Erodoto e Aristotele, per i quali è stato all’origine e alla caduta di grandi popoli. Lo stupro è sempre stato uno dei primi atti consentiti quando si allentano le maglie della legge, come quando scoppia una guerra e c’è una ‘tana libera tutti’ morale. A proposito, nel 2016 ricorrono gli 80 danni dalla vittoria italiana nella guerra d’Etiopia: durante quel conflitto sono state usate armi chimiche e compiuti stupri di massa.
D: A proposito di stupri, ha analizzato anche la società indiana e i suoi  pensatori?
R: No, però posso dirle che, compreso il buddismo, descritto erroneamente come buono e democratico, non c’è una religione che non abbia descritto la donna come subordinata rispetto all’uomo. E che la Bibbia è molto più violenta del Corano in questo senso.
D: Nello specifico, cosa dice il Corano sulla donna?
R: Il testo sacro dell’Islam le dedica una sola sura, più qualche riferimento sparso qua e là. È tuttavia evidente che dalle sue pagine emerge un’immagine della donna sottoposta all’uomo, che ha il diritto di picchiarla se non abbastanza sottomessa. Il Corano dice però anche che la donna ha il diritto di divorziare, cosa che non c’è nella Bibbia. E che può andare il paradiso come l’uomo, concetto messo in dubbio nei nostri testi sacri. Poi riguardo all’Islam c’è la questione del velo.
D: In che senso?
R: Il velo non è nato con l’Islam, bensì con la civiltà greca, nell’Atene di Pericle. Poi è arrivata nella Roma cristiana, dove si pensava che i diavoli si attaccassero ai capelli delle donne, che per questo dovevano tenere il velo in testa quando entravano in chiesa.

Simone-de-Beauvoir

Simone de Beauvoir.

D: Nel suo saggio parla anche di grandi pensatrici, personaggi che hanno contribuito all’emancipazione femminile. Per lei quali sono state le più importanti?
R: Senza dubbio Christine de Pizan e Simone de Beauvoir. La prima è stata l’antesignana del femminismo con La Città delle Dame. Il libro, scritto all’inizio del Quattrocento, raccontato la storia di una donna appassionata di filosofia che, leggendo gli scritti dei grandi maestri, si sente in colpa visto che tutti dicono cose terribili sulle donne. Ho pensato alle mie studentesse di filosofia, che potrebbero provare le stesse cose. Quella di Christine de Pizan fu una denuncia intelligente, profonda e appassionata.
D: E Simone de Beauvoir, autrice de Il secondo sesso?
R: Lei si è distinta per obiettività e lucidità. È stata una grande femminista che del femminismo tout court ha evitato le posizione univoche, criticando anche le donne stesse. È stata costruttiva, mettendo in evidenza i limiti di una certa femminilità.
D: Lei invece ha messo in evidenza quelli di un certo tipo di femminismo.
R: Sì, io me la prendo con il femminismo della teoria gender e del post-umano, quello di autrici viventi come Judith Butler e Rosi Braidotti, ispirate da Monique Wittig. Un femminismo per cui l’emancipazione della donna passa attraverso la sua sparizione e che auspica un futuro in cui il mondo sarà popolato da cyborg asessuati. Insomma, il sogno realizzato dei più grandi maschilisti. Credo che questo sia sintomo del fatto che il femminismo rientra oggi tra i grandi movimenti ideologici sconfitti dalla storia.
D: Un momento importante per l’emancipazione femminile italiana è stato il primo voto delle donne, nel 1946, esattamente 70 anni fa.
R: Sì, è stato un momento importante, ma non dobbiamo dimenticare che fino al 1981 esisteva ancora il delitto d’onore, che in qualche modo giustificava il marito tradito che uccideva la moglie adultera. E che abbiamo dovuto aspettare il 1996 perché lo stupro venisse considerato delitto contro la persona e non contro la morale. Poi ci sorprendiamo per i tanti uomini che appena sono lasciati uccidono la loro ex? L’Occidente e l’Italia si devono guardare allo specchio, perché piangere ogni volta è pura ipocrisia.
D: La violenza sulle donne è davvero un’emergenza in Italia oppure no?
R: La situazione italiana non è peggiore di quella della maggior parte degli Stati occidentali, ma in effetti i casi di abuso e femminicidio sono aumentati rispetto al passato. Ce lo dicono l’Onu e i dati dell’Unione Europa: il governo dovrebbe fare qualcosa.
D: Ma è proprio la politica in primis a non avere donne nei ruoli di potere. Senza scomodare gli episodi di violenza, l’Italia è misogina?
R: Il nostro Paese riassume tre grandi tradizioni fortemente misogine. Siamo figli del mondo greco, romano e cristiano, che tra l’altro da sempre preclude il sacerdozio alle donne. La misoginia è ovunque. Pensiamo allo sport: nella pallavolo, sport amatissimo dalle donne, gli allenatori sono tutti maschi. E le atlete maggiormente valorizzate sono sempre quelle più belle. È una forma di sessismo.
D: Nel suo saggio suggerisce due soluzioni alla misoginia. Quali sono?
R: Quella teorica prevede quello che definisco ‘superamento del narcisismo di genere’: dobbiamo smettere di pensare che essere uomo o donna, oppure etero piuttosto che omosessuale conti davvero qualcosa, sia una parte fondamentale del nostro essere. Dobbiamo capire che siamo tutti esseri umani con un destino comune. Poi c’è la soluzione pratica: da noi manca l’educazione, la grande assente della nostra tradizione. Nelle scuole non esiste l’educazione sessuale, che non vuol dire insegnare la meccanica dell’amplesso, bensì l’educazione sentimentale. Abbiamo creato un vuoto penoso in un Paese che ha mortificato l’istruzione per decenni. Dobbiamo creare cattedre dedicate a questi insegnamenti, perché agli individui non educati mancherà sempre la capacità di dialogo. E oggi, per questo, ci sono troppi analfabeti emotivi.

 

 

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Publicato in: Attualità, libri, persone Argomenti: , , Data: 15-06-2016 05:27 PM


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