Il Corano non è omofobo

di Caterina Belloni
Intervista a Javaid Rehman, esperto di legge islamica e docente alla Brunel University di Londra, che condanna fermamente l'azione terroristica di Orlando. «Giudicare spetta a Dio, non all'uomo».

CoranoEssere condannati a morte perché si è omosessuali è una follia. E poco importa che questo avvenga negli Usa, magari durante una tranquilla serata al club Pulse di Orlando, o nella prigione di un Paese orientale. Serve un intervento internazionale perché questi crimini siano fermati e il sangue delle vittime non sia stato versato invano. Come in una battaglia, perché ormai di questo si tratta.
Lo dice senza mezze parole Javaid Rehman, giurista di fama internazionale originario del Pakistan, esperto di legge islamica, costituzionalismo musulmano, esperto di tutela dei diritti umani nonché docente alla Brunel University di Londra.

javaid rehman

Il professor Javaid Rehman.

DOMANDA: Professor Rehman, qual è stata la sua prima reazione quando ha saputo della strage di Orlando?
RISPOSTA:
Di rabbia. Perché proprio la sera prima ero tornato da Ginevra, dove ho partecipato a un forum presso le Nazioni Unite in cui è discusso di religione e sessualità. Abbiamo messo a fuoco diversi aspetti. Avevo tante idee in testa sul collegamento tra fede e comportamenti sessuali, e questa notizia è arrivata come uno shock, una circostanza sfortunata, che rende indimenticabile questo episodio.
D: A suo parere quale può essere il significato di questo gesto?
R: Conferma il fatto che in molti Paesi e in molte culture certi comportamenti sessuali vengono considerati inaccettabili. Si tratta di forme di discriminazione che colpiscono alcune azioni o alcune categorie. Spesso anche con punizioni gravi. E non solo negli Stati con religione islamica.
D: Dove è più pericoloso essere gay?
R: Nel mondo sono cinque i Paesi in cui l’omosessualità è punita con la pena di morte. Sono Arabia Saudita, Iran, Yemen, Sudan e Mauritania. Ma altrove come nel Nord della Nigeria, in Somalia, in Katar, in Bangladesh e alle Maldive, ad esempio, esistono punizioni gravi per chi pratica l’omosessualità.
D: Nella cultura islamica l’omosessualità viene vista come una colpa o una malattia. Secondo lei si tratta di una interpretazione corretta?
R: Non c’è nulla di corretto. Non esistono leggi o documenti che dicano che si deve essere puniti perché si hanno relazioni omosessuali. Se di punizioni si parla, è quando ci sono comportamenti illeciti di altro genere connessi, dalla violenza, alla schiavitù, fino alla discriminazione. I comportamenti di violenza di genere sono ritenuti sbagliati. Ma troppo spesso accade che le indicazioni dei testi sacri siano interpretate dalle persone a loro vantaggio, per perseguire obiettivi diversi. Un testo può essere letto in tanti modi.
D: Secondo i suoi studi su Sharia e omosessualità non sono previste punizioni?
R: Il tradimento, la menzogna e la violenza possono essere punite dagli uomini. Ma per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso non ci sono indicazioni specifiche. E al massimo, se qualche contestazione ci deve essere, deve arrivare da Dio, non dagli uomini. Come per la blasfemia. La cosa peggiore che un musulmano può fare è negare Dio. Ma secondo le scritture non devono essere gli uomini a punirlo. Dovrà renderne conto alla divinità, al momento opportuno.
D: Si sostiene che l’omosessualità sia entrata nel mondo islamico per importazione, prima dalla Persia e dalla Grecia, poi dall’Occidente. Cosa ne pensa?
R: Credo si tratti di interpretazioni e di propaganda. Nei libri e nella tradizione islamica ci sono esempi di amori omosessuali.
D: Che cosa significa essere gay in Medio Oriente oggi?
R: Nei due terzi dei Paesi islamici si tratta di un atto criminale, cui seguono punizioni. Forse deriva anche da un retaggio dell’epoca coloniale, ma comunque è difficile trovare un luogo dove sia concesso essere omosessuali. Uno di questi potrebbe essere la Turchia, ma ci sono molte aree dove è ancora difficile.
D: Crede che si possa fare qualcosa per risolvere questo problema?
R: Sono convinto che si debba, soprattutto dopo quello che è accaduto a Orlando. Bisogna intervenire, il sangue di questi innocenti uccisi non deve essere stato versato invano. Serve una risoluzione internazionale da parte delle Nazioni Unite, non possiamo restare a guardare.
D: Il presidente americano Obama ha dato supporto alle famiglie, si è espresso contro questa azione. Può bastare?
R: Non credo. Soprattutto se dopo una denuncia il massimo rappresentante degli Stati Uniti poi continua ad andare in visita dal re dell’Arabia Saudita, sapendo quanto sono gravi le punizioni inflitte nel suo Regno per certi comportamenti. Ci sono Paesi dove gli omosessuali vengono soffocati, non hanno la possibilità di vivere, sono costretti a un’esistenza disperata. La comunità internazionale, che se ne rende conto, deve intervenire. Non si può più rimanere a guardare.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , , Data: 13-06-2016 03:38 PM


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