«Per capire la storia leggete Hitler»

di Giulia Mengolini
Bufera di polemiche dopo la notizia che Il Giornale regalerà il Mein Kampf. Ma per il direttore Alessandro Sallusti l'operazione non è politica: «Il male va capito. Pubblicare Marx? Perché no». L'intervista.

sallusti
«Se gli ebrei fossero soli su questa terra, essi annegherebbero nella sporcizia e nel luridume, combattendosi ed eliminandosi in lotte gonfie d’odio», scriveva Adolf Hitler nel Mein Kampf, il volume di centinaia di pagine intrise di odio e antisemitismo in cui nel 1925 esponeva i fondamenti dell’ideologia nazista. Novant’anni dopo, Il Giornale, quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, decide di regalare il volume ai suoi lettori sabato 11 giugno. Una scelta chiaramente controversa che ha attirato sulla testata critiche e accuse di filo-nazismo.
«La distribuzione gratuita nelle edicole del Mein Kampf, accompagnato al quotidiano Il Giornale, rappresenta un fatto squallido, lontano anni luce da qualsiasi logica di studio e approfondimento della Shoah e dei diversi fattori che portarono l’umanità intera a sprofondare in un baratro senza fine di odio, morte e violenza», ha commentato per esempio il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. «Bisogna dirlo con chiarezza: l’operazione de Il Giornale è indecente». Anche l’ambasciata d’Israele a Roma mantenere il silenzio: «Siamo rimasti sorpresi dalla decisione de Il Giornale di allegare il Mein Kampf al loro quotidiano. Se ce lo avessero chiesto, avremmo consigliato loro di distribuire libri molto più adeguati per studiare e capire la Shoah», ha riferito all’Ansa. Un polverone che si è scatenato anche sulla stampa italiana e su Twitter. Abbiamo chiesto ad Alessandro Sallusti il motivo della sua scelta: ci ha raccontato un’altra versione.

"Mein Kampf" Copyright To Expire By End Of 2015DOMANDA: Direttore, perché questa idea?
RISPOSTA: L’idea è nata quando abbiamo visto alcuni mesi fa che una volta scaduti i diritti del Mein Kampf una grande casa editrice tedesca – non sospettabile certo di simpatie filo o neo naziste – ha ripubblicato il volume in edizione critica, che ha incontrato un grande interesse da parte dei tedeschi. Il loro ministro dell’Istruzione ha addirittura proposto di farlo leggere anche a scuola il prossimo anno. E la comunità ebraica tedesca ha dato parere favorevole a questa operazione.
D: Ma perché avete scelto di regalare il manifesto del Nazismo ai vostri lettori?
R: È il tentativo di storicizzare la più grande tragedia del Novecento, un secolo segnato da due tragedie: una che si chiamava Stalin e una che si chiamava Hitler. La seconda ha la sua radice dentro il Mein Kampf: per capire quella tragedia bisogna leggerlo. Serve a comprendere come un’idea malvagia abbia potuto causare tutto quello che purtroppo sappiamo.
D: Nessuna operazione politica, quindi.
R: La nostra è un’operazione storica-culturale, non certo politica. Il Giornale può essere accusato di tantissime cose, ma sicuramente non di avere simpatie filo-naziste. Nella maniera più assoluta. La critica è affidata al professor Francesco Perfetti, quindi c’è una guida alla lettura. Si tratta di una collana che inventò Montanelli: un tentativo di storicizzare il mondo in cui abbiamo vissuto. L’ultima che abbiamo fatto è la ripubblicazione della storia del Fascismo.
D: Lei però ha dichiarato: «È una scelta fatta all’interno di una collana storica che rientra a pieno nella tradizione de Il Giornale».
R: Esattamente.
D: Quel «nella tradizione» cosa significa?
R: Il Giornale ha questa tradizione, inaugurata da Montanelli, che ha editato negli anni una rivisitazione della storia d’Italia. Adesso rompiamo un tabù perché per capire quella tragedia del Novecento bisogna capire il pensiero di chi l’ha innescata, e si chiama Adolf Hitler.  Se non fosse così lontano e così incomprensibile alla nostra cultura io non avrei nessun problema a editare il Libretto Rosso di Mao, perché la storia va capita.
D: Il Giornale regalerebbe anche Il Capitale di Karl Marx, quindi?
R: Assolutamente sì. E ti dirò che ci stiamo anche pensando, per dimostrare che si tratta in entrambi i casi di pensieri divulgati attraverso dei libri che hanno cambiato la storia del mondo.
Mein Kampf con Giornale,ambasciata Israele"sorpresa"D: Il vice-presidente della comunità ebraica di Roma ha commentato al Fatto Quotidiano che «non è un libro da leggere sotto l’ombrellone». Lei non crede?
R: Uno lo legge dove vuole, ma se capisco la metafora sono d’accordo, non è un libro da leggere sotto l’ombrellone. Ma ripeto, noi non pubblichiamo il Mein Kumpf come un romanzo qualsiasi, è un’edizione critica affidata a uno degli storici più democratici e autorevoli che ci sono in Italia. Non bisogna aver paura di capire il male.
D: Bisogna però avere gli strumenti necessari per capirlo.
R: E noi li offriamo, grazie a Francesco Perfetti. Lo strumento per capire l’origine del male del nazismo noi lo offriamo ai nostri lettori, non glielo diamo in pasto.
D: Quindi non c’è nulla di offensivo in questa operazione?
R: Assolutamente. Offensivo è stato il nazismo, offensivo è stato il Mein Kampf stesso. Non la comprensione.
D: Che tipo di aspettative avete rispetto al numero di copie?
R: Non abbiamo fatto conti, non abbiamo aspettative. Nessuna operazione commerciale dietro a questa scelta.  Tra l’altro il volume è regalato all’interno di una serie di libri. Dall’11 giugno esce una collana sulla storia del nazismo. Saranno otto uscite: con la prima si troverà il Mein Kampf.
D: Cosa pensa del reato di negazionismo?
R: Penso che il negazionismo sia uno dei concetti più vigliacchi e meschini. Vale però il concetto che il pensiero, per quanto schifoso sia, non possa essere punito se resta tale. La libertà di pensiero, se quest’ultimo non si trasforma in atti, non si punisce: l’idea mi fa una certa impressione.
D: La Camera ha approvato in via definitiva la legge che punisce con la reclusione da due a sei anni, l’incitamento all’odio razziale. Con questo è d’accordo?
R: Certo, chi incita all’odio razziale va punito. Se inciti anche alla ricostruzione del partito nazista devi essere fermato. Il negazionismo è altra cosa: se non credo che l’uomo è stato sulla luna, che i campi di concentramento non sono mai esistiti, che le Torri Gemelle le ha tirate giù la Cia, neghi fatti storici, ma esprimi solo un pensiero. Che non produce nessun effetto se non un giudizio.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 10-06-2016 05:34 PM


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