«Ho lasciato l'Italia per amarla di più»

di Lara De Luna
Milano era fredda, ostile. L'Argentina invece le ha dato «una serenità istintiva, totale». Nella Giornata dell'Emigrante, la storia di Alice, che non ha resistito al fascino della sua nuova terra.

Alice«La prima volta che ho messo piede a Buenos Aires era dicembre, mi ero appena laureata e non mi aspettavo la desolazione di una città in pieno periodo da ferie estive». È il primo ricordo dell’Argentina, nel 2005, di Alice, 30enne italiana.
Sono passati più di dieci anni e oggi Alice vive nella regione della Patagonia con il marito e le loro bambine, insegna italiano ed è felice di una scelta che le consente di «vivere una vita autentica, più genuina, meno inquinata in ogni accezione del termine».
Il 3 giugno in Argentina si festeggia la Giornata nazionale dell’Emigrante Italiano, istituita con una legge ordinaria, la 24561, per festeggiare Manuel Belgrado, italo argentino considerato tra i padri dell’indipendenza del Sud America. Un simbolo, ma soprattutto una grande festa per onorare la comunità italiana. Occasione in cui abbiamo chiesto ad Alice di raccontarci la sua seconda vita.

alice2«IL SOGNO DI UNA VITA»
Alice appartiene alla seconda comunità di italiani più grande del mondo dopo quella italo- brasiliana, figlia di un flusso migratorio ininterrotto iniziato nella seconda metà del XIX secolo. Dei suoi connazionali con sangue argentino, la prima cosa che racconta è la nostalgia. Un sentimento preponderante, viscerale, legato a quel rimpianto delle origini che è stato tramandato di generazione in generazione. «Non possono credere che io abbia scelto di abbandonare quella che per loro, da generazioni, è la terra perfetta, agognata e rimpianta». Secondo Alice è normale che non capiscano, perché c’è una grande differenza tra lei e i loro avi, ed è il motivo che l’ha portata a «lasciarsi casa alle spalle». Per gli emigranti del passato lasciare l’Italia era una scelta obbligata, dettata dalla miseria e profondamente sofferta, per lei e la sua generazione emigrare significa «la scelta consapevole di una vita migliore».
Milano per Alice era ostile. Fredda nelle relazioni umane e fotografia di un mondo capovolto in cui «è l’uomo a sovrastare la natura e non il contrario». È da questa Milano che scappava in quel dicembre 2005, spinta da un’attrazione viscerale verso le pampas: « Inizialmente non capivo perché di quest’amore verso l’Argentina, esisteva da sempre e non aveva un perché», dice con un sorriso nella voce, lasciando trasparire ancora l’intensità delle emozioni che l’avevano portata a quel viaggio, «poi ho capito quanto fosse nel mio destino questa terra quando ho scoperto che era il sogno di sempre di mia madre».

«IL PAESE DELL’ACCOGLIENZA»
Il primo sentimento provato fu la desolazione, ma oggi Alice racconta l’Argentina con parole come integrazione, accoglienza, calore, famiglia.
Parla di questa terra con un amore percepibile nonostante la comunicazione disturbata dalla telefonata transoceanica. Non si è mai pentita della sua scelta, l’Argentina le ha regalato «una serenità istintiva, totale» grazie all’innata solidarietà dei suoi abitanti, alla capacità di essere tutti un’unica famiglia e di aiutarsi «nonostante le difficoltà innegabili, la crisi economica». Un senso della vita, secondo lei, che ricorda un po’ quello dell’Italia di un tempo, della provincia che viveva con le chiavi fuori la porta e trattava il vicino come parte della stessa famiglia.

argentinaIN ARGENTINA COME IN ITALIA
Alice ripete più volte durante la nostra chiacchierata quanto la cultura italiana sia importante per l’Argentina, nonostante questa sia abitata da un «miscuglio infinito di razze». Sembra quasi banale per lei parlare di cose semplici come la cucina, eppure ci ritorna su più volte, perché le piace che  «la quasi totalità della cucina qui sia italiana, fedele alle tradizioni». «Mia suocera, di origini spagnole, cucina i cannelloni la domenica» e le tagliatelle si fanno ancora a mano, cosa che «in Italia, o quanto meno a Milano, è vista oramai solo come una perdita di tempo»,  senza pensare che può avere più valore un pomeriggio passato a cucinare in famiglia che un’azione quotata in banca. O giù di lì.

LA FAMIGLIA
«Le mie bambine sono nate in Italia, anche se la più piccola è partita per l’Argentina piccolissima. Non ricorda niente». Ha scelto questa vita anche per le sue figlie, Alice, ma sebbene non voglia tornare indietro e senta ogni giorno di più che questa scelta è quella giusta per lei e la sua famiglia, farà tutto il possibile perché le bambine «sappiano sempre quali sono le loro radici». Sottolinea con forza quanto sia importante per lei il valore della libertà, e quanto non sia in contraddizione con l’amare il proprio passato. «Devono essere libere di viaggiare, di restare come di andare via» e nulla rende così liberi quanto «conoscere profondamente le proprie origini e portarle all’interno del proprio cuore». Per questo parla italiano ogni giorno con loro, insegnando gli antichi detti e ha già cominciato a cantargli l’Inno di Mameli: perché «si può essere italiani in ogni parte del mondo ed essere partiti non significa assolutamente aver rigettato la propria patria». Lei la ama più oggi di quando è partita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 03-06-2016 05:29 PM


Lascia un Commento

*