«Vaccino e autismo? Non date retta ai ciarlatani»

di Giusy Gullo
Il New York Times ha scritto che il M5s ha portato avanti una campagna ripetendo i falsi legami. La nostra intervista allo psicologo Armando De Vincentiis, curatore del volume Vaccini, complotti e pseudoscienza.

vaccinoNessuna correlazione tra autismo e vaccino. Contro la tesi del presunto legame, si è espressa anche la Procura di Trani, che aveva aperto un’indagine (pronta all’archiviazione) per lesioni personali gravissime aperta a carico di ignoti in seguito alla denuncia di una coppia di Bari.

armando de vincentiisUna questione, quella relativa alla presunta nocività dei vaccini, che ha trovato grande seguito sui social, ed è stata corroborata, spesso, anche da televisioni e giornali nazionali. L’ipotesi/equivoco di un nesso con l’autismo «è nata dalla vicenda del dott. Andrew Wakefield che pubblicò un lavoro in cui erano presenti dell correlazioni tra somministrazione del vaccino e sviluppo della sindrome», ha detto a LetteraDonna lo psicologo Armando De Vincentiis. Direttore della collana Scientia et Causa (C1V Edizioni), l’esperto ha curato, tra gli altri, il volume Vaccini, complotti e pseudoscienza. 

DOMANDA: Lo studio del dott. Wakefield fu ritirato. Perché?
RISPOSTA: Perché si dimostrò fallace. Le correlazioni erano inesistenti e, in alcuni casi, delle vere forzature: alcuni bambini presentavano già i sintomi ancor prima della vaccinazione. E si evidenziò anche una cattiva fede dello stesso autore.
D: Come mai, allora, quelle posizioni continuano ad avere un seguito?
R:
 Perché nonostante le smentite e le critiche di tutta la comunità scientifica, quando il seme del dubbio si impianta nel sistema di percezione di un’intera collettività, la correlazione, seppur fasulla, viene sempre fuori gettando nel panico le persone, ovviamente disinformate.
D: Su cosa si fondano le argomentazioni ‘ideologiche’ relative alla nocività dei vaccini?
R: 
Hanno una base ovviamente scorretta, e da essa partono per sostenere assurdità del tipo «il naturale è meglio», «il bambino deve sviluppare da solo le proprie difese» o, peggio, «i vaccini intaccano il sistema immunitario ancora immaturo». Argomentazioni tutte prive di alcun fondamento logico.
vaccini, complotti, pseudoscienzaD: Perché allora le teorie ‘complottistiche’ riescono, spesso, a diffondersi così facilmente?
R: Perché rappresentano una vera e propria difesa psicologica grazie alla quale non esistono prove contrarie. Ogni affermazione, studio e ricerca empirica sarà sempre interpretata come la conseguenza di una cospirazione. Questo fa sì che si possa continuare ‘tranquillamente’ a credere in certe assurdità. Inoltre vi sono una serie di condizioni psicologiche che mantengono in vita queste teorie.
D: Quali?
R: Da un lato la gente ha bisogno di un capro espiatorio, per attribuire le colpe a qualcuno. Nel caso dell’autismo, non essendo del tutto chiara la sua eziopatogenesi, questo meccanismo diventa spesso automatico. Trovare un colpevole ci dà l’illusione di avere il controllo sugli eventi e ci fa pensare che si possa fare davvero qualcosa contro una malattia che non si può prevenire. Inoltre il continuo bombardamento contraddittorio, vaccini sì vaccini no, portato avanti anche dai media, ossessiona lo spettatore: «Qualcuno mente» diventa il pensiero di fondo e la paranoia rappresenta il fertilizzante più potente del complottismo.
D: A chi interessa alimentare questo clima di ‘terrore’?
R: Spesso sono gli amanti della medicina cosiddetta «naturale», i promotori dell’omeopatia o di tutte le pratiche alternative e infondate a sostenere correlazioni inesistenti tra vaccini e ‘danni’. In questa occasione appare davvero difficile capire se ci sia una buona fede, dettata da ignoranza-ideologia-estremismo, o invece cattiva, per portare avanti la campagna e proporre ‘cure’ preventive che di scientificamente fondato hanno ben poco.
D: In mezzo a questa confusione, come agire e ‘difendersi’?
R: Non è cosa semplice. Innanzitutto bisogna evitare, su questioni scientifiche, il contraddittorio. La scienza NON è democratica e non prevede discussioni ideologiche, quindi ciò che conta sono i dati, le ricerche e le pubblicazioni sottoposte a revisione da parte di riviste specializzate. Dare la parola a chi sostiene argomenti privi di ricerche alle spalle contribuisce a creare quel disordine, come detto sopra, in grado di aumentare la paranoia. Un dibattito politico può avere di certo un contraddittorio, uno scientifico no. Quindi un modo di difendersi, lo dico senza mezzi termini, è evitare di dare parole ai ciarlatani e ai non addetti ai lavori su certi argomenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , Data: 03-05-2017 01:44 PM


Lascia un Commento

*