«Dress code in Rai? Polemica svilente»

di Enrico Matzeu
Ha solo 29 anni e già un curriculum da record iniziato alla Cnn. Migranti, cronaca nera, maternità e discriminazioni: a tu per tu con Mia Ceran, in onda ogni giorno con Uno Mattina Estate.

SGP Reference: ShootID=3180866 EventID=98913 Date=15/06/15Tutte le mattine alle 6.45 il suo sorriso e la sua professionalità danno il buongiorno agli italiani. È Mia Ceran che in compagnia del giornalista del Tg1 Alessio Zucchini, conduce per il secondo anno consecutivo Uno Mattina Estate, il contenitore di informazione di Rai Uno. La coppia è stata riconfermata e la loro sintonia si vede tutti i giorni, quando, tra news e interviste, ci aggiornano su ciò che accade in Italia e nel resto del mondo. Il format è quello consolidato da ormai 30 anni e la sobrietà sembra essere la parola d’ordine, abbinata a uno stile giovane e fresco, apprezzato dal nuovo Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto, che assieme ai responsabili delle varie Reti sta ridisegnando le linee della tivù pubblica.

UNA CARRIERA RECORD
Mia Ceran è entrata in Rai da circa tre anni, ma il suo curriculum, a soli 29, conta già una serie di collaborazioni importanti, a partire da quello stage alla CNN, svolto nella sede italiana della storica emittente statunitense. Poi è arrivata Mediaset, con il Tg5 e Studio Aperto che l’hanno vista alla conduzione e come inviata. Ruolo, quest’ultimo, che ha sperimentato anche a La7, prima nei programmi del mattino e poi per In Onda, quando al timone c’era la strana coppia Nicola Porro-Luca Telese. La sua biografia però è anche internazionale, visto che Mia è nata in Germania da padre tedesco e da madre jugoslava, ma ha vissuto tra gli Stati Uniti e l’Europa e parla ben cinque lingue. Un bagaglio culturale notevole che le serve sicuramente per condurre con consapevolezza «un programma con un’identità e una storia ben precisi», che è già partito con ottimi risultati d’ascolto.

Mia Ceran con il collega Alessio Zucchini alla conduzione di Uno Mattina Estate.

Mia Ceran con il collega Alessio Zucchini alla conduzione di Uno Mattina Estate.

DOMANDA: Rispetto al 2015, nota già delle differenze nella nuova Rai?
RISPOSTA: Devo dire che nel caso di Uno Mattina non ci sono grandi cambiamenti, perché è un format strutturato che ha ormai 30 anni ed è un prodotto che funziona anche con il passaggio del tempo e dei conduttori, anche nella sua versione estiva.
D: In che modo?
R: Si modella sulla realtà ed è così legato all’attualità, che si adatta per sua natura al quotidiano, ancora prima che possa intervenire qualsiasi dirigenza.
D: Che rapporto c’è con il suo collega Alessio Zucchini?
R: C’è grande complicità, ed è la ragione per cui entrambi abbiamo scelto di fare il secondo anno assieme. È stata per noi un’ottima esperienza, e una conduzione in coppia consolidata è più vantaggiosa in un programma così lungo. Ci si appoggia e ci si aiuta.
D: Come?
R: Sicuramente sostenendoci anche in onda, ma il lavoro parte già la mattina presto, perché noi arriviamo negli studi di Saxa Rubra alle 5.30. Leggiamo assieme la scaletta e i giornali e devo dire che già dalla preparazione c’è molta solidarietà. Oggi non è facile trovarla in una coppia di conduttori.
D: Quanto la politica fa ancora parte del programma rispetto all’edizione invernale?
R: Devo dire che è già cambiata un po’ la visione che ne hanno gli spettatori e noi ci adattiamo naturalmente anche agli interessi del pubblico. In questo momento la trattiamo per dovere giornalistico e informativo, visto che ci sono le elezioni. Nel resto dell’estate, quando la campagna elettorale è finita, il focus non è più sui politici e le loro proposte, ma sui temi. Se ci pensate in fondo quasi tutto è politica.
D: Come giudica questa campagna elettorale?
R: Le elezioni cambiano sempre, a volte erano più centrate sulle personalità, ma queste, essendo amministrative, sono più legate ai temi e ai problemi valutabili dal cittadino. Gli scontri più caldi in questo momento ad esempio sono sull’immigrazione e sull’accoglienza dei profughi.
D: Un tema centrale anche nell’estate 2016?
R: Assolutamente. La prima ragione è stagionale, perché naturalmente gli sbarchi aumentano con il bel tempo: con condizioni favorevoli sempre più persone cercano fortuna e asilo in Europa.

Mia Ceran alla presentazione dei palinsesti Rai nel 2015.

Mia Ceran alla presentazione dei palinsesti Rai nel 2015.

D: Ve ne occuperete anche a Uno Mattina Estate?
R: Certo, ma spero non solo in termini di vite umane, ma di proposte concrete e dello sblocco di una situazione molto complicata. Parlo sia del salvataggio che delle possibilità che queste persone hanno poi nei nostri Paesi, naturalmente con le dovute differenze tra i migranti politici e quelli economici.
D: Qual è il ruolo della tivù in tutto questo?
R: Quello di spiegare che non è una massa umana che ci invade, ma che sono persone che hanno la loro storia e che fanno della migrazione la loro missione di vita. È necessario far ragionare il pubblico sulle singole vicende, altrimenti c’è il rischio di essere anestetizzati da tutte le informazioni che ci arrivano. La televisione deve soprattutto far riflettere.
D: Un altro tema purtroppo attuale è quello legato all’uccisione della giovane Sara a Roma, come lo state affrontando?
R: Al di là del racconto puro dei fatti, non lasciamo spazio al chiacchiericcio e alla speculazione di eventuali esperti, ma ci concentriamo sulla riflessione che ne può derivare. Ad esempio sul perché molte persone non si sono fermate ad aiutarla e quindi la paura della gente di immischiarsi in una situazione pericolosa, oppure sul fatto che il suo aguzzino la pedinasse grazie alla tecnologia.
D: La cronaca nera è uno dei vostri ingredienti?
R: È un tema che seguiamo. È il Tg1 che dà una linea con la quale si informa senza mai scadere nella morbosità e nella speculazione.
D: Quest’anno festeggia dieci anni di carriera e ha solo 29 anni. Quanto la sua impronta internazionale ha influito nel suo lavoro?
R: Noi siamo tutti figli del percorso che la vita ci ha regalato. La mia carriera giornalistica è iniziata a 19 anni, quasi per caso, ma non sono mai riuscita a uscirne. È un lavoro che mi sono cucita addosso e mi sono sempre modellata in base a ciò che facevo, è un gioco di incastri quotidiano. Quello che ho sempre fatto è stato anche trovarmi a essere la persona giusta al momento giusto.
D: Come giornalista donna è stata mai ostacolata (o ha avuto difficoltà in più) rispetto agli uomini?
R: No. Non penso di essere mai stata discriminata né agevolata, ho giocato la mia partita come l’avrebbe giocata un collega uomo. Se escludiamo i giornali che vogliono sottolineare aspetti come la mia avvenenza, che per altro non considero nemmeno una cosa offensiva, credo di essere sempre stata rispettata.
D: Ci sono invece delle differenze sostanziali nell’essere giornaliste in Italia e negli altri Paesi occidentali?
R: Su questo c’è spesso tanta retorica, i dati parlano chiaro certo, ma esiste anche un motivo biologico che ci differenzia dagli uomini, visto che spesso dobbiamo fermarci per la maternità. Mi domanderei piuttosto perché le donne che hanno dei figli non vengano aiutate a rientrare nel mercato del lavoro.
D: Perché secondo lei?
R: Quello che manca sono soprattutto i servizi per le neo-mamme: la maternità spesso è vista come un ostacolo. Dobbiamo superare questo preconcetto, per il resto secondo me non ci sono grandi differenze.

Mia Ceran è stata una delle ospite fisse dell'edizione 2015/2016 di Quelli che il calcio su Rai Due. Qui è con Nicola Savino.

Mia Ceran è stata una delle ospite fisse dell’edizione 2015/2016 di Quelli che il calcio su Rai Due. Qui è con Nicola Savino.

D: Cosa pensa della polemica sulle regole di stile che dovrebbe introdurre Daria Bignardi a Rai Tre?
R: Secondo me è gonfiatissima, perché è una notizia succosa su cui i giornali si sono buttati, strumentalizzandola. Credo lo vedremo nei prossimi tre anni cosa un direttore può fare per una Rete. Ridurre tutto al dibattito su tacchi o ballerine è davvero svilente.
D: Lei ha lavorato in pratica in tutte le Reti generaliste. Cosa cambia tra le varie realtà?
R: Ci sono sicuramente delle differenze nel lavorare in una tivù commerciale come Mediaset – dove ho iniziato e mi sono trovata benissimo, perché mi hanno dato molte opportunità professionali – e un’emittente pubblica. Se ora sono sulla Rete ammiraglia della Rai è anche perché qualcuno mi ha notata lì.
D: E l’esperienza a La7 com’è stata?
R: Molto divertente, perché in una Rete commerciale così piccola e indipendente non ci sono i vincoli (né i poteri) della Rai. È stata un’avventura eccezionale, perché erano gli anni del boom del canale e quindi ti sentivi parte di qualcosa che stava crescendo e ricordo che nei programmi del mattino festeggiavamo anche quando facevamo il 2% di share.
D: In Rai invece?
R: Per me è un onore essere sul primo canale nazionale, un’azienda così grande che vanta professionalità con esperienza decennale.
D: Dopo l’estate la vedremo tra i volti della nuova tivù di Stato? Magari di nuovo in prima serata?
R: Su questo non posso ancora commentare, però abbiamo tanti mesi davanti e sono contenta perché Uno Mattina Estate è partita bene, con il 19,40% di share.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 01-06-2016 06:32 PM


Lascia un Commento

*