«Quei traditori dei cinque stelle»

di Dominella Trunfio
Le critiche al ddl sulle unioni civili, l'infedeltà dei grillini, le offese personali: «Cosa mi ha ferito di più? Quando mi hanno detto che non so cosa sia una famiglia». Intervista a Monica Cirinnà.

ITALY-GAY-RIGHTS-PARLIAMENT-HOMOSEXUALITY«Tra le cose che mi hanno ferito di più ci sono stati gli attacchi personali, in particolare quando qualcuno mi ha detto: ‘lei non può parlare di famiglia perché lei non sa cosa sia una famiglia‘».
Nello sguardo della senatrice Monica Cirinnà si intravede un velo di amarezza quando parla di tutte le polemiche e le discussioni che l’hanno ferita come donna e non solo come politica. «Facendo questo mestiere le ho sempre messe in conto, anche se non è stato facile incassare parole come quelle del direttore di Radio Maria: ‘Si ricordi che lei sarà giudicata da Dio’», ci racconta a Reggio Calabria dove la incontriamo durante un convegno sulle unioni civili organizzato dall’Arcigay, in una terrazza affacciata sullo Stretto di Messina con lo sfondo della classica bandiera arcobaleno, diventata il simbolo del mondo Lgbt.

IL REFERENDUM ABROGATIVO
Parole che non hanno comunque fermato la battagliera senatrice, prima firmataria della legge sulle Unioni civili, una norma che ancor prima di entrare in vigore divide le forze politiche. Proprio nelle ultime ore, infatti, diversi parlamentari del centrodestra hanno depositato in Cassazione il quesito per un eventuale referendum abrogativo. Una mossa che Cirinnà commenta con una punta di ironia: «Intanto vediamo che tipo di quesito hanno posto, poi se la Corte lo riterrà appropriato. Mi viene poi da fare un cattivo pensiero, ci sono ancora una decina di giorni di campagna elettorale forse ulteriori azioni negative sulla pelle delle persone discriminate possono servire a qualcuno. Staremo a vedere».

DOMANDA: Onorevole, mettiamo per un attimo da parte le polemiche: qual è stata la sua maggiore soddisfazione in tutto questo tempo?
RISPOSTA: Le soddisfazioni le ho raccolte ogni giorno camminando per strada. Ho girato l’Italia in lungo e in largo, in ogni città ho trovato persone che mi fermavano per dirmi: senatrice vada avanti, resista, non è il momento di mollare. Ho chiacchierato con tantissime donne e giovani ma ho trovato molta resistenza nelle fasce d’età più alte.
D: C’è stato qualche episodio che l’ha colpita più di altri?
R: Il ricordo più bello che ho è la lettera inviatami da un ragazzo di Milano che mi ha scritto: «Io nascerò nel giorno in cui la legge sarà sulla Gazzetta Ufficiale, perché finalmente esisterò per il mio Paese. Bellissime parole».
D: Ha incontrato anche molte coppie etero e omosessuali.
R: Tantissime. Alcune  mi hanno detto che non si sarebbero mai aspettate che la legge sulle unioni civili potesse partire da una persona eterosessuale, altre che finalmente era arrivato il momento di svegliarsi, di dare vita a una rivoluzione culturale.
D: Da chi o da cosa trae tutta questa forza?
R: Da mio marito, il mio più grande sostenitore. In questi due anni è stato sempre presente con le piccole attenzioni quotidiane: dal tè a letto la mattina al dirmi di andare a dormire. Anche noi da coppia eterosessuale con figli, ci siamo resi conto che il gap culturale che si è creato nella nostra società è anche colpa nostra.
D: Qual è la sua idea di famiglia?
R: La mia idea di famiglia è la mia famiglia. Mio marito ha quattro figli, due con la prima moglie, due con la seconda e nessun figlio con me. Ma il pranzo di Natale si fa con le sue due ex mogli, con i miei genitori, i miei fratelli e i nostri nipoti. La famiglia è un luogo dove ci sia ama, dove c’è sempre un posto a tavola, che include e non lascia indietro nessuno.
D: Il testo sulle unioni civili è differente rispetto al testo originario del ddl. Perché c’è stato un muro davanti alla stepchild adoption?
R: La colpa è al mille per mille di quei traditori del Movimento 5 stelle che a due ore dal voto si sono rifiutati di votare l’emendamento.
D: L’altro grande timore era quello che la legge desse il via libera all’utero in affitto.
R: È stata una polemica becera e fuori luogo, perché la gestazione per altri sarebbe rimasta vietata in Italia anche con l’ex articolo 5 della mia legge. Una discussione messa in mezzo per buttare uno stigma etico e morale sulle coppie omosessuali, quando tutti sanno che il 95% di coloro che affittano l’utero all’estero sono eterosessuali sterili.
D: Parliamo delle adozioni, sarà lei a seguirle?
R: Me ne occuperei volentieri, ma non potrò farlo in prima persona perché il Partito democratico non ha numeri solidi al Senato. Il provvedimento sarà incardinato alla Camera.
D: Lei cosa cambierebbe?
R: Metterei mano a tutta la legge consentendo l’adozione ai single, ai conviventi, agli omosessuali. Sicuramente una riforma molto complessa. Credo che per il risolvere la questione della genitorialità dello stesso sesso ci sia una strada molto più breve. Le unioni civili sono un istituto pieno di diritti ma comunque parziale, il matrimonio egualitario consentirà giuridicamente l’adozione ed è solo in quel momento che l’Italia diventerà a tutti gli effetti un Paese civile.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 27-05-2016 07:35 PM


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