A casa di Matilde

di Stefania Romani
Un tour tutto emiliano. Tra botti di aceto balsamico e architettura. Itinerario gastronomico e non solo.

Già mi incuriosiva il pensiero di un tour modenese sulle orme di Matilde di Canossa, una donna forte, discussa, tormentata, con rapporti ambigui e matrimoni chiacchierati. Una donna che gode di un fascino leggendario: in pieno Medioevo, nello scontro fra Papato e Impero, la contessa tiene testa al sovrano Enrico IV, si pone come referente del pontefice e controlla un territorio che va dal Garda a nord di Roma. Quindi la proposta di legare i suoi luoghi agli aromi dell’Oro nero di Modena mi convince a partire per l’itinerario fra le acetaie e le architetture della Comitissa.
Quando arrivo in città la guida, Giulia, mi fa notare che lungo la via Emilia in tutte le vetrine dei negozi campeggiano bottigliette di Igp e Dop nelle confezioni e nei formati più diversi. Ma mi suggerisce anche di fare attenzione al sentore pungente che si avverte un po’ dappertutto, per la concentrazione altissima di acetobatteri: solo nel capoluogo circa 7 mila famiglie hanno in casa almeno una batteria di botti di balsamico.

Acetaie Aperte domenica 28 settembre a ModenaL’ARCHITETTURA
Il nostro circuito parte dal Duomo, legato a doppio filo a Matilde, che ne promuove la costruzione. Stando sotto la facciata mi perdo fra mille particolari: osservo con calma le sculture del portale, il rosone incombente, poi i pinnacoli, i simboli evangelici e le arcatelle che corrono attorno all’edificio. E qui capisco perché la cattedrale fondata nel 1099 è considerata la Summa del Romanico: per la basilica hanno lavorato i più grandi del tempo, dall’architetto Lanfranco allo scultore Wiligelmo, che ha firmato gli splendidi racconti dei profeti e le personificazioni dei mesi. E all’interno si sono succedute famiglie di scalpellini Campionesi, per opere come il pontile e l’altare.

TORRI E PALAZZI
A due passi dall’abside, facciamo un salto alla Ghirlandina, la torre campanaria che scandisce i ritmi della vita collettiva: i modenesi la chiamano così da sempre per i due giri di balaustre che circondano la guglia proprio come delle ghirlande. All’interno, vediamo la copia della ‘Secchia rapita’, un secchio conteso fra Modena e Bologna in una battaglia del 1325; poi saliamo fino alla cima, dalla quale si vedono tutta la città e la Pianura che si allarga a perdita d’occhio al di là della via Emilia. Attraversata la piazza, raggiungiamo il palazzo comunale, di impronta gotica, che nel sottotetto ospita un’acetaia: per arrivarci basta farsi guidare dal naso, perché, man mano che si salgono i piani, il profumo dell’Oro nero diventa sempre più intenso, avvolgendoti, quasi inebriandoti. E una volta a destinazione, mi aspettano le botticelle ordinate, curate, coccolate da tutti. Del resto dai tempi di Matilde i modenesi sono orgogliosi del loro aceto, di cui si ha la prima notizia scritta nell’XI secolo: quando l’imperatore Enrico III il Nero viene in Italia, per il concilio di Sutri del 1046, facendo tappa all’abbazia di Nonantola chiede ai monaci di assaggiare il balsamico.

Mercato AlbinelliTRA MERCATI E CHIESE
Intanto è arrivata l’ora dell’aperitivo, che sorseggiamo al mercato Albinelli, una struttura coperta di gusto liberty. Fra i banchi attorno alla fontana con la Fanciullina, proviamo i prodotti a chilometro zero, come grana e salumi, abbinati a gnocco fritto e tigelle. Poi partiamo per Nonantola, un altro luogo caro a Matilde, che al convento ha conferito donazioni e privilegi. La chiesa ha un portale maestoso, con le colonne sostenute da leoni, che ricorda da vicino quello di Modena. Poi, passando al museo, con pezzi d’arte sacra, penso che sia una bella emozione trovarmi qui, nel verde e nel silenzio, dove hanno scritto e decorato i migliori amanuensi dell’Italia settentrionale.

NonantolaAbsidePER FINIRE, TAPPA AL MUSEO
L’indomani non può mancare la tappa al Museo Enzo Ferrari, in parte costruito nella casa di famiglia, venduta quando il futuro ‘ingegnere’ aveva 20 anni. Accanto all’officina del papà di Enzo, con le caratteristiche finestre ad arco e il tetto con le capriate in legno, c’è un’immensa struttura avveniristica a specchio, tutta giocata nei toni del bianco, per esaltare la bellezza delle auto, esposte su piedistalli come delle opere d’arte. Per chiudere è d’obbligo un salto in un’acetaia. Da Grosoli, che per il Balsamico del Duca ha scelto un Francesco I d’Este, ritratto da Velasquez, seguo tutte le fasi di produzione, dalla cottura lenta e schiumata del mosto all’imbottigliamento. E ovviamente assaggio. Certo in questa terra, dove oltre ad aromi e bellezza respiro qualità della vita, ci rimarrei volentieri anche di più.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, Saper vivere Argomenti: , , , , , Data: 28-05-2016 10:00 AM


Lascia un Commento

*