Nazanin, detenuta senza colpe

di Caterina Belloni
Insieme alla sua bimba, era volata da Teheran a Londra per far visita alla famiglia, ma è stata arrestata senza nessuna accusa. L'appello del marito Richard, che da 45 giorni non ha sue notizie.

foto 3-1A fine marzo era volata da Londra a Tehran per far visita alla sua famiglia. Una bella vacanza, che si è trasformata in un incubo. Perché quando il 3 aprile Nazanin Zaghari Ratcliffe e sua figlia Gabriella, di 24 mesi, sono arrivate in aeroporto per tornare in Gran Bretagna, ad aspettarle al check in c’erano i soldati della Guardia nazionale iraniana. Hanno detto di dover controllare i passaporti, fermato la donna per un colloquio e poi l’hanno trattenuta. Lei, che ha 37 anni, 45 giorni dopo è ancora detenuta in isolamento a Kerman, località isolata mille chilometri a sud del Paese. Non ha ancora incontrato un avvocato, né i rappresentanti della Croce Rossa internazionale, è stata costretta a firmare una confessione, ha rari contatti con la sua famiglia. Suo marito Richard Ratcliffe, a Londra ha lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org, in cui chiede supporto ai cittadini e soprattutto al governo per ottenere la liberazione di sua moglie e il rientro in patria suo e della figlia, che adesso è affidata ai nonni. Le firme, destinate ad aumentare, sono già quasi 500 mila. «Quella mattina mi ha telefonato mio cognato per dirmi che Nazanin non aveva potuto prendere l’aereo e quindi non dovevo andare in aeroporto ad accoglierla. Ma era tranquillo, quindi all’inizio non mi sono preoccupato molto», racconta Richard a LetteraDonna. «Ogni Paese ha le sue regole e in Iran si può essere trattenuti fino a 24 ore per accertamenti, senza che questo crei problemi o generi pendenze penali».

foto 2D: Quando ha iniziato ad avere paura?
R: Solo dopo, quando il termine previsto è passato e Nazanin non era stata liberata. Poi i suoi parenti laggiù mi hanno detto che l’avevano trasferita in un luogo lontano dalla Capitale. Li ho sentiti preoccupati e a quel punto anche io ho cominciato a temere il peggio.
D: In che senso?
R: In un lampo mi sono tornate in mente tutte queste immagini viste in tivù di persone scomparse, parenti disperati senza notizie, maltrattamenti. Si tratta di situazioni orribili.
D: Poi c’è stata una prima telefonata…
R: Tre giorni dopo l’arresto Nazanin ha chiamato i suoi genitori per dire che stava bene, che l’indagine era ancora aperta ma sarebbe stata rilasciata presto. La voce era tranquilla, tanto che anche i suoi parenti mi hanno invitato a non agitarmi.
D: Lei però non è mai riuscito ad avere contatti con sua moglie. Quando l’ha sentita l’ultima volta?
R: La sera prima della partenza, poi più nulla. Non può chiamare all’estero e quindi non riesco a parlarle al telefono. L’unico contatto che abbiamo avuto, una settimana dopo che l’avevano trasferita dalla Capitale in un luogo più remoto, è stato un sms che mi ha mandato da un cellulare che le avevano permesso di utilizzare.
D: Cosa diceva?
R: Solo che mi amava e che presto avrebbe fatto ritorno.
D: Quindi a tenere i rapporti sono i parenti di sua moglie che vivono in Iran.
R: Lei può contattarli ogni tanto per dare aggiornamenti.
D: Di recente ha incontrato finalmente la vostra bambina.
R: Dopo 38 giorni di lontananza si sono viste qualche giorno fa per tre ore in un albergo della città dove mia moglie si trova detenuta in isolamento. Con loro c’erano anche i nonni. Nazanin e Gabriella si sono abbracciate a lungo. È stato un momento intenso e la piccola si è sentita un po’ meglio.
D: E con sua figlia lei riesce a rimanere in contatto?
R: Ci vediamo via Skype tutti i giorni. Sta crescendo. Si è affezionata molto alla nonna, che le sta facendo da mamma. E sta imparando a parlare la lingua locale, il Farsi. Gioca con lo zio, mi sembra tranquilla. Ma mi manca.
D: Secondo lei come mai Nazanin è stata arrestata? Fa la project manager per una charity, ma non in Iran. Il motivo potrebbe essere questo? Oppure il doppio passaporto inglese-iraniano?
R: Davvero non lo sappiamo. Non c’è modo di spiegarlo. Da quando vive in Inghilterra Nazanin è andata parecchie volte in Iran per visitare la sua famiglia e non ci sono mai stati problemi. Fino a questa volta. Non hanno chiesto di pagare una multa, non hanno detto se è accusata di qualcosa. Sostengono che ci sia un’indagine in corso, ma non è chiaro cosa riguardi. Parlano di una questione di sicurezza nazionale, ma io mi chiedo come una donna e una bimba di due anni possano rappresentare un problema di sicurezza nazionale.
D: Come mai ha deciso di lanciare una petizione su Change.org?
R: Perché volevo che si parlasse della cosa, volevo renderla pubblica. Ho parlato con altre famiglie i cui parenti sono stai arrestati improvvisamente in Iran e mi hanno suggerito questa strada. All’inizio non ero convinto, ma credo invece di aver fatto bene. In particolare sto seguendo le orme della famiglia di Kamran Foroughi, un uomo di 76 anni che è stato trattenuto per cinque anni. Suo figlio Kamal, che ha lottato per la sua liberazione, mi sta aiutando moltissimo.
D: Cosa spera di ottenere con la petizione?
R: Mi auguro che le cose si risolvano più in fretta. Io vorrei che di fronte a questo movimento, a migliaia di firme, anche il governo si prendesse un impegno. Nazanin ha cittadinanza inglese, io sono inglese, nostra figlia ha solo il passaporto inglese: spero che il governo si metta in movimento e agisca a difesa dei suoi cittadini. Voglio spingerli ad impegnarsi per far rientrare a casa le persone che amo e sono trattenute altrove per ragioni che non conosciamo.
D: Il web come ha reagito?
R: Sto avendo molto supporto dalle famiglie di altre persone britanniche che sono o sono state detenute in Iran. E poi le mamme. Quelle che conosciamo, ma anche le tante che sono venute a sapere della storia via Internet o attraverso Change.org mi stanno contattando e inviando messaggi.
D: In questi giorni in Iran ci sono parecchie tensioni. Di recente sono state arrestate anche delle modelle che avevano posato su Instagram, unico social media ammesso. Crede che ci sia una relazione tra questi episodi e il fermo di sua moglie?
R: Non saprei. Di certo in quel Paese stanno succedendo un sacco di cose in questo momento.
D: Come è cambiata la sua vita?
R: Da quando ho lanciato la petizione non sto andando in ufficio. Sono concentrato su questa cosa. Poi tutto riprenderà normalmente e loro torneranno. A quel punto dovremo prenderci del tempo da trascorrere insieme. Magari per una piccola vacanza o anche solo per andare al parco a prendere un gelato stando vicini e uniti.
D: Crede che una volta rientrata (speriamo presto) sua moglie avrà ancora voglia di tornare in Iran?
R: Chi può dirlo. Certo lei tiene moltissimo alla sua famiglia e quindi continuerà ad avere voglia di incontrarli. Ma bisognerà fare attenzione. E dipenderà molto da come avrà passato questi giorni reclusa. Lei cerca di tranquillizzarci e dice che è tutto a posto, ma non sapremo come sta fino a quando non potremo riabbracciarla.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 18-05-2016 12:29 PM


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