Eurovision, la gara è anche politica

Nel 2016 l'Ucraina aveva tentato di boicottare in tutti i modi il russo Sergey Lazarev. Nell'edizione 2017, invece, la cantante Yulia Samoilova. E se per molti si tratta solo di un contest musicale, per altri è decisamente qualcosa di più.
Il russo Sergey Lazarev, favorito per la vittoria finale.

Il russo Sergey Lazarev, favorito per la vittoria finale.

Per anni l’Italia ha snobbato l’Eurovision Song Contest. Ma per alcuni Paesi la manifestazione è una cosa molto seria. Lo si era intuito già nel 2016 quando il 13 maggio Zurab Alasani, direttore generale di Ntv, la tivù nazionale ucraina aveva dichiarato: «Se il vincitore sarà un uomo di nome Lazarev (cantante russo tra i favoriti della passata edizione, ndr), credo che il prossimo anno l’Ucraina si rifiuterà ancora di partecipare alla competizione». Lo è stato ribadito nel 2017 quando Kiev aveva deciso di escludere la cantante russa Yulia Samoilova dall’Eurovision. Il motivo? Nel 2015 si è esibita in Crimea senza le ‘dovute autorizzazioni’. Atto inaccettabile per Mosca che di conseguenza ha deciso di boicottare la manifestazione canora.

Jamala 1944

La cantante ucraina Jamala.

JAMALA E LA SUA 1944
Oltre ai cantanti, insomma, è entrata in gara anche la politica: la questione della Crimea è ancora calda e, d’altra parte, a gettare per prima benzina sul fuoco è stata proprio l’Ucraina, che ha scelto di partecipare all’Eurovision Song Contest con Jamala e il suo brano 1944. La canzone parla infatti della deportazione dei tatari di Crimea negli Anni ’40 da parte dell’Unione Sovietica di Stalin. Una vicenda che tocca personalmente l’artista ucraina, la cui bisnonna fu costretta a trasferirsi nell’attuale Kirghizistan mentre il marito stava lottando a fianco dell’Armata Rossa. Il ritornello di 1944 è cantato in lingua tatara e riporta proprio le parole sentite da Jamala durante i racconti della bisnonna sulla deportazione. Non è la prima volta che la politica entra nell’Eurovision Song Contest. Ci sono infatti molti precedenti, e non riguardano solo i Paesi dell’Est.

GRECIA CONTRO TURCHIA
Nel 1975 la Turchia debuttò all’Eurovision Song Contest, ma la Grecia, con cui aveva un contenzioso per l’occupazione turca di Cipro, decise di ritirarsi. L’anno successivo accadde il contrario: al ritorno in gara della la Grecia, fu la Turchia ad abbandonare la manifestazione.

Izhar Cohen & The Alpha Beta, vincitori nel 1978.

Izhar Cohen & The Alpha Beta, vincitori nel 1978.

ISRAELE NON GRADITA
Nel 1977 l’inizio dell’Eurovision Song Contest fu rimandato di cinque settimane per lo sciopero dei tecnici e dei cameraman della Bbc (il Regno Unito era il Paese ospitante). Ma l’edizione è ricordata soprattutto per il mancato esordio della Tunisia, che si ritirò prima della gara senza aver scelto né canzone né interprete. Alla base della decisione le pressioni dei Paesi arabi , visto che tra i partecipanti c’era Israele (la stessa cosa successe anche nel 1979 con la Turchia), che poi vinse nel 1978 con con la canzone A-Ba-Ni-Bi di Izhar Cohen & The Alpha Beta: quando fu chiaro che avrebbe vinto, la televisione della Giordania, che stava trasmettendo la gara, fermò la diretta sostenendo ci fossero difficoltà tecniche. E il giorno successivo presentò la canzone del Belgio come vincitrice. Nuove polemiche nel 2005, quando il Libano fu squalificato prima del via per il rifiuto di trasmettere la canzone israeliana.

I georgiani Stephane & 3G.

I georgiani Stephane & 3G.

QUESTIONI CAUCASICHE
Nel 2009, in pieno conflitto per il controllo dell’Ossezia Meridionale, la Georgia prima ha annunciato il ritiro dalla gara in programma in Russia, poi ha fatto marcia indietro e infine ha definitivamente abbandonato l’Eurovision Song Contest alla richiesta di cambiare il provocatorio titolo della canzone We don’t wanna Put in, degli Stephane & 3G. Nel 2012 è stata invece l’Armenia a ritirarsi dalla manifestazione in programma a Baku, in Azerbaigian. Questo perché i due Paesi erano e sono ancora in conflitto per il controllo del territorio del Nagorno-Karabakh, azero ma a maggioranza armena. Nel 2016, infine, Iveta Mukuchyan è stata a rischio squalifica proprio per aver sventolato una bandiera del Nagorno-Karabakh dopo la sua esibizione.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 13-05-2017 12:00 PM


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