Fibroma uterino, il sesso ne risente?

di Francesca Amé
La patologia influenza notevolmente le abitudini delle donne che ne sono affette, condizionandole sia sul piano psicologico che fisico e complicando la vita di coppia. Come muoversi? Ecco i suggerimenti dell'esperta.

Woman with abdominal pain. Pain in the human bodyNe soffre il 15% delle donne in età fertile: sono i fibromi uterini. Quelli che i medici definiscono «sintomatici» perché, come ben sa chi ne soffre, sono più grandi di uno-due centimetri e danno luogo a una serie di sensazioni poco piacevoli: il peso al ventre, il ciclo mestruale abbondante e doloroso, perdite ematiche tra un ciclo e l’altro, rapporti a volte dolorosi. Tutti sintomi che sul sito della campagna It is my choice sono affrontati con chiarezza e senza allarmismi.
«Si tratta di degenerazioni benigne del tessuto muscolare fibroso dell’utero», ci spiega Rossella Nappi, professore Associato Clinica Ostetrica e Ginecologica, Policlinico San Matteo – Università degli studi di Pavia, sottolineando che si tratta di una patologia piuttosto frequente (leggi qui le storie di donne che ne hanno sofferto) e, appunto, ‘benigna’.
Una rassicurazione che molte accoglieranno con sollievo, sebbene da sola non basti ad alleviare i sintomi provocati dai fibromi.

D: Professoressa Nappi, i fibromi sono tutti uguali?
R: No, affatto. I loro sintomi dipendono da dove sono localizzati: se si trovano all’interno dell’utero nella zona sottomucosa, spesso ci accorgiamo della loro insorgenza quando sono ancora piccoli, generalmente al di sotto dei due centimetri, perché provocano perdite ematiche tra un ciclo e l’altro. La diagnosi di questo tipo di fibromi è piuttosto rapida.
D: Non è sempre così?
R: I fibromi che si trovano nella parete dell’utero e nella parte esterna, quelli che noi chiamiamo intramurali e sottosierosi, vengono di solito scoperti più tardi, quando sono ben più grandi, già di tre o quattro centimetri. Interferiscono, e non poco, con la contrazione dell’utero.
D: Quali sono le conseguenze?
R: Oltre al dolore, ci sono diversi risvolti negativi nella qualità della vita della donna che ne soffre: flussi abbondanti e prolungati, che provocano anemia e quel generale senso di stanchezza, spossatezza, poca voglia di fare che rende affaticate e depresse.
D: Che influenza può avere questa patologia sulla normale vita di coppia?
R: Le ricadute possono essere notevoli: sappiamo quanto la sessualità femminile dipenda anche dalla sua serenità psicologica. Il fibroma, specie se sottosieroso e più grande di quattro/cinque centimetri, altera l’energia psicofisica della donna: le provoca una serie di fastidi quali il senso di peso perenne al ventre, talvolta, se si appoggia alla vescica, la sensazione continua di dover andare in bagno, un senso di pienezza all’intestino e mal di schiena.
D: Che cosa succede durante i rapporti sessuali?
R: Ci sono casi nei quali c’è anche dolore, specie durante la spinta profonda: il fibroma altera il senso del piacere e può rendere doloroso anche l’orgasmo. Se il fibroma causa emorragie può comportare calo del desiderio sessuale come conseguenza della stanchezza. Se a tutto questo aggiungiamo anche la paura da parte della donna che il rapporto sessuale possa andare a toccare o far crescere il fibroma, è evidente che la vita di coppia ne risulta spesso penalizzata.
utero2D: Come muoversi, dunque?
R: Regola numero uno: lasciarsi rassicurare dal proprio ginecologo. E agire con calma. Il mio suggerimento è sempre quello di osservare: una volta constatata la presenza del fibroma, dopo tre-sei mesi si può fare una nuova ecografia per capire come evolve, se la sua crescita è rapida, lenta o stabile. Questo permette di fare diagnosi più precise. Per la prima volta abbiamo la possibilità di usare farmaci specifici per ridurre il volume dei fibromi: in passato il nostro arco non aveva queste preziose frecce e la tendenza dei ginecologi chirurghi era quella di operare e togliere il fibroma e spesso anche l’utero della donna. Oggi riducendo i fibromi possiamo operare in modo più conservativo e sicuro, se proprio necessario.
D: Perché invece è meglio un’azione conservativa?
R: Prima di tutto, anche si è già in età avanzata o si ha già partorito, l’utero non è mai un sacco vuoto. Prima di un intervento bisogna vagliare tutte le altre possibilità. Il nostro obiettivo deve essere il benessere generale della donna, la salvaguardia della sua fertilità e di una vita di coppia piena, serena e appagante. Se con i farmaci riusciamo a tenere sotto controllo la crescita del fibroma o a renderlo più indolore, restituiamo alla donna una qualità di vita migliore e più appagante anche a livello sessuale, perché liberata dal dolore o dai fastidi di cui dicevamo. In molti casi la riduzione di volume permette di post-porre o addirittura evitare l’intervento chirurgico. Si tratta di un progresso importante della medicina a favore delle donne.
D: Come avviene quest’ultimo?
R: Oggi ci riproduciamo in tarda età rispetto al passato: un intervento sull’utero, anche se non invasivo perché fatto in laparoscopia con soli tre buchini nella parete addomino-pelvica, è pur sempre un intervento. La donna che vi si è sottoposta deve aspettare almeno un anno prima di intraprendere una gravidanza perché l’utero è stato tagliato e cucito: in molti casi ci troviamo davanti a pazienti che non possono attendere tutto questo tempo.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 13-05-2016 10:25 AM


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