«Vogliamo la verità sulle stragi»

di Matteo Innocenti
Giornata dedicata alle vittime del terrorismo: in Italia troppe morti senza ancora un colpevole. Ma per Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione 2 agosto 1980, presto qualcosa potrebbe cambiare.

paolo bolognesi«L’Italia si liberi dei fantasmi del suo passato». Il 9 maggio, nel Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, è questo l’appello lanciato da Paolo Bolognesi, parlamentare Pd e presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Quel giorno, nell’attentato che ha dilaniato la stazione del capoluogo emiliano, sono rimaste uccise 85 persone. Tra di loro anche Vincenzina Sala, sua suocera, mentre tra gli oltre 200 feriti ci sono stati il figlio di sei anni Marco, la madre e il suocero. A distanza di quasi 36 anni sulla  più sanguinosa strage della storia italiana non ci sono certezze, ma solo verità parziali, sottolinea Bolognesi intervistato da LetteraDonna, aggiungendo che non si arrenderà finché non verrà accertato come sono andate adavvero le cose in quel maledetto giorno d’agosto (e negli anni precedenti): «Il nostro obiettivo è avere giustizia, attraverso ogni iniziativa possibile».

DOMANDA: Dove si trovava il 2 agosto 1980 alle 10.25, momento della strage?
RISPOSTA: Ero con mia moglie Daniela su un treno proveniente dalla Svizzera, che sarebbe dovuto arrivare proprio a Bologna alle 10.40.
D: Sua suocera la stava aspettando in stazione?
R: Esatto, per lei purtroppo non c’è stato niente da fare (leggi qui la polemica con Giusva Fioravanti). Nell’attentato sono rimasti feriti anche mio suocero, mia madre e molto gravemente mio figlio Marco, che aveva solo sei anni.
D: Alla fine raggiunse il luogo dell’attentato in treno?
R: Sì, ma solo alle 13.30. Il treno sul quale stavamo viaggiando fu fatto fermare diverse volte. Ad attenderci dovevano esserci quattro persone e invece abbiamo trovato quel disastro.
D: Una strage assurda.
R: In realtà non lo è stata, perché parte di una strategia iniziata da più di un decennio. Era tutto collegato, con una situazione preordinata che ha causato tutti questi morti.
D: L’Italia stava attraversando gli ‘anni di piombo’. Che atmosfera si respirava?
R: La situazione era delicata, senza dubbio. Il 1980 è stato un anno drammatico nel suo complesso: il 6 gennaio è stato ucciso il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella (fratello di Sergio, attuale Presidente della Repubblica Italiana, ndr) e il 23 giugno è stato il magistrato Mario Amato a cadere sotto i colpi dei terroristi. Aggiungiamo il terremoto dell’Irpinia… Certo, l’esplosione della stazione di una città come Bolognaha colto tutti di sorpresa. È stato qualcosa di allucinante.
D: A distanza di 36 anni ci sono ancora molti punti oscuri.
R: Troppi, nonostante il lavoro dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, fondata il primo giugno 1981, che da subito ha cercato di fare chiarezza. E che lo fa ancora oggi con diverse iniziative.
D: Che cosa sappiamo della strage di Bologna?
R: Di sicuro da parte dei servizi segreti c’è stato il tentativo di depistare le indagini, ad esempio con la tesi della pista palestinese o libanese. Ci sono documenti che lo provano. Ma ne esistono altri che abbiamo presentato e che ci portano invece molto vicini alla verità. Basterebbe avere la voglia di raggiungerla.
D: E perché non c’è questa volontà?
R: La strage di Bologna, ma anche quella dell’Italicus, così come tanti altri omicidi di quegli anni hanno mandanti politici che oggi sono ancora vivi. È questo il problema che sconta l’Italia. Ma arrivare alla verità sul suo passato potrebbe aiutare il nostro Paese ad affrontare meglio il futuro.
D: Nel futuro c’è il rischio di attacchi terroristici?
R: Inutile nascondersi, il terrorismo di matrice islamica è un pericolo con cui potremmo dover fare presto i conti, anche se  ovviamente spero che ciò non accada.
D: Nella sua attività politica pone molta attenzione verso questo tema?
R: Sì, anche se purtroppo siamo ancora qui ad aspettare l’approvazione da parte del Senato della proposta di legge S.1615, che introduce il reato penale di depistaggio. C’è poi il discorso sulla lotta agli sprechi nella settore della Difesa, che porto avanti essendo in commissione. Inoltre mi sto battendo affinché venga rispettata la legge 2006 del 2004 sul risarcimento alle vittime di eventi terroristici.
D: La legge non viene attuata?
R: La 206/2004 sarebbe un legge all’avanguardia per la tutela delle vittime del terrorismo e delle loro famiglie, ma a livello burocratico prevede delle complicazioni assurde. Ci sono stati dei problemi con l’Inps, ma speriamo di risolvere tutto entro il 2016.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , Data: 09-05-2017 01:08 PM


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