La miracolata del Friuli

La storia di Maira Trevisan, sopravvissuta al terremoto che il 6 maggio 1976 si abbatté sulla regione del Nord Italia. All'epoca aveva appena 15 giorni di vita, e all'inizio venne data per morta.

Terremoto del FriuliNovecento vittime, 120 comuni colpiti, centinaia di migliaia di sfollati. E una scossa di magnitudo 6,4 sulla scala Richter. Sono solo alcuni dei numeri che raccontano l’entità del catastrofico terremoto che la sera del 6 maggio del 1976, alle ore 21.00, colpì il Friuli. Una scossa devastante, a cui ne sarebbero seguite altre nell’autunno dello stesso anno. Ma il Friuli seppe reagire. Partendo dalla ricostruzione e dal lavoro: «Prima ricostruiamo le fabbriche, poi le case, infine le chiese». E, forse, tra tutte le persone che rimasero coinvolte dal sisma e che comunque trovarono il coraggio di reagire, ce n’è una che, a modo suo, all’epoca divenne un simbolo di speranza: Maira Trevisan. Che il giorno del sisma era nata da appena 15 giorni. E che all’inizio venne data per morta, seppellita dalle macerie.

UN VAGITO DI SPERANZA
Maira ha raccontato la sua storia e quella della sua famiglia a Famiglia cristiana. Il condominio in cui abitava «crollò quasi immediatamente». Si trovava a Majano del Friuli, che poi risultò il secondo comune più colpito, con ben 130 morti. I suoi genitori, Ennio e Franca, e la sorella Doris vennero estratti dalle macerie in discrete condizioni. Ma Maira, che al momento della scossa dormiva nella culla, non si trovava. Né sotto le macerie, né tra i cadaveri dell’obitorio che era stato allestito in palestra. A trovarla fu Giorgio Ziraldo, allora 19enne, andato a cercare tra le macerie un amico (purtroppo deceduto) che abitava nello stesso condominio di Maira. Mentre Ziraldo si aggirava tra polvere e calcinacci, venne raggiunto da un vagito: il suono che avrebbe guidato i soccorritori fino a Maira, sopravvissuta. E nota, da quel giorno, come la «miracolata». I successivi anni di vita di Maira vennero segnati dal peso della ricostruzione e dal fantasma dell’abitazione precedente, al posto della quale ormai non c’era altro che un buco con una bambola sul fondo, ricorda lei. Oggi, a 40 anni di distanza dal terremoto, a ogni anniversario incontra Ziraldo, il suo salvatore. «Per me lui è come un fratello».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 06-05-2016 01:32 PM


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