Alla conquista della parità di genere

di Enrico Matzeu
Imen Ben Mohamed è la più giovane parlamentare della Tunisia. Con il partito Ennahdha lotta per la leadership femminile e punta al futuro: «Per una nuova democrazia ci vogliono i giovani».

imenCosa vuol dire essere una giovane donna che fa politica in uno Stato come la Tunisia? Può raccontarcelo Imen Ben Mohamed: musulmana, appena 32 anni, è la più giovane parlamentare del suo Paese. Una donna che ha contribuito a scrivere la nuova Costituzione democratica per la nuova Repubblica dopo la rivoluzione del Gelsomino del 2011.
Il 5 maggio è stata ospite a Milano del dibattito Libertà è partecipazione: donne e politica, organizzato all’interno del Festival dei Diritti Umani, iniziativa che trova spazio dal 3 all’8 maggio negli spazi della Triennale di Milano. Imen ha una luce particolare negli occhi, una luce positiva e una verve che forse non ti aspetti da una giovane donna musulmana, almeno per come la società occidentale è abituata a inquadrare il sesso femminile in realtà come la sua. Parla un perfetto italiano, frutto di un lungo periodo trascorso in Italia, dove si è laureata in Cooperazione Internazionale allo Sviluppo Economico alla Sapienza di Roma, e si esprime con precisione e una determinazione che da sole fanno capire il motivo del suo successo politico. Fa parte di Ennahdha (partito tunisino di orientamento islamista moderato, ndr) e dopo la rivoluzione del Gelsomino, che nel 2011 ha fatto deporre il dittatore Zine El-Abidine Ben Ali, è stata eletta prima nell’Assemblea Costituente del suo Paese e poi nel Parlamento, dove tuttora lavora «per partecipare attivamente alla formazione del mio Paese e per conquistare maggiori diritti per i giovani e per le donne».

DOMANDA: Ci sono reali differenze in Tunisia, politicamente parlando, tra uomini e donne?
RISPOSTA: Prima di tutto c’è da dire che la partecipazione politica attiva è un fenomeno ancora molto nuovo per tutti e due i sessi. Però la lotta alla dittatura è un percorso che abbiamo fatto entrambi. In Tunisia se non ci fosse la legge che abbiamo fatto, che garantisce la presenza delle donne in parlamento e nelle assemblee elettive, noi saremmo sempre state un passo indietro. È molto importante la spinta che hanno dato sia la Costituzione del Paese che la nuova legge elettorale.
D: C’è una sufficiente presenza di donne nel parlamento tunisino oggi?
R: Nell’assemblea che nel 2011 ha scritto la nuova costituzione c’era quasi un 30% di presenza femminile e molte delle commissioni cruciali erano presiedute da donne, come quella Diritti e Libertà e quella per la Legislazione Generale. Commissioni, per altro, in cui si è fatto molto e per le quali il ruolo delle donne è stato fondamentale. Attualmente il nostro parlamento è composto al 34% da donne, ma manca la rappresentanza nei vari partiti politici, sia in quelli nuovi che in quelli più storici. Una cosa che manca è sicuramente la leadership femminile.
D: Come vi state muovendo in tal senso?
R: Il lavoro che facciamo noi donne dei partiti politici è quello di incoraggiare le altre a partecipare attivamente. Nel prossimo congresso nazionale del mio partito, Ennahdha, uno dei punti all’ordine del giorno è proprio la rappresentanza femminile nelle istituzioni.
D: Le parlamentari tunisine vengono delegittimate in politica su questioni non pertinenti, come per esempio l’aspetto fisico? In Italia accade spesso. 
R: Purtroppo anche in Tunisia. La donna viene giudicata per il suo aspetto, perché purtroppo globalmente c’è una mentalità ancora da cambiare e stiamo lavorando molto per questo. Spesso sono soprattutto i media che prendono di mira le donne per il loro fisico e non per posizioni politiche che ricoprono, a differenza di ciò che succede per gli uomini.

imen2D: Ci parli della partecipazione politica dei giovani in Tunisia.
R: La rivoluzione del 2011 è stata fatto soprattutto dai ragazzi che sono scesi nelle piazze, ma poi c’è stata un’inversione di tendenza alle urne, con un’affluenza dei più giovani abbastanza scarsa. Credo che dipenda soprattutto da fattori economici, dal fatto che ci sia molta delusione e sfiducia verso la politica dopo tutti questi anni di dittatura. I giovani però scendono ancora in piazza e anche attraverso i social network si fanno sentire e influenzano in qualche modo il voto.
D: Cosa state facendo per avvicinarli alla politica?
R: Stiamo lavorando con strumenti legislativi e infatti nella costituzione abbiamo introdotto un articolo che incoraggi la quota dei giovani eletti in parlamento e nelle assemblee locali. Il nostro scopo è incoraggiare e dare una spinta anche ai partiti a inserire le nuove generazioni nelle liste, e come per le donne c’è uno sforzo in più da fare per conquistarsi i diritti e un ruolo all’interno della politica.
D: Le donne che ruolo hanno avuto nella rivoluzione del 2011?
R: Erano al fianco degli uomini. Non hanno avuto un ruolo importante solo durante la rivoluzione, ma soprattutto prima, perché la lotta contro la dittatura è stata un percorso molto lungo, che le donne hanno iniziato molto tempo fa con la partecipazione nella società civile.
D: Cosa ha significato per una giovane donna come lei far parte dell’Assemblea Costituente?
R: Non capita tutti i giorni, soprattutto in un periodo storico così importante per la Tunisia. Il merito va anche dato ai cittadini che mi hanno eletto e mi hanno dato fiducia, ma anche al mio partito che ha voluto che quella generazione di giovani impegnati contro la dittatura prendesse parte anche nella formazione nella nuova Tunisia. Del resto per fondare una nuova democrazia ci vogliono i giovani.
D: Cosa si deve fare ancora nel mondo arabo musulmano per una vera parità di genere?
R: Il percorso è ancora lungo, ma questo vale per tutto il mondo. In alcuni Paesi si parla ad esempio ancora di differenze di salario tra uomo e donna, c’è una discriminazione anche di tipo economico.
D: Segue le vicende della politica italiana?
R: Abbastanza, anche se da quattro anni ormai sono fissa in Tunisia e mi è un po’ più difficile.
D: Come vede la situazione del mondo femminile in politica da noi?
R: A dire il vero ciò che mi ha colpito di più è stata la discussione sulla parità di genere nella legge elettorale, occasione in cui ho visto una forte solidarietà tra le parlamentari italiane, che hanno collaborato a prescindere dal loro schieramento per ottenere degli obiettivi comuni. Anche in Tunisia stiamo cercando di fare lo stesso: abbandonare le nostre idee politiche per delle cause comuni.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 05-05-2016 07:40 PM


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