Tra cristalli e magia

di Stefania Romani
Viaggio alla scoperta di Wattens e del museo Swarovski, in un'atmosfera da fiaba.

wattensGià mi tentava l’idea di un museo dedicato ai cristalli, che promette di coinvolgere tutti i sensi, per gli allestimenti, le musiche e le luci. Ma quando ho scoperto che a una manciata di minuti dai Mondi Swarovski c’è una cittadina, Hall in Tirol, che riporta al Duecento, io, che sono una patita del Medioevo, accetto subito l’invito per visitare Hall Wattens, la regione a un quarto d’ora da Innsbruck. Del resto, anche il viaggio è comodo: con le ferrovie OBB, da Verona si arriva a Innsbruck in poco più di tre ore, senza cambiare.
Sbarco nella Capitale delle Alpi e, attraverso un paesaggio collinare verdissimo, mi accompagnano in macchina a Hall. Il massiccio del Bettelwurf sullo sfondo, le stradine che si arrampicano, le insegne in ferro battuto, le botteghe artigiane, i campanili a cipolla mi fanno respirare subito un’atmosfera tirolese. Oggi questo è un piccolo centro, ma il ruolo di primo piano che ha avuto nel passato fa capolino da alcuni particolari, come la presenza di una zecca e lo sfarzo della chiesa di San Nicola.

LA MAGIA DEL BAROCCO
Il mio itinerario
parte proprio da qui, nella parte alta dell’abitato. Non appena entro in cattedrale, accompagnata da Barbara, italiana che vive a Innsbruck, un trionfo del Barocco si apre davanti a me: dipinti, stucchi, oggetti votivi dorati incarnano la ricchezza di una città importante. Uscendo, facciamo due passi nella Oberer Stadtplatz, una piazza da cartolina, e saliamo nel municipio gotico: la sala di rappresentanza del Trecento è completamente rivestita di legno, con tanto di stemmi nobiliari e stufa di maiolica che danno una sensazione di calore. Mentre scendiamo verso il museo della zecca, ci fermiamo da Posch, nella bottega stracolma di un liutaio, che si apre in un bel sorriso non appena sente parlare italiano, visto che è innamorato dell’opera e di Cremona in particolare. Pochi passi e arriviamo a Burg Hasegg, la rocca del Quattrocento con la Torre della Zecca. Il museo all’interno del castello ripropone, grazie a strumenti d’epoca e macchinari in movimento, la produzione di talleri d’argento.

LA MINIERA E IL SENTIERO
Mi ha colpito molto anche la miniera. Hall è citata già nel 1232 come salina, che fino alla seconda metà del Novecento ha esportato in Svizzera, nell’area del Reno e nella Foresta Nera: i blocchi di ‘oro bianco’, una volta estratti, venivano spinti dalla valle al centro cittadino, lungo sette chilometri di condutture in legno. A settembre è stato riaperto il sentiero che, toccando 12 postazioni, ripercorre la Via del sale. E spalanca una finestra sulla quotidianità di un lavoro durissimo: elmetto in testa, sono scesa con Barbara fra i cunicoli dove vivevano i minatori, che alle pareti umide appendevano preghiere e dediche legate ai familiari.
Prima di cenare da Goldener Loewe, che fa cucina europea, in salette foderate da dipinti a olio e pendole, ci fermiamo al Diana Bar, nella piazza centrale.

GROTTA DELLE MERAVIGLIE
Dopo la notte al Parkhotel, parto per i Mondi di Cristallo Swarovski, appena rinnovati. Pochi minuti e vedo il complesso, che sorge come una cattedrale nel deserto a Wattens, accanto alla fabbrica che impiega 5 mila persone.
L’esterno, con la testa del gigante che abbraccia la collina, mi lascia un po’ perplessa. Ma quando entro nella pancia della struttura, passando per una galleria ricoperta di foglia d’oro, mi ritrovo in un mondo a parte, in una grotta delle meraviglie, che mi fa perdere la cognizione dell’ora, del tempo, del dove. Parto dalla Sala blu di Klein, con opere di Salvador Dalì, Andy Warhol, Niki de Saint Phalle e cammino accanto alla spina dorsale del gigante, una parete alta 11 metri, lunga 42 e ricoperta da 12 tonnellate di cristalli. In un’altra stanza delle meraviglie, Into the lattice, firmata dall’artista coreana Lee Bul, mi imbatto in un alveare luminoso, un lampadario che è anche una città al contrario e in una cascata di cristalli, che sembra partire da una sorta di castello di ghiaccio, per tuffarsi in un mare gelato.

cristalliTRA CRISTALLI E SPECCHI
Poi, sulle note di Brian Eno, sono nella cupola del Duomo di cristallo, rivestita da 595 specchi che rimandano le immagini all’infinito. E via via giro accanto alle spirali al neon di Cristallocalligrafia, con serpentine soffiate a bocca, percorro il Passaggio di ghiaccio di Oliver Irschitz, che si accende con i miei passi, quindi visito un ambiente tutto giocato sul contrasto fra opacità e trasparenza, e mi infilo nell’Eden, una foresta con un pavimento nero letteralmente tempestato di cristalli. E dopo migliaia e migliaia di Swarovski, via con lo shopping nel monomarca più grande d’Europa, improntato al bianco. Nello store trovo le proposte attuali, i classici, le collezioni storiche, poi accessori, orologi, occhiali da sole, souvenir e animaletti. Ho bisogno di una pausa, così mangio un boccone da Daniels, che proprio vicino al Gigante propone cucina internazionale e stagionale. Ho proprio fatto il pieno di luce. E ne valeva la pena.

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Publicato in: Attualità, Saper vivere Argomenti: , , Data: 08-05-2016 10:00 AM


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