«Isis, riconoscere il genocidio non basta»

Aveva raccontato le violenze subite da Daesh alle Nazioni Unite. Ora la yazida Nadia Murad fa tappa a Milano per il Festival dei diritti umani. E lancia un appello per un'unione trasversale per sconfiggere lo Stato Islamico.

nadia muradUna presa di posizione. Netta, decisa, senza ambiguità. È questo che Nadia Murad, la yazida nota per aver denunciato le violenze dell’Isis all’Onu, chiede alla comunità internazionale. «Purtroppo per ora l’unica cosa che è stata fatta da parte dell’America e della Gran Bretagna è stata riconoscere ufficialmente che questo genocidio è avvenuto».

RACCONTARE PER SENSIBILIZZARE
La dichiarazione è stata raccolta dai microfoni de La Stampa in occasione del Festival dei diritti umani in programma a Milano dal 3 all’8 maggio, dove Murad ha ancora una volta raccontato le violenze subite durante la sua prigionia. «Poter raccontare la mia storia al consiglio delle Nazioni Unite non è stato così difficile quanto viverlo», ha rivelato. Da mesi, ormai, Murad gira il mondo per sensibilizzare l’opinione publica su quanto accade nei territori caduti sotto il dominio di Daesh. «Purtroppo ci sono tantissime donne che da due anni sono ancora prigioniere dell’Isis. Ci sono ancora bambini arruolati dallo Stato Islamico a cui viene fatto il lavaggio del cervello», ha spiegato.

L’APPELLO ALL’UNIONE
Murad ha poi fatto appello alla collaborazione tra popoli e civiltà per fermare quanto sta accadendo: «Dobbiamo unirci tutti insieme per risolvere questa strage. Il problema è che tutti pensano: questa persona non è cristiana come me, non è musulmana come me, non è yazida come me. Ognuno pensa a se stesso e alla propria comunità».

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , , , Data: 04-05-2016 04:41 PM


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