Tuo figlio si racconta coi disegni

di Giovanna Pavesi
I bambini svelano molto di loro attraverso le rappresentazioni grafiche. LetteraDonna ha intervistato la psicologa e psicoterapeuta Marcella Bassan che ci ha spiegato come interpretare i loro lavori.

Il-disegno-e-la-sua-importanza-nellinfanzia-800x600Siedono su sedie molto più grandi di loro. Osservano un mondo che li fa sentire piccolissimi. Non riescono a capire la scrittura dei grandi e spesso, per raccontare il loro universo, che incrocia quello degli adulti, si affidano a una matita colorata, che stringono tra le dita come uno strumento da lavoro. La loro è una lingua complicata da decifrare.
La paura, il dolore e l’angoscia, spesso, trovano spazio tra le pieghe di un foglio e si trasformano in disegni. Figure, volti, mani, abitazioni, alberi, animali. Non ci sono soggetti definiti che raccontino un disagio, perché ogni piccola mente nasconde un mondo pieno di passaggi nascosti.
Dopo il terribile episodio che ha coinvolto la piccola Fortuna Loffredo, a Caivano (Napoli), gli interrogativi attorno alle rappresentazioni fatte dai bambini si sono fatti più insistenti. Abbiamo chiesto a Marcella Bassan, psicologa e psicoterapeuta, quali sono i casi in cui gli adulti devono vigilare con maggiore attenzione sui comportamenti dei loro piccoli.

NON DEVONO ESSERE CASI ISOLATI
Il disagio non si manifesta soltanto attraverso raffigurazioni (qui potete vedere i disegni di Fortuna Loffredo). La dottoressa Bassan, infatti, ci spiega che non è possibile cogliere e comprendere la portata di una crisi con una sola rappresentazione: «Sicuramente è necessario guardarne e analizzarne un po’. Quando e se ci sono soggetti con caratteristiche particolari che si ripetono, allora in quel caso vale la pena indagare». Il consiglio è quindi quello di inquadrare sempre il comportamento del piccolo nelle situazioni: «Non a caso, se ripensiamo a quanto accaduto a Caivano, sono stati fatti studi sui disegni in un arco temporale lungo due anni: i quaderni dei bambini sono stati analizzati in momenti e periodi diversi». Inoltre «quando il bambino si spinge a rappresentare contenuti dai caratteri particolarmente tetri o anomali è necessario contestualizzarli e capire se il piccolo possa averli visti, ad esempio, in un cartone animato o in televisione. Bisogna anche fare attenzione agli stimoli esterni come le confidenze di un compagno».

ALCUNE FIGURE SUGGERISCONO IL DISAGIO
Non esiste un’iconografia specifica dato che «ogni bambino, in realtà, ha un suo modo di interpretare i problemi. Tuttavia potremmo iniziare a insopettirci, sempre però analizzando più raffigurazioni e tenendo sempre presente la frequenquenza, quando vengono disegnati, ad esempio, dei segni neri sulle figure familiari, delle croci, delle persone mutilate o non completate». Ovviamente va tenuta presente anche l’età del piccino: «Tutto dipende da quale fase della crescita sta attraversando. Ad esempio se è molto piccolo e si trova in un momento in cui è normale che il disegno non sia completo, non bisogna spaventarsi».

LA CANCELLAZIONE COMPULSIVA PUÒ ESSERE UN PROBLEMA
Secondo l’esperta, un altro aspetto rilevante riguarda il rifiuto, ovverro l’essere prolisso nel disegno e la cancellazione frequente e compulsiva. Questo non deve però essere confuso con i tentativi di disegnare qualcosa che gli piace e non gli viene. Se il bambino, infatti, mostra grosse difficoltà, o se è molto lento nella rappresentazione, potrebbe celare qualche disturbo. «Anche in questo caso, l’analisi deve essere fatta più volte. Inoltre bisogna scomporre e approfondire con estrema attenzione quali soggetti cancella con insistenza, e quando e come lo fa».

LA SCELTA DEI COLORI NON SEMPRE INDICA UNA CRISI
Non esistono colori specifici per identificare un disturbo particolare. «Quando gli facciamo disegnare le emozioni, quindi anche la rabbia e la paura, le colorazioni possono essere tante», sostiene la dottoressa. «Le tinte che usano maggiormente per esprimere un malessere possono essere svariate: nero, grigio, viola o, a volte, anche il bianco. Per la rabbia, ad esempio, quelli che vanno per la maggiore sono il rosso e il nero. Per la paura c’è anche il grigio, il viola e il bianco. Direi però che non c’è un tono che predomina perché ognuno poi disegna e rappresenta il tutto a modo suo». Generalmente però «il nero identifica un vuoto emotivo, quindi più la paura, ma non è certamente l’unico colore». Secondo la psicologa, anche in questo caso, più di ogni altra cosa conta la frequenza con la quale il piccolo disegna un determinato contenuto.

VALUTARE ANCHE I COMPORTAMENTI QUOTIDIANI
Ma i disegni non sono l’unico richiamo d’aiuto che i nostri bambini ci possono mandare: vanno valutati anhce tutti i comportamenti quotidiani dei più piccoli. «Ci accorgiamo di un problema quando, ad esempio, ci troviamo di fronte a delle regressioni. Ciò accade quando l’infante torna indietro rispetto alla fase della crescita in cui si trova. Può fare la pipì a letto o addosso, può chiudersi, può avere una sorta di ritiro emotivo, può avere difficoltà nel sonno o nell’alimentazione, può somatizzare, quindi può presentare mal di testa e mal di pancia molto, a volte troppo, frequenti». Un comportamento che è stato riscontrato tra i bambini di Caivano: «Ascoltando i telegiornali, è emerso che quelle tolte alle famiglie, ora non si lasciano cambiare da altri adulti e corrono contro la parete, tenendo la schiena contro il muro. Ecco, questo  può essere un comportamento non normale».

PRIMA DAL PEDIATRA POI DALLO PSICOTERAPEUTA
Nel caso in cui un insieme di comportamenti ci faccia impensierire, la prima cosa da fare è contattare il pediatra: «È lui l’unico che può darci indicazioni precise, perché conosce il bambino e le sue fasi di sviluppo meglio di chiunque altro». Secondo Marcella Bassan non è sempre necessaria la psicoterapia: «Se il pediatra e il genitore lo ritengono opportuno, allora si può avere una consultazione dallo psicoterapeuta infantile, che non deve per forza proporre una terapia». Spesso le piccole vittime non devono nemmeno essere presenti alle sedute o alle consultazioni, specialmente se si tratta di bambini molto piccoli, anche perché molte terapie si fanno soltanto con i genitori. A volte sono mamma e papà che devono essere rieducati su quali comportamenti adottare con il figlio: «Dopo un primo consulto lo speciali sta consiglia già come muoversi».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 04-05-2016 03:49 PM


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