Sfuggì alla mutilazione genitale

Secondo i dati Unicef, il tasso di donne sottoposte a escissione in Egitto è del 91%. Sérénade Chafik, scrittrice franco-egiziana 'salvata' dal padre, ha raccontato su Facebook la sua esperienza.

Sérénade Chafik Si chiama Sérénade Chafik la scrittrice franco-egiziana che, su Facebook, ha condiviso la sua testimonianza sulla mutilazione genitale femminile, pratica ancora molto comune in Egitto.

L’UNICA DELLA FAMIGLIA A ESSERSI ‘SALVATA’
La donna, ora 50enne, ha ricordato di quando, all’età di otto anni, si era resa conto che il ‘suo momento’ era arrivato. «Mia madre, mia nonna e le mie zie ne parlavano davanti a me, come se non fossi presente. Forse non mi avevano visto, forse pensavano non potessi capire», ha affermato. Qualche tempo dopo, una sua compagna di classe aveva descritto a lei e alle sue amiche il terrificante momento dell’escissione della clitoride che aveva da poco subìto: «Ricordo ancora le sue parole, mi fanno male come allora, un dolore fisico. Il dolore della mutilazione che sono riuscita a evitare». Una ‘fuga’ che nella sofferta testimonianza si traduce in senso di colpa: «Sono l’unica ad essersi salvata nella mia classe, nella mia famiglia. Non sono stata mutilata, ma le bambine del mio Paese continuano a esserlo», ha aggiunto.

IL RUOLO DEL PADRE
«Mio padre, un intellettuale e regista riconosciuto in Egitto (ma di origini polacche), non voleva. Mia nonna lo rispettava e non ha osato insistere», ha raccontato Sérénade all’HuffPost. Sua madre, invece, non era contraria, nonostante anche lei avesse subìto i tormenti di questo costume che, privando la vagina dell’elasticità e lubrificazione necessarie, aveva reso la sua vita sessuale e poi le gravidanze molto difficili.

LA BALIA
In un altro post, la donna, ha raccontato l’esperienza della balia che, da adulta, l’aveva aiutata ad allevare suo figlio. Madre di due bambine, aveva rifiutato di farle mutilare. Ma l’Imam della moschea l’aveva convocata. Ogni buona musulmana, aveva detto, deve essere una buona madre e l’escissione è obbligatoria (in realtà la pratica non è mai menzionata nel Corano). Pena, l’isolamento. Davanti a queste pressioni, la donna aveva ceduto e sua figlia, la più grande, durante la procedura aveva rischiato di morire per un’emorragia, poi placata.

ROMPERE IL MURO DI SILENZIO
Secondo i dati Unicef, il tasso di donne sottoposte a escissione in Egitto è del 91%. «Ho deciso di parlare pubblicamente delle mutilazioni perché sono una femminista convinta, mi piacerebbe aiutare a rompere questo muro di silenzio che pesa su tutti noi. Inoltre, nonostante la rivoluzione egiziana sia iniziata nel 2011, le associazioni femministe ancora non osano affrontare l’argomento», ha affermato Sérénade.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 27-04-2016 04:30 PM


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