«Canto per non avere più paura»

di Enrico Matzeu
L'incertezza del futuro, la musica, The Voice. Con il suo ultimo album Le stelle non tremano – Supernovae, Dolcenera vuole dare un messaggio di speranza: «Perché il presente è difficile».

Dolcenera1Salentina, esuberante e letteralmente posseduta dalla musica. Sono questi i tratti che distinguono Dolcenera da qualsiasi altra cantautrice italiana. Merito (o demerito per i suoi detrattori) della nuova esperienza come coach al talent show di Rai Due, The Voice of Italy, che da qualche mese la vede al fianco di Raffaella Carrà, Max Pezzali ed Emis Killa, sulle poltrone rotanti a scegliere le nuove voci tra i tanti giovani talenti.

UN ALBUM PER IL FUTURO
Dolcenera, però, rimane soprattutto una cantautrice e se in tivù ha mostrato la sua personalità a tratti eccentrica, con il suo ultimo album, Le stelle non tremano – Supernovae, vuole dare un segno di speranza, almeno ai suoi fan. Il senso della sua musica è quello di esortare a non avere paura del futuro, visto che il presente è abbastanza difficile e intricato per molti suoi coetanei, soprattutto quelli che sognano di fare il suo lavoro. Manu, così la chiamano gli amici, ha le idee molto chiare su come guardare avanti, anche musicalmente, senza dimenticare l’attenzione per l’attualità: perché tutti in fondo devono contribuire a far evolvere la società e lei può cercare di farlo con la sua voce. A ispirarla per l’ultimo album, infatti, è stata soprattutto «la voglia di combattere l’incertezza del futuro. La reazione alla paura è fare. Soltanto facendo non ci si fa prendere dall’ansia», ha detto a LetteraDonna.

DOMANDA: Cosa la spaventa del futuro?
RISPOSTA: Stiamo vivendo un momento instabile economicamente e socialmente, soprattutto per i più giovani e anche per quelli della mia generazione. Nel mio settore, quello della musica, c’è molta incertezza, anche se la crisi della discografia è più longeva,perché il modo di farla e di ascoltarla sta cambiando.
D: E lei come si regola da questo punto di vista?
R: Credo come tutti, perché la musica evolve, cambia il modo e gli accordi e provi a immaginare la musica del futuro. Io almeno faccio così.
D: Cosa troviamo nel suo ultimo album?
R: La voglia di non avere paura, del resto «le stelle non tremano» è una metafora. Dal punto di vista delle tematiche c’ho messo dentro il sogno, il fare progetti, il provare percorsi alternativi. Cerco di spiegare attraverso le canzoni che è importante rimettersi sempre in gioco. Diciamo che do delle pseudo soluzioni che trovo io stessa giorno per giorno.
D: E dal punto di vista musicale invece?
R: All’interno dell’album c’è questa voglia di fare sostenuta da pezzi molto ritmici. Secondo me al momento c’è poco da piangersi addosso, quindi ho fatto poche ballate. L’unica è Ora o mai più, che ho portato a Sanremo 2016, che però è una canzone sì d’amore, ma anche di percorso individuale all’interno del rapporto di coppia.

D: Come è cambiata la musica di Dolcenera in questi anni di carriera?
R: La mia prima esigenza è quella di sentirmi sempre nuova. Mi piace sperimentare con la musica e sorprendermi. Per questo cerco di non ripetermi quasi mai.
D: A quali altre donne della musica italiana si paragona?
R: In realtà mi sento molto atipica. Penso di avere un sound cantautorale con influssi di elettronica molto spinta, che dalle musiciste donne non ho mai sentito, almeno in Italia, e secondo me è una commistione che ha un valore. C’è qualche uomo che sperimenta con i suoni, come Jovanotti, ma come donna mi sento in una direzione unica.

D: Cosa la fa arrabbiare oggi leggendo i giornali?
R: La mancanza di verità, il poter pensare ai piani alti di prendere in giro le persone o di poter tenere le redini di una situazione che andrebbe raccontata con sincerità in modo che tutti ne possano prendere atto e contribuire a risolvere i problemi che ci sono.
D: A Sanremo l’abbiamo vista sventolare i nastri arcobaleno…
R: Sì c’ho fatto proprio le coreografie.
D: Le piace quindi il percorso che ha preso la legge sui diritti civili?
R: È sicuramente un passo in avanti, ma non equipara totalmente un rapporto tra omosessuali a quello tra eterosessuali, soprattutto per quanto riguarda l’adozione del figlio del partner. Sì, è una piccola conquista, ma nel suo profondo è una legge medievale.

D: Parliamo della sua esperienza in tivù. Perché ha deciso di fare The Voice of Italy?
R: In realtà mi hanno chiamata all’ultimo minuto. Li ha colpiti la mia personalità. Sono stata me stessa: una persona che si diverte con la musica.
D: È così fuori dalle righe come la vediamo?
R: Non sono sopra le righe. Il mio comportamento, se lo immaginate al di fuori della tivù, è super normale. Immaginate una persona che ha una passione per il calcio e guarda la partita della sua squadra del cuore, reagirebbe come me. In tivù si esigono formalismi e sembra una cosa normale. Io mi sento come sul divano di casa mia.
D: Quindi si ritiene spontanea?
R: Assolutamente sì. La televisione oggi volge verso la pseudo verità e quindi mi sono detta: verità sia fino in fondo.
D: Per questo però è stata anche criticata o presa in giro sui social. Le critiche non la feriscono non la feriscono neanche un po’?
R: No, mi fanno ridere. Sono pochi quelli che mi criticano veramente e li chiamano haters o trolls e sono persone che si scandalizzano per niente. Poi in televisione tutto prende un significato esasperato, quindi fa parte del gioco.

D: A tal proposito in una delle ultime puntate è venuta fuori una polemica su Mika, la vuole chiarire?
R: Non era assolutamente una mancanza di rispetto nei confronti di Mika, ma volevo fare un complimento a Mattia Sciascia per la sua voce. Volevo fare un paragone forte, ma si sa che poi le ragazzine la prendono male, anche se lo stesso Sciascia ha detto: «Magari avessi una voce come Mika».
D: Com’è il suo rapporto con gli altri coach? Iniziamo da Max Pezzali.
R: Lui lo conoscevo già e ci vado molto d’accordo, sia dal punto di vista umano che da quello musicale. Ci piacciono le stesse cose. È una persona molto timida, ma mi ci trovo bene perché anche io ho una parte introversa.
D: Con Emis Killa invece?
R: Anche lui lo conoscevo già e mi ci trovo bene.

D: Parliamo di Raffaella Carrà.
R: Con Raffaella è tutto tranquillo. Lei è la nostra consigliera. Nei momenti più difficili c’è lei a cui chiedere consiglio sul da farsi.
D: Ovvero?
R: Ad esempio, prima di iniziare, mi avvertì che per una con il mio carattere non sarebbe stato facile. Devo dire che ci aiuta molto psicologicamente.
D: Qual è la cosa più interessante che le sta lasciando questa esperienza?
R: È positiva, ma sono preoccupata per i ragazzi, mi sento responsabile. Loro sono contenti di essere andati avanti, ma io sono entrata in crisi, perché adesso non si scherza più. Non si rendono conto che si stanno giocando parte della loro vita. Il peso lo sento più io di loro.

D: Che ragazzi ha trovato in questa edizione?
R: Mi rendo conto che mi è capitata una realtà di musicisti e di ragazze cantautrici che fanno fatica ad emergere. Questo è il mio cruccio. Vedo tante cose belle che portano freschezza e innovazione e vorrei riuscire ad aiutarli, perché secondo me hanno delle personalità che mancano in Italia in questo momento.
D: Pensa che The Voice le possa veramente aiutare?
R: Sì e no. Siccome rispetto agli altri talent crea meno affezione, perché i cantanti vengono visti meno volte, la cosa che dovrà compensare questa mancanza è il valore delle canzoni che porteranno e faranno uscire fuori.
D: E lei? Come è riuscita ad emergere?
R: Ho fatto scelte drastiche e ho visto il mondo della musica cambiare. Forse ho avuto tutte le stelle dalla mia parte, perché solo pochissimi riescono a farcela. Oggi servono capacità di cantare, voglia di esprimersi, ma anche saper suonare uno strumento e scrivere canzoni.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 27-04-2016 11:17 AM


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