La voce delle donne afghane

Alissa Rubin ha vinto il premio Pulitzer 2016 nella sezione giornalismo internazionale. Nessuno come lei ha raccontato le violenze e i soprusi che la popolazione femminile di Kabul è costretta a subire.

alissa rubinHa dato voce alle donne afghane, raccontando le crudeltà che sono costrette a subire quotidianamente. E l’ha fatto con tale accuratezza e in modo così toccante da essere premiata con il premio Pulitzer 2016 nella sezione giornalismo internazionale. Lei è Alissa J. Rubin e scrive per il New York Times. In teoria vive a Parigi, ma il suo vero orizzonte coincide con il mondo, quello straziato da guerre e violenze. Per raccontarlo farebbe di tutto, nulla potrebbe fermarla. Nemmeno un incidente in elicottero che, in passato, stava per costarle la vita.

DAGLI USA AL MEDIO ORIENTE
Dopo aver trascorso le prime fasi della sua carriera scrivendo per quotidiani minori, nel 1997 arriva al Los Angeles Times. Inizia come corrispondente da Washington, ma viene presto trasferita in Europa per seguire la difficile situazione dei Balcani. Poco tempo dopo, entra in contatto con il mondo Medio Orientale, diventando caporedattrice per gli uffici di Baghdad. Il 2007 è l’anno della svolta: entra nel New York Times, per il quale rimane a Baghdad per un paio d’anni. Nel 2009 si sposta a Kabul, dove rimane per circa quattro anni, prima di spostarsi a Parigi.

Alissa Rubin 2015(1)L’INCIDENTE
Ma Alissa non ama stare lontano dal fronte, non ama osservare i fatti da lontano. Così nel 2014 torna in Iraq. È l’anno dell’incidente: a bordo di un elicottero che portava aiuto agli yazidi, precipita. Il pilota perde la vita, Alissa e il resto dell’equipaggio sopravvivono. Non incolumi: la giornalista si frattura il cranio e si spezza entrambi i polsi. Ma poi riesce comunque a scrivere un articolo dove racconta l’accaduto.

A KABUL
Ma è appunto l’Afghanistan il Paese a cui Rubin ha dedicato quelli che sono stati giudicati come gli articoli più toccanti e avvincenti della sua carriera. ‘Pezzi’ che raccontano che cosa significa essere una donna, a Kabul e non solo. Dalla seduzione del terrorismo, raccontata dalla quasi-kamikaze Baida, ai matrimoni forzati con i quali i mullah giustificano gli stupri nella prima notte di nozze. E, ancora, il caso di Farkhunda, linciata da centinaia di persone perché accusata di aver bruciato il Corano, o la difficile lotta per far entrare le donne nei corpi di polizia, a dispetto dei tradizionalismi più estremi. Tutto raccontato da una donna che, non a caso, è considerata e ammirata come uno dei giornalisti più coraggiosi e intellettualmente acuti in tutto il mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 19-04-2016 12:52 PM


Lascia un Commento

*