«Voglio fare l'assessore»

di Paola Medori
A tu per tu con Platinette, che oltre alla sua esperienza a Ballando, ci ha parlato di amore, sesso, cibo e politica. «Ho detto sì al candidato sindaco per Milano Marco Cappato: sarò nella sua squadra».

Rai: ''Ballando con le stelle''È sempre difficile trovare le parole giuste per descrivere una mente che negli anni ha saputo unire e dividere il pubblico televisivo (e non solo) con le sue provocazioni tanto effervescenti quanto intelligenti. Platinette, classe 1955, è un’esplosione di battute e di riflessività. Conduttrice, cantante, e opinionista é nel cast della undicesima edizione di Ballando con le stelle. Tanghera nel cuore, diffidente per natura. Durante il talent show, però, si è completamente lasciata andare, affidandosi al suo giovane maestro Raimondo Todaro e tra una battuta e l’altra, un valzer e un movimentato twist, èarrivata ad aggiudicarsi la semifinale, sorprendendo tutti. Merito di una passione per la danza che gli sta regalando «il piacere di un’armonia del corpo che fino a ieri mi era sconosciuta».

DOMANDA: Sta vivendo un momento d’oro a Ballando. Cosa l’ha spinta ad accettare la sfida?
RISPOSTA: Volevo pensare meno e agire di più. Ho deciso di cambiare un po’, alla soglia della terza età. Prima di dire addio è meglio buttarsi nella danza, che vivere sempre a ritmo di Rock and Roll.
D: Cosa le ha regalato il talent?
R: Ballando è stata la chiave ideale per rafforzare questa testina che ha avuto e ha ancora a che fare con problemi legati a un comportamento alimentare sbagliato. Grazie a questa esperienza ha avuto una tregua e un discreto miglioramento.
D: Contrariamente a ogni pronostico è arrivata in semifinale. Chi ringrazia per questo obiettivo?
R: Il mio partner che ha capito di me quello che neanche io avevo ancora compreso. Se si dà fiducia agli altri, come fa lui nei miei confronti, si possono raggiungere degli obiettivi strepitosi. Neanche io pensavo di arrivare così avanti e bene, nel senso che il corpo risponde e stranamente anche la mente, pur deragliata.
D: L’insegnamento più grande che sta ricevendo dal ballo?
R: La capacità di lavorare con gli altri e di armonizzare una decisione che parte dalla testa e arriva all’arto. La danza è una pratica che per molti versi risponde a quella della musica, il mio vero ambito professionale. Ho imparato che bisogna umilmente saper contare, prima devi imparare in maniera mnemonica e meccanica, poi arricchirlo, forse con troppi roccocò, ma chi se ne frega visto che il mio destino non è nella moderazione!
D: Qual è la sua disciplina preferita?
R: Ora sto provando il tango, un’esperienza da brivido, anche se non vorrei che fosse un segnale simile a quello di chi mi ha preceduto, Claudia Koll, che è passata dal tango al misticismo praticato. Non credevo, ma l’emozione di questo ballo con un uomo ha superato la mia più fervida immaginazione. Io sono una tanghera o forse un tanghero.
D: Si è sentita un po’ presa di mira dalla giuria?
R: No, era tutto facilmente immaginabile. Nel racconto televisivo ciascuno svolge il proprio ruolo e che la Lucarelli fosse un filo perfida, per definizione, me lo dicono quotidianamente i suoi articoli e il suo modo di scrivere, tra l’altro bellissimo e ricchissimo. Trovo, peró, che in tivù sia più propensa a lasciarsi andare alla vanità, tipica di molti giornalisti davanti alla telecamera, e questo non le rende onore sul piano del linguaggio rispetto a quello che usa quando scrive.
D: Quindi boccia la Lucarelli come giudice?
R: Io ho fatto la mia parte e lei la sua. Abbiamo trovato un territorio comune che è quello di detestare tutte e due le critiche. Io le odio e non le accetto quando sono immotivate o comunque senza una spiegazione plausibile. Mi sembra che lei sia sulla buona strada per essere più permalosa di me.
D: Nella vita si definisce competitiva?
R: No, assolutamente. Sono una lottatrice che risponde alle provocazioni. Non parto mai per prima, e se lo faccio, mai con in mano un kalashnikov.
D: Chi vincerà il programma?
R: Non porta bene dirlo. Spero che vinca una donna, che possa cementare così una carriera strepitosa, e che questo le renda onore là dove, in altri settori della comunicazione e dello spettacolo, non è stato reso nella giusta maniera.
D: Parliamo di Rita Pavone?
R: L’ha detto lei…
D: È molto amica di Asia Argento. Quale aspetto del vostro carattere vi ha fatto legare?
R: L’essere due borderline, improvvisamente piombate nella cosiddetta normalità dello show del sabato sera di RaiUno. Fino a ieri sembravamo due cani con una malattia contagiosa, poi ci siamo ritrovate entrambe desiderose di piacere a un pubblico molto tradizionale.
D: Siete in cerca dell’approvazione?
R: Un segno, credo, delle nostre rispettive difficoltà nell’accettazione di una vita ordinaria che oggi affrontiamo con meno paure di quanto ne avessimo prima. Quando mi ha fatto vedere le foto dei suoi figli ho scoperto  una madre tenera che mi ha commosso parecchio.
D: Dopo l’intervento chirurgico è dimagrita molto. Come ci si sente a rimettersi in pista?
R: Un usato sicuro, non ho fatto cromature, né stiramenti, anche se non escludo di farli. Però l’inseguimento di una forma fisica perfetta non sarà mai una sottomissione come è stata quella con il cibo.
D: Che ne pensa delle diete lampo o quelle in stile Lemme seguita da Flavio Briatore?
R: L’ho provata anche io, per dimagrire ne ho fatte di tutti i colori. Dal punto di vista personale le trovo deleterio, perché la dieta Lemme, come quella di altri nutrizionisti o dietologi, fa dipendere tutto da una persona o da un protocollo. Io ho fatto un ulteriore passo, decisivo, ho preso in mano il mio destino e l’ho cambiato attraverso un semplice palloncino. Lo consiglio a tutti per non dover sottostare sempre a qualcosa o a qualcuno.
D: Con il tempo e nuove esperienza di vita, la sua idea di famiglia è cambiata o la trova ancora banale?
R: Si, ma solo per me. Invidio chi ne ha una solida e felice, costruita con amore e continuità. La mia famiglia, quella che io reputo tale, é fatta dagli incontri di esistenza, oltre a quelli con mia sorella, ma sarebbe disonesto dire che mi ritrovo in quel tipo di famiglia, tradizionalmente intensa. Ce ne sono altre, non le inseguo, non voglio sposarmi con nessuno, neanche con il pubblico. Voglio avere finalmente un buon rapporto con me stesso.
D: Oggi come è il suo rapporto con il sesso?
R: Discontinuo. Non vorrei deludere Venditti, ma c’è sesso senza amore, e si fa benissimo perché l’amore si può riservare a persone con cui non si va a letto ma con cui si ha una relazione che assomiglia alla complicità e non ad una pratica di 15 minuti. Detesto gli uomini che quando fanno l’amore parlano, come se ci debba essere sempre qualcosa da dire.
D: Se dovesse sperare in un amore?
R: Lo sognerei con una donna, e non per far il bastian contrario, ma perché l’ho provato e so che è totalizzante. È stato quello con mia madre che non si è mai più ripetuto nella mia vita.
D: Ora Platinette si sente finalmente serena o è ancora così spietata con se stessa?
R: La serenità è uno stato di grazia che lascio a coloro che hanno passato dei momenti terribili, io non li ho ancora passati. Il vulcano non ha ancora eruttato, quando lo farà i lapilli andranno ovunque e sarà un attimo di disfatta totale che sogno come definitiva. La serenità non credo sia produttiva: è soltanto un momento di apatia.
D: Sogna ancora di entrare in politica?
R: Ho detto sì a Marco Cappato (del Partito Radicale, ndr), candidato a sindaco di Milano, per entrare nella sua squadra. Non mi dispiacerebbe affatto una carica locale, come assessore alla comunicazione e allo spettacolo, anche se penso di aver raggiunto il limite massimo. Ho superato i 60 ma la voglia di fare politica e di cimentarmi sul territorio non è finita.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 15-04-2016 08:19 PM


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