Il congedo per le vittime delle violenze c'è ma è inapplicabile

Tutto dipende dall'Inps che secondo sindacati e associazioni non avrebbe ancora, a quasi un anno di distanza, pubblicato la cricolare applicativa.

violenzaDoveva essere uno dei fiori all’occhielo del Jobs Act targato Renzi ma il congedo per le vittime di violenza sessuale, il decreto legislativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 giugno 2015 e entrato in vigore il giorno successivo, è bloccato a causa della burocrazia. Il Governo aveva preso atto della piaga che in Italia colpisce ancora troppe donne ogni anno (6,7 milioni sono state le vittime nel Paese) proponendo questo provvedimento.

COSA PREVEDE LA LEGGE
L’innovativo provvedimento a tutela delle vittime di abusi prevede per «le lavoratrici inserite in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, sia dipendenti (pubbliche e private) che collaboratrici a progetto, il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo massimo di tre mesi». Il tutto senza perdere lo stipendio e continuando a maturare i contributi. Proprio come accade per la maternità. Eppure, a distanza di quasi un anno il provvedimento è caduto nel dimenticatoio. Il motivo? La classica burocrazia che tutto ferma e rallenta.

COSA MANCA
A bloccare la legge sarebbe, come riporta la Repubblica, una circolare applicativa dell’Inps. Un passaggio importante senza il quale le aziende non possono dare seguito alle richieste delle dipendenti. La delibera amministrativa deve passare dalla direzione centrale prestazioni a sostegno del reddito dell’Inps. Eppure, quello che dovrebbe sembrare un comune passaggio, è rimasto sin’ora fermo su qualche scrivania.

LA PROTESTA
E se il Governo non sembra gradire trincerandosi dietro un silenzio rabbioso, ad alzare la voce ci hanno pensato i sindacati. In primis la Cgil  che ha chiesto all’Inps, attraverso la responsabile delle Politiche di genere nazionale, Loredana Taddei di «emanare subito la circolare. Questo diritto è ancora scritto sulla carta e non è esigibile». Ma le critiche sono piovute anche dai centri antiviolenza: «Sono stata tra le più critiche nei confronti della norma perché per il 95% della donne è impossibile denunciare la violenza. Adesso, però, rivendico il diritto ad aver l’applicazione di una legge, anche fosse buona solo per una donna», ha spiegato la presidente di Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , , Data: 15-04-2016 04:18 PM


Lascia un Commento

*