«Mamma, mi unisco alla jihad»

Secondo una ricerca canadese uno su cinque dei combattenti reclutati dal gruppo terroristico negli ultimi anni è di sesso femminile. Spesso sono adolescenti che «cercano di dare un senso alla loro vita».

Women, who are part of the Sawt al-Haq (Voice of Rights), stand with their weapons as they undergo military training in AleppoSecondo uno studio condotto dall’Università canadese Concordia, il sedicente Stato Islamico ha attivato una formidabile strategia per reclutare donne in Occidente: uno su cinque dei militanti arruolati negli ultimi anni è infatti di sesso femminile. Le donne, però, spesso descritte come vittime, molto frequentemente, sottolineano i ricercatori, sono invece parte accondiscendente e attiva nelle azioni terroristiche dell’organizzazione.

IL RUOLO DELLE DONNE
Anche se di solito sono assenti dai combattimenti (gli estremisti le preferiscono in cucina), le militanti sono molto propositive nella macchina da guerra contro gli ‘infedeli’ e spesso accettano volentieri la loro missione primaria, ovvero quella di fare bambini destinati a diventare soldati per il Califfato. Il ruolo di madre, infatti, è centrale nell’organizzazione dello ‘Stato’. Altra attività ricoperta dalle donne, ha aggiunto la studiosa Marie Lamensch, è quello di fare da ’polizia morale’ (leggi qui per approfondire), per monitorare il codice di abbigliamento e il comportamento delle loro ‘simili’.

SPESSO LE DONNE SI UNISCONO A GRUPPI ESTREMISTI
«Non dovrebbe sorprenderci che anche le donne si uniscono a gruppi di tale violenza.È da molto tempo che sono coinvolti negli atti dei gruppi estremisti in Pakistan, Indonesia e nel conflitto israelo-palestinese, in particolare», ha affermato Kyle Matthews, vice direttore dell’Istituto di Montreal per gli Studi sul genocidio e i diritti umani.

«SPESSO CERCANO UN SENSO»
Queste giovani jihadiste provenienti, spesso, dall’Europa o dal Nord America, sono poco più che adolescenti che «cercano di dare un senso alle loro vite». Come del resto gli uomini, i quali credono di imbarcarsi in una lotta di liberazione nazionale in stile Che Guevara.

«I SOLDATI NON SONO ‘PRINCIPI AZZURRI’»
Certo, non tutte le donne riescono a integrarsi. Nell’arrivo di molte, ovviamente, fa tanto la propaganda, che speso raffigura il soldato come una sorta di ‘principe azzurro’ che combatte per proteggere donne e bambini. «Una volta in Siria, le donne si rendono conto che la realtà è diversa: si trovano in un paese in guerra, dove le bombe esplodono ogni giorno e dove non c’è elettricità o acqua corrente. C’è da sottolineare che è molto più difficile per una donna che per un uomo di uscire dal gruppo», ha concluso Marie Lamensch.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, Top news Argomenti: , Data: 14-04-2016 05:31 PM


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