L'architettura (non) è donna

Il New York Times ha indetto un sondaggio in cui le addette ai lavori potevano dire la loro sulle discriminazioni di genere che hanno subito nel corso delle loro carriere. Ecco le testimonianze più significative.

«Essere architetto per una donna è davvero molto difficile. Purtroppo questo è ancora un mondo di uomini». Con questa dichiarazione l’architetto Zaha Hadid, scomparsa il 31 marzo 2016, aveva denunciato al mondo l’ineguaglianza che ancora oggi esiste nel mondo dell’architettura tra uomini e donne (qui tutto quello che bisogna sapere su di lei). Uno studio sul gender gap fatto nel 2016 dall’American Institute of Architects ha scoperto che le donne credono fermamente che non ci sia una parità di genere nel mondo lavorativo, che le donne e le minoranze sono scartate quando si tratta di posizioni importanti e quanto la differenza di genere sia ancora evidente quando si vanno a confrontare le buste paga. Dopo la sua morte, il New York Times ha deciso di chiedere il parere di architetti donna attraverso un questionario online, in cui potevano raccontare la loro esperienza lavorativa. Abbiamo selezionato per voi le più importanti.

MOLTE DONNE ABBANDONANO LA CARRIERA DA ARCHITETTO
«Questo campo sta perdendo sempre più donne», ha dichiarato la newyorkese Carol Kurth. Le cause sono tra le più varie: dall’impossibilità di trovare un lavoro alla fine degli studi, come sostiene l’australiana Deborah Barnstone, ai salari ancora troppo bassi rispetto a quelli dei colleghi maschi. Fino alla prospettiva di una gravidanza, come ha raccontato Maia Small: i suoi clienti erano infatti spariti dopo che lei aveva accettato un incarico importante mentre era incinta di sette mesi.

SOLO COL MARITO PUÒ AVERE SUCCESSO
Molte sono costrette a soluzioni alternative pur di avere successo. Ha scelto questa strada la brasiliana Flavia Quintanilha, che ha raccontato di aver iniziato la sua carriera in coppia col marito: «Può sembrare orribile, ma non ho mai pensato che potesse andare diversamente. Ho semplicemente scelto di non schierarmi contro la cravatta».

HA DOVUTO CAMBIARE AMBITO PER SENTIRSI APPREZZATA
Ma anche quando si riesce ad entrare nel mondo lavorativo, essere presa sul serio è un grande problema: «C’è sempre quel momento in cui entri in un sito in costruzione e alcuni ti considerano una ficcanaso in un club per soli uomini», ha dichiarato Amanda McNally. Ma non è la sola a pensarlo. Anche secondo Rebecca Barnes l’atteggiamento verso una collega è spesso diverso, fino ad essere discriminatorio: «Dopo anni che venivo trattata con accondiscendenza, come il membro carino e dolce del gruppo, ho lasciato il mio lavoro per una posizione nell’urban design. Senza quella decisione probabilmente avrei cambiato totalmente settore», ha scritto nel questionario.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , , Data: 13-04-2016 04:58 PM


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