#Bastatacere gli abusi in sala parto

di Matteo Innocenti
Maltrattamenti e insulti: mira a far luce su questi episodi la proposta di legge che vuole che sia riconosciuto reato di violenza ostetrica sulle donne. La campagna su Facebook e le testimonianze.

Quello del parto è un momento indimenticabile. Spesso, però, anche in senso negativo. Troppo spesso infatti le puerpere vivono esperienze da incubo, in balia di medici con troppa fretta e ostetriche dai modi bruschi. C’è chi racconta di essere rimasta senza acqua da bere per 24 ore, chi ha subito dolorose manipolazioni al collo dell’utero non necessarie e suture senza anestesia. In alcuni periodi dell’anno sembra che sia normale, in ostetricia, attendere quattro giorni per il cambio delle lenzuola sporche di sangue. Gli insulti, poi, sono all’ordine del giorno, e non è raro che dottori e infermiere accusino le partorienti di fare troppe domande e avanzare pretese. Per evitare che le puerpere subiscano inutili traumi fisici e psichici, l’onorevole di Sinistra Italiana Adriano Zaccagnini ha presentato l’11 marzo la proposta di legge ‘Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico’, che chiede il rispetto dei fondamentali diritti umani della madre e delle persone che nascono: «La proposta è già stata affidata alla Commissione Affari Sociali e spero che l’iter per l’approvazione si possa concludere entro l’estate. Ho affrettato i tempi perché Paola Binetti ha presentato una proposta di legge che prevede l’adozione in tutte le sale parto italiane di una cintura che serve a spingere sulla pancia delle donne durante il parto, riproducendo la pericolosa manovra di Kristeller». La proposta di legge di Zaccagnini si muove, insomma, su un doppio binario: se da una parte punta far diminuire il numero dei cesarei in Italia, dall’altra parla apertamente di ‘violenza ostetrica‘ (leggi qui la testimonianza di una madre), che si può verificare anche durante un parto naturale.

Adriano Zaccagnini interviene in Parlamento

Adriano Zaccagnini interviene in Parlamento.

IN ITALIA TROPPI CESAREI
Secondo i dati del Ministero della Sanità, frutto di un’inchiesta disposta nel 2012 dall’allora ministro Renato Balduzzi, in Italia il numero dei cesarei fa sospettare un uso ‘opportunistico’ della pratica, slegato dalle reali necessità cliniche. In Friuli, ad esempio, sono il 23% del totale, mentre in Campania addirittura il 62%. «In Italia ci sono troppi cesarei che vengono fatti solo per ottenere il rimborso delle spese mediche e che coinvolgono personale inadeguato», denuncia Zaccagnini. Per ‘spingere’ la proposta di legge è nata anche la campagna social #BastaTacere, lanciata insieme a Elena Skoko e Alessandra Battisti del network internazionale Human rights in childbirth. La campagna invita le donne che hanno vissuto esperienze traumatiche durante il parto a denunciare, in forma anonima, gli abusi, i maltrattamenti e le violenze subite. Termini forti, ma non esagerati per Elena Skoko: «È stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità a invitare i singoli stati a dare voce alle donne. La nostra campagna è una risposta diretta a questa richiesta. Il problema è globale ma, mentre in Italia l’argomento è tabù, in Sud America ad esempio si parla apertamente di ‘violenza ostetrica’».

OLTRE 700 TESTIMONIANZE
La nascita di un bimbo può diventare un dramma per la mamma e la proposta di legge punta proprio a introdurre il reato di violenza ostetrica. Nel frattempo, la campagna di sensibilizzazione, lanciata da pochi giorni, va a gonfie vele: la pagina Facebook di #BastaTacere (Basta Tacere: le madri hanno voce) ha oltre 17 mila ‘like’ e sono più di 700 le mamme ad aver raccontato le esperienze traumatiche vissute in sala parto (è nata anche una contro-campagna, con molti meno follower – poco più di 200 –  dal nome Basta Tacere: le ostetriche hanno voce). Alessandra Battisti tiene a precisare: «Non siamo contro il cesareo in sé, perché può salvare la vita alla madre e al neonato. Ma se è superfluo diventa solo un intervento invasivo e pericoloso. La campagna comunque non vuole aggredire chi fa bene il suo lavoro, ma lanciare un allarme nei confronti di un problema che ancora si fa finta di non vedere». Nelle sale parto italiane i maltrattamenti, gli errori medici, il disinteresse per le mamme in attesa e l’incuria sono all’ordine del giorno. Ecco alcune testimonianze anonime raccolte nell’ambito della campagna #BastaTacere.

DUE SU DUE
Fregata due volte nello stesso ospedale. Anche se la seconda volta mi sono presentata a dilazione completa sono riusciti a fare danno lo stesso. Non parliamo della violenza verbale. Ogni volta ho dovuto fare la pazza per avere mio marito accanto. Induzione per travaglio troppo lungo. Monitoraggio. Episio. Presa entrambe le volte di forza da cinque persone e messa in litotomica nonostante tentassi nel dolore di difendermi. Kristeller. Non parliamo della sutura (dopo sei anni ancora sanguina). Taglio precoce cordone. Placenta tirata senza aspettare. Bambini allontanati per almeno sei ore nonostante le mie richieste. La prossima volta non mi fregate.

21 ANNI, COLLASSATA
Alle 9 del mattino arrivo in ospedale in preda alle doglie e vengo lasciata per un’ora nel corridoio perché non c’è posto. Alle 10 un ginecologo mi visita con violenza ed esclama «Questa si spiccia subito!». Dalle 10 alle 18 circa subisco ogni genere di umiliazione da sola in sala travaglio: rasatura – clistere – pipì a letto – visite dolorose – rottura del sacco – vomito – piango e… «Quante storie, hai 21 anni!». Non mi fanno bere, né mangiare, né andare in bagno, né alzarmi. Fissa a letto, monitoraggio e ossitocina. Ore 18.47: nasce mio figlio e io neanche lo ricordo. Ero collassata.

L’HAI VOLUTO NATURALE?
Primo figlio: cesareo programmato. Io: «In che cosa consiste l’anestesia peridurale?» L’anestesista: «Le piantiamo un ago nella schiena». Fine del colloquio per il consenso informato. Secondo figlio: parto naturale. Episiotomia suturata da uno specializzando evidentemente inesperto. Senza anestesia. Il dolore è molto più intenso di quello del parto. Io urlo e salto a ogni punto e questo non aiuta. La ferita si chiude tardi e male, si infetta. Al controllo il primario mi ride in faccia e dice: «L’ha voluto fare il parto naturale dopo il cesareo?» A 13 anni di distanza la cicatrice fa ancora male.

BUON ANNO
Mio figlio ha deciso di nascere il 31 dicembre 2015, poco prima del Capodanno. Ho fatto un travaglio bellissimo, con una persona competente […] Poi purtroppo c’è stato il cambio turno e hanno deciso che dovevo partorire prima dello smonto. Hanno chiamato mio marito solo al terzo tentativo e non hanno chiamato il mio ginecologo, che era disponibile […] Ho subito un’episiotomia senza anestesia e senza aspettare la contrazione, mi hanno fatto l’ossitocina negli ultimi due minuti del parto e il ginecologo mi ha urlato contro di non essere degna di essere madre perché quando ho visto mio figlio gli ho detto ‘Ciccione di Mamma’ (3,850 kg). Sono stata ricucita senza anestesia, tra urla disperate, e mi hanno provocato degli ematomi […] Sono rimasta quattro giorni con le lenzuola sporche, perché nei giorni di festa la lavanderia non faceva servizio.

PARLA L’ANESTESISTA
Non sono madre. Non sono gravida. Sono solo una specializzanda di anestesia che ha lavorato in una clinica ostetrica degli orrori. Sono rimasta scioccata da questa esperienza. Non esiste un reparto paragonabile all’ostetricia per crudeltà, freddezza, spersonalizzazione, mancanza di rispetto per la donna e per la vita che nasce. Non ho mai visto così tanta sofferenza gratuita […] e non capisco perché si debba tollerare tutto questo nel 2016. Spero di poter portare il mio piccolo contributo per migliorare l’avventura in sala parto per qualcuna di voi in futuro. Mi riconoscerete. Sarò l’anestesista che vi dirà: «Buongiorno signora, come sta? Chi facciamo nascere oggi?».

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