Quanto è amaro il cupcake femminista

Se le donne guadagnano di meno, per loro comprare un dolcetto costerà di meno. È l'iniziativa lanciata da un gruppo di studentesse australiane per combattere il pay gap. Ma alcuni uomini le hanno minacciate di morte e di stupro.

cupcakePrendete un uomo, prendete una donna. Fategli fare lo stesso lavoro. A parità di tempo, la donna guadagnerà di meno. Questo fenomeno si chiama gender pay gap ed è diffuso in tutto il mondo. Anche in Australia. Dove, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema, un collettivo di studentesse dell’Università del Queensland ha organizzato una vendita di cupcakes. Adattando i prezzi in base al gender. Ma tenendo conto anche delle preferenze sessuali, dell’etnia di appartenenza e di eventuali disabilità. Insomma, le donne pagano di meno. E gli studenti maschi si sono arrabbiati. Arrivando a minacciare di morte e di stupro le organizzatrici.

A CIASCUNO IL SUO PREZZO
Come funziona concretamente il meccanismo di vendita? Lo spiega il Guardian. Se un maschio, bianco, eterosessuale e in salute che lavora nel settore legale viene pagato 1 dollaro, a parità di impiego e di quantità di lavoro, una lavoratrice donna e di colore guadagna appena 55 centesimi. Che è il prezzo a cui potrà acquistare il suo cupcake. Mentre il tipo di uomo che abbiamo preso in considerazione pagherà, appunto, un dollaro pieno. Rispecchiando il divario tra gli stipendi delle due ‘categorie’.

«VOGLIO STUPRARE LE FEMMINISTE»
Non è la prima volta che nel mondo vengono organizzate iniziative del genere. La notizia, stavolta, sta nelle violente reazioni che ha scatenato sui social network tra parte dell’utenza maschile, che si è sentita a sua volta discriminata, sfociate anche in messaggi di pessimo gusto: «Meno male che c’è questo evento, così non dovrò imbattermi in tutte quelle ragazze brutte che saranno impegnate nel raduno femminista». O, ancora più agghiacciante: «Voglio stuprare queste stronze femministe con i loro fottuti dolcetti». Post di questo tenore non sono stati solo postati sulla pagina Facebook ufficiale dell’evento, ma sono stati inviati anche tramite messaggi privati ed email alle organizzatrici. I messaggi più violenti non sembrano essere stati scritti da studenti dell’Università, però, ma da soggetti esterni che non sono stati identificati. Leoni da tastiera che all’evento, quello reale, non si sono fatti vedere.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , , , Data: 06-04-2016 02:10 PM


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