Tutte col velo a Cortina

L'Assemblea della Comunanza delle Regole ampezzane vieta per la terza volta consecutiva alle donne l'ingresso nei ranghi dell'istituzione e loro protestano coprendosi il volto, proprio come accade nei Paesi islamici.

CatturaFumata nera, anzi nerissima per le donne di Cortina d’Ampezzo. Per la terza volta consecutiva, infatti, l’Assemblea della Comunanza delle Regole ampezzane ha respinto la richiesta da parte di mogli, sorelle e figlie di entrare come membri dell’antica istituzione. Del resto l’istituto preposto ad amministrare le proprietà collettive, pascoli e boschi della comunità sono ancora fortemente legati all’idea del pater familias. Ovvero l’antico custode delle memorie degli antenati, nonché del fuoco domestico. E cosa c’entrano le donne con tutto questo? Meglio una ‘femmina’ «che la piasa, che la tasa, che la staga a casa» (in italiano «che piaccia, che taccia, che stia a casa») come recita un vecchio detto veneto.

VOTO NEGATIVO
E se l’Assemblea della Comunanza le vede ancora in un’ottica quasi Medievale, loro, le donne di Cortina, hanno voluto rispondere per le rime a quel fare maschilista che impedisce di far parte del cuore della comunità. Anche perché l’ingresso delle quote rosa nell’Istituto è un tema caldo. Soprattutto dopo che, come riporta il Corriere delle Alpi, i membri delle Regole di Costalta di San Pietro di Cadore hanno varato la svolta epocale: «Per approvare il nuovo statuto ci servivano 99 voti favorevoli su 199 aventi diritto. Ne abbiamo avuti ben 116, su 127 votanti effettivi. In pratica un plebiscito», ha spiegato il presidente Silvano Eicher Clere. A Cortina questo non è avvenuto. Servivano 434 voti sui 696 disponibili per far passare la storica apertura. Ma la riforma è stata acnora una volta rimandata a causa dei 211 voti contrari, delle 16 schede bianche e delle sette nulle.

LA PROTESTA
L’ennesimo rifiuto non è stato digerito dalle ampezzane che per tutta risposta si sono velate come a simboleggiare quanto sia retrograda la comunità di Cortina. O almeno in alcune istituzioni. Anche perché l’ultimo rapporto sulla presenza delle donne nei Parlamenti del mondo aggiornato al primo febbraio 2016, ha visto in testa il Ruanda con quasi il 64% di presenze femminili, seguito da Bolivia (53%), Cuba (49%), Seychelles (48%), Svezia (44%)… E l’Italia? Con un misero 31% di donne in Parlamento si attesta appena al 42esimo posto, dopo Angola, Burundi, Macedonia e perfino Paesi arabi e islamici come l’Algeria o la Tunisia. È proprio il caso di dire che questa volta tutto il mondo non è paese.

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , Data: 06-04-2016 01:02 PM


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