«Stuprate, più volte, ogni sera»

La storia delle donne rapite da Boko Haram e tenute per mesi in piccole capanne di paglia in mezzo alla foresta. Aspettando con terrore tutti i giorni il ritorno dei loro aggressori.

stupro-16Sono state tenute per mesi in piccole capanne di paglia in mezzo alla foresta, aspettando con terrore ogni sera il ritorno dei loro stupratori.

TRA STUPRI E INDOTTRINAMENTO FORZATO
Il Washington Post ha raccontato la recente scoperta di una campagna di stupro e schiavitù sessuale nel nord-est della Nigeria condotta dall’organizzazione terroristica Boko Haram. Migliaia di ragazze sono state trattenute contro la loro volontà, costrette a matrimoni forzati e soggette a indottrinamento implacabile. Coloro che hanno cercato di ribellarsi sono state fucilate. Molte delle donne coinvolte hanno ritrovato la libertà grazie a una serie di operazioni militari nigeriane. Ma i problemi delle giovani non sono finiti con la ‘scarcerazione’. La maggior parte delle sopravvissute non hanno più case. Le loro città sono state rase al suolo. E, come non bastasse, sono ancora etichettate come ‘mogli di Boko Haram’.

LA STORIA DI HAMSATU E HALIMA
Per sette mesi, Hamsatu, ora 25, e Halima, 15, sono stati tra schiave sessuali. Violentate quasi ogni giorno dalla stessa unità di combattenti nella remota foresta Sambisa. Ora, vivono in una stretta, tenda bianca in un campo, con sacchi di cemento vuoti cuciti insieme per creare una cortina. Era il settembre 2014, quando i terroristi hanno preso possesso della città natale delle due ragazze, Bama, vicino al confine con il Camerun. Molti dei 350 mila residenti sono riusciti a fuggire. Ma i combattenti hanno subito iniziato a uccidere gli uomini, spesso decapitandoli e buttandoli nelle fosse comuni. Con un gruppo di circa 25 altre donne, Hamsatu e Halima sono state costrette a viaggiare a piedi verso la Foresta Sambisa, dove Boko Haram aveva istituito campi per le sue schiave del sesso.

VIOLENTATE PIÙ VOLTE AL GIORNO, DA PIÙ UOMINI
Le donne sono state assegnate ciascuna a una capanna, il cui spazio consentiva soltanto di sdraiarsi. Hamsatu ha detto che a qualche giorno dall’arrivo, un combattente, il cui nome non ha mai imparato, è entrato nella capanna e ha iniziato a pregare in arabo. Da lì, la violenza non si è mai fermata. Più uomini, tutte le sere, andavano da lei e ne abusavano. Accusandola, in alcuni casi, di non pregare abbastanza. Altre volte non dicevano nulla, le strappavano il velo e la violentavano sul pavimento. Dopo due mesi è rimasta incinta.

«APPETITO SELVAGGIO PER IL SESSO»
Alle sopravvissute, la campagna dei combattenti non sembrava guidata da un’ideologia ma da un appetito selvaggio per il sesso e la violenza. «Lo stupro non è solo un sottoprodotto del caos della guerra in Nigeria, ha detto nel 2015 il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, bensì «una calcolata tattica del terrore».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 04-04-2016 07:09 PM


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