Il Paradiso a un'ora di Milano

di Stefania Romani
Alla scoperta delle Isole Borromee, oasi di natura e arte nella cornice del lago. Tra giardini botanici, palazzi nobiliari e passeggiate romantiche, ecco il nostro itinerario.

isolabellaNon è la prima volta che vedo le isole Borromee, ma per la riapertura primaverile ci torno sempre volentieri. Mi stuzzica l’idea di trovare a un’ora da Milano un’oasi di natura, bellezza, arte, sullo sfondo del paesaggio lacustre. Che, già da solo, ha il suo fascino. Poi, tutti gli anni, vedo il risultato di qualche restauro, perché il circuito è al centro di un ‘cantiere continuo’, che ha toccato via via arazzi, fontane, affreschi, grotte sotterranee, esterni. Sono partita così per l’itinerario (guarda qui il sito delle isole Borromee) che, grazie all’amore per il verde e alla cura del dettaglio, collega idealmente il parco rinascimentale dell’isola Bella, quello romantico dell’isola Madre e il giardino medievale della Rocca di Angera, in provincia di Varese. Dietro a tanto splendore, oltre a un patrimonio secolare di passione e competenze, che fa capo al casato dei Borromeo, c’è il lavoro di decine di giardinieri, coordinati da un nome di punta del panorama internazionale come Gianfranco Giustina, che nel 2014 ha ricevuto dalla Royal Horticultural Society di Londra il riconoscimento come miglior floricoltore dell’anno.

COME UNA NAVE FIORITA SUL LAGO
Salita a bordo del battello, dalla banchina di Stresa (Verbania), mi rendo conto che da lontano l’isola Bella dà l’impressione di una nave fiorita che solca il lago, come la voleva Vitaliano VI Borromeo, che nel Seicento ha dato il via ai lavori per trasformare lo sperone roccioso, abitato dai pescatori, in un ‘luogo di delizie’. In meno di dieci minuti arrivo a destinazione: lungo i fianchi dell’isola, tutta a gradoni, a piante e fiori si alternano statue, balaustre, fontane e obelischi. Sono elementi che mi accompagnano per tutta la passeggiata, incorniciando la vista sulle montagne svizzere, i vialetti attorno al teatro Massimo e quelli fra le aiuole del Giardino d’amore, ricamate dal bosso che mi sembra letteralmente disegnato. È un panorama che seguo a perdita d’occhio anche dall’interno del palazzo barocco: il salone a pianta centrale, con una volta maestosa, conta vetrate e finestre, incorniciate da stucchi esuberanti, che si aprono sul verde e sul lago. E in quanto a spettacolarità non sono da meno la pinacoteca di famiglia, foderata da 130 quadri, la sala da ballo con i marmi neoclassici, gli ambienti con armature, arazzi e sculture, sempre aperti verso i giardini. Scendendo al piano di sotto, quando entro nelle grotte, mi si spalanca un mondo inaspettato, con pareti e soffitti completamente rivestiti di sassi e ciottoli, in omaggio al tema lacustre.

IL GIARDINO ROMANTICO
Fuori da casa Borromeo faccio due passi lungo vicolo Fornello, fiancheggiato dalle vecchie casette dei pescatori, ristrutturate per diventare negozi di prodotti rigorosamente Made in Italy. Qualche brand? Oltre ad Acqua di Stresa, alle camicie di Bagutta e alle espadrillas di ViaVela14, trovo il design di Alessi e gli occhiali di Italia Independent.
Poi mi imbarco per l’isola Madre e, nel quarto d’ora di tragitto, il colpo d’occhio è diverso: nella macchia verde, con tutte le sfumature che si possano immaginare, si staglia il profilo del palazzo nobiliare. La più grande delle isole, e forse la prima ad essere abitata, è nata come frutteto, ma nel tempo si è trasformata in un giardino con rarità botaniche uniche al mondo. Girando fra i viottoli che tagliano i prati all’inglese e gli angoli di ispirazione romantica, con panchine all’ombra del glicine, mi imbatto nei pavoni di famiglia, alcuni completamente bianchi, altri colorati, che sono ormai abituati ai visitatori.

PANORAMA DA CARTOLINA E BUON CIBO
L’interno del palazzo, interamente arredato, offre invece un assaggio della vita di corte, grazie a letti a baldacchino, broccati, arazzi, tavoli con argenti e porcellane, librerie colme di volumi e immancabili mazzi di fiori freschi. Che mi fanno respirare un ambiente vissuto, abitato. Per un boccone mi suggeriscono La Piratera, a bordo lago, all’interno di un faro del Duecento, che raggiungo direttamente dal parco. Oltre a un panorama da cartolina e a un bazar con oggetti d’arte e abbigliamento, il ristorante propone pasta fresca e piatti di pesce, anche d’acqua dolce.
La mia passione, come patita del medioevo, rimane però la Rocca di Angera (Varese), che svetta sulla costa lombarda del lago Maggiore dalla fine del XII secolo. Stavolta lo spostamento è un po’ più lungo, di una mezzora abbondante. Il castello, che è sempre stato defilato rispetto alle isole, forse perché meno spettacolare, l’estate 2015 è entrato per settimane nella cronaca rosa: ha fatto da cornice al ricevimento di matrimonio di Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi, con relativa parata di vip.

TRA AFFRESCHI E PIANTE PROFUMATE
Il mio gioiello preferito? L’ala viscontea che, nella Sala della Giustizia, custodisce uno straordinario ciclo pittorico, restaurato di recente: gli affreschi realizzati tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo celebrano le imprese di Ottone Visconti, con un’iconografia articolata, complessa, che riflette il gusto della pittura lombarda dell’epoca. Ma mi piace moltissimo anche il giardino medievale all’ombra del torrione, dove cammino fra arbusti, fiori, erbe ornamentali, specie medicinali che sono state piantate seguendo le indicazioni delle fonti scritte. Dopo l’area destinata al castellano per gli svaghi, le feste, le conversazioni fra rose e gelsomini, mi avvicino al Verziere, con gli alberi da frutto collocati attorno a una vasca centrale per i pesci, e al Giardino delle erbe piccole: qui osservo tutte le piante profumate e le specie medicinali che per tutta l’età di mezzo venivano coltivate nei monasteri. Un addetto mi racconta nel 2017 ci saranno delle aiuole con spezie nuove. Un’ottima scusa per tornare.

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery, Piaceri, Saper vivere Argomenti: , , , Data: 03-04-2016 10:00 AM


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