«Trump, ti spiego la libertà di scelta»

di Matteo Mazzuca
Il candidato alla Casa Bianca attacca le donne che abortiscono. Ma anche in Italia il diritto all'interruzione di gravidanza è a rischio. Ne parliamo con Filomena Gallo dell'Associazione Luca Coscioni.

donald trump filomena galloVuoi correre per la Casa Bianca? Giocati la campagna elettorale sul corpo delle donne. Donald Trump l’ha fatto dal primo momento, infarcendo interviste e dibattiti di spudorati attacchi sessisti rivolti a giornaliste, avversarie politiche e mogli dei rivali. L’ultima sparata però potrebbe costargli cara. Intervistato sul tema dell’aborto, dopo aver tergiversato un po’ Trump ha affermato che per le donne che vi ricorrono dovrebbe «esserci qualche forma di punizione». Una dichiarazione che ha indignato chiunque, persino i comitati pro-life, e che poi il candidato repubblicano ha provato a rettificare: «Intendevo dire che è il medico che deve essere condannato». Meglio? Proprio no: «Sembra quasi che secondo Trump la donna non sia capace di intendere e di volere, scegliendo in autonomia che cosa è meglio per sé», ha detto Filomena Gallo, segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, che noi di LetteraDonna abbiamo intervistato per un commento sulla vicenda.

filomena_galloD: Che cosa pensa delle affermazioni di Donald Trump?
R: Ho l’impressione che in questo momento si stiano usando argomentazioni da Stato etico e non da Stato di diritto.
D: Qual è il rischio?
R: Temo un’involuzione culturale. Le leggi che tutelano i diritti esistono, ma vengono spesso ignorate. Addirittura un candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America si spinge a fare dichiarazioni del genere.
D: A che scopo, secondo lei?
R: Chiaramente Trump vuole raccogliere quella quota di voti che appartiene ai pro-life.
D: Attaccando i diritti delle persone, però.
R: Delle persone, e delle donne in particolare. Che sono già le più colpite per quanto riguarda i diritti umani.
D: L’impressione è che Trump ce l’abbia più con le donne che con l’aborto.
R: Tutte le sue dichiarazioni che hanno destato più scalpore sono sessiste.
D: Come mai, secondo lei?
R: Probabilmente ha dei problemi con il sesso femminile. Ma non può pensare di risolverli facendo politica in questo modo. Sono problemi che si risolvono in terapia, sul lettino di un medico.
D: Un lettino lontano dalla Stanza Ovale, si spera.
R: Credo che i cittadini statunitensi siano abbastanza adulti per rispondere ad affermazioni del genere. Confido soprattutto nelle donne.
D: Ma Trump le fa paura?
R: Favorire candidati che la pensano in questo modo, così sfacciati, che non prendono nemmeno in considerazione un’opinione contraria, è molto pericoloso.
D: Come arginarlo, dunque?
R: Dovrebbe esserci una risposta netta, precisa, per far capire che viviamo in un’altra epoca e che le battaglie per l’affermazione dei diritti delle donne e dei diritti umani hanno preso un’altra via nel corso del tempo.
D: Da quale concetto partirebbe per far cambiare idea a chi la pensa come Trump?
R: Dalla libertà di scelta. Se queste persone non sono d’accordo con le tecniche che riguardano inizio e fine vita, con la gestazione per altri, l’eutanasia, il testamento biologico, non sono di certo obbligati a ricorrervi. Si tratta di diritti legati tutti all’autodeterminazione della persona. Chi non è d’accordo non vi ricorrerà mai, ma non può imporre ad altri le proprie scelte.
D: E in Italia?
R: Anche nel nostro Paese c’è una legge che che prevede la possibilità di interrompere la gravidanza, ma la politica non fa abbastanza affinché venga applicata correttamente.
D: Si riferisce all’inasprimento delle sanzioni pecuniarie per chi pratica l’aborto clandestino?
R: A quello, e all’alta presenza di obiettori di coscienza. In Italia è sempre più difficile ricorrere all’aborto in modo ufficiale. Le donne italiane sono costrette all’aborto clandestino.
D: Chi dovrebbe intervenire?
R: Le regioni avrebbero il compito non solo di vigilare, ma anche di creare delle soluzioni. La risposta del nostro governo, e quindi anche del ministro della salute che non interviene per garantire proprio un diritto alla salute, è di tutt’altro segno.

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