Le grandi donne di Yvonne Sciò

di Laura Frigerio
Da Non è la Rai alla regia, passando dalla moda: intervista all'attrice diventata famosa grazie al tormentone «Mi ami? Ma quanto mi ami?», e che ha raccontato in un documentario la vita Roxanne Lowit.

Yvonne Scio copyright Pietro CocciaYvonne Sciò l’avevamo conosciuta ragazzina, prima in un celebre spot della Sip (quello del tormentone «Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? Ma quanto mi pensi?»), poi nel programma cult Non è la Rai, dove però è rimasta per poco tempo dato che il mondo del cinema iniziava già a cercarla. Per lei numerosi ruoli in film e fiction italiane e poi il volo dall’altra parte dell’Oceano, dove ha partecipato a serie tivù come La tata e Nikita, ma è anche stata protagonista di videoclip famosi come quello di She’s So High di Tal Bachman. «Negli Stati Uniti e in Canada ho ricominciato da zero e, devo ammetterlo, all’inizio non è stato facile. Sono stata criticata per questa mia scelta, ma era un’esperienza che dovevo assolutamente fare, nel bene e nel male», ci racconta Yvonne, che ancora oggi continua ad avere parecchi amici in America, come dimostra Roxanne Lowit Magic Moments, il docu-film da lei stessa diretto e prodotto che racconta la vita e l’arte della celebre fotografa di moda Roxanne Lowit. Dopo varie première internazionali (tra cui una anche all’ultima Mostra del Cinema di Venezia), il film è finalmente visibile in streaming su Rai Ciname Channel e CNLIVE!.

DOMANDA: Come l’idea di realizzare un documentario come questo?
RISPOSTA: Era da tanto tempo che desideravo fare qualcosa su Roxanne Lowit, poi un giorno ero al telefono con lei e l’ho sentita improvvisamente fragile. Non so come mai ma il giorno dopo mi sono decisa.
D: È stato difficile portarlo a termine?
R: Di certo non è stata una passeggiata, anche perché era la prima volta per me ed erano in molti a non ascoltarli. Poi una serie di contingenze fortunate mi hanno portato fino a qui e sono felice del risultato ottenuto: muoversi a piccoli passi, con passione e discrezione, alla fine paga.
D: Cosa ama di più di lei?
R: La sua genialità. È un’artista unica, icona di un’epoca che purtroppo non tornerà più: parliamo dello Studio 54 e di una New York che era al centro della creatività. Lei ha immortalato i più grandi: da Andy Warhol a Salvador Dalì, da Yves Saint Laurent a Liza Minnelli, senza parlare di Madonna, Johnny Depp e Kate Moss.
D: Lei ha iniziato come modella: si sente ancora legata al mondo della moda?
R: Sul fronte creativo sì. Ho realizzato come stilista una capsule collection per Christophe Sauvat, che è andata così bene da spingermi a ripetere l’esperienza. È vero che ho iniziato come modella, lavorando anche a campagne importanti, ma il mio sogno è sempre stato quello di fare l’attrice.
D: E ci è riuscita.
R: Sì, anche grazie all’appoggio dei miei genitori, in particolare di mia madre.
D: Ci racconta qualcosa in più?
R: A Roma stavo in un collegio di suore e, quando mi proposero il famoso spot della Sip, loro dissero a mia madre che dovevo pensare a studiare. Lei invece, che è una giornalista americana e ha sempre creduto nella libertà e nella realizzazione professionale, ha voluto che provassi ed è andata più che bene.
D: Poi è arrivata Non è la Rai.
R: Non proprio, prima ci fu il film Stasera a casa di Alice di Carlo Verdone e la fiction Villa Arzilla di Gigi Proietti. Decisi di partecipare a Non è la Rai, anche se per un breve periodo, perché sapevo che mi avrebbe portato una buona visibilità.
D: Poi la sua carriera è diventata internazionale…
R: Sì, ho lavorato in Francia e poi negli Stati Uniti dove, lo ammetto, ho girato anche dei film orribili. Però mi sono rifatta con altri prodotti di successo come Nikita.
D: Cosa l’ha spinta, a un certo punto, a tornare in Italia?
R: L’amore. Nel 2008 è nata mia figlia Isabella Beatrice e da quel momento ho capito che c’erano cose ben più importanti nella mia vita.
D: È comunque una madre che lavora. Come fa a conciliare tutto?
R: Ho fatto delle scelte: ho accantonato la mia carriera di attrice, perché essendo madre non potevo stare dietro a tutti i provini. Così ora lavoro a progetti creativi che amo, continuando ad avere rapporti con l’estero: di giorno accompagno a scuola mia figlia, la seguo nelle sue cose e di notte faccio riunioni a distanza con gli Stati Uniti.
D: Nel suo futuro ci sarà ancora la regia?
R: Assolutamente. Ho in cantiere altri due film: sono progetti simili a Roxanne Lowit Magic Moments, soprattutto perché ho intenzione di raccontare altre donne straordinarie. Vi terrò aggiornati.

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