Col terrore negli occhi

di Federico Capra
Dalla Dust Lady delle Torri Gemelle sino all'hostess sopravvissuta all'attentato dell'aeroporto di Bruxelles. Tutti i volti simbolo delle donne che ce l'hanno fatta.

Infimo. Senza scrupoli. Una «bestia bastarda» lo ha definito un tempo la stampa francese. Lo si potrebbe chiamare in mille altri modi, ma il suo nome è uno solo: terrorismo. Un veleno che inquina lentamente gli animi di chi sopravvive. Di chi, dopo quegli attentati, si chiedeva come un disco rotto: «Perché a me? Che cosa ho fatto di male». Ma la politica del terrore non guarda in faccia nessuno. Non importa che tra le vittime ci siano innocenti: uomini, donne e bambini nati liberi e morti come schiavi di un sistema folle che porta la guerra nella quotidianità. In una routine che comunque va avanti e non si ferma davanti allo spauracchio dell’Isis. A quel gruppo di persone, sempre che di persone si possa parlare, che per un ideale contorto di religione (le comunità islamiche del mondo negano con forza che l’Islam sia portavoce di terrore e terrorismo) uccidono. E lo fanno senza pietà. Senza distinzione. Ma agli attentati in molti si salvano. Sono volti comuni, trasfigurati nella loro fisionomia da quello che hanno vissuto sulla loro pelle. Volti che diventano immagini. Immagini che diventano simboli. Perché è anche dai sopravvissuti che il mondo deve ripartire. Dalla donna impolverata della metro di St Michel passando alla Dust Lady delle Torri Gemelle. Arrivando infine a Nidhi Chaphekar, l’hostess sopravvissuta alle bombe dell’aeroporto di Bruxelles. Ecco le loro storie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, foto, Gallery, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 23-03-2016 01:10 PM


Lascia un Commento

*