«Insegniamo l'arte del cinema»

di Laura Frigerio
Laura Morante si gode il successo del suo ultimo film da regista e, in attesa di nuove sfide, ci parla dei film d'autore. Che vorrebbe vedere nelle scuole: «I più giovani non conoscono i grandi classici».

ITALY-CINEMA-VENICE-FILM-FESTIVALÈ stata per anni musa di grandi registi, poi ha accettato la sfida di mettersi dietro la macchina da presa dimostrando di essere anche una raffinata regista. Laura Morante, mentre si gode ancora il successo di Assolo, il suo secondo film, pensa già a nuovi progetti (come attrice e non solo). «Non capisco perché non si insegni cinema nelle scuole,fa parte della storia dell’arte. Bisognerebbe trovare un accordo con gli esercenti per portare le classi in sala» racconta a LetteraDonna in occasione del festival Cortinametraggio.

DOMANDA: Non a caso ha recentemente dichiarato che i ragazzi non conoscono il cinema d’autore.
RISPOSTA: Me ne sono accorta nel corso di una serie di incontri con gli studenti. Il problema è che la maggior parte di loro non conoscono i grandi classici del cinema, sia italiano che internazionale.
D: Che soluzione propone?
R: Ci sono tante sale che chiudono, perché non provare a evitarlo affittandole alle scuole? Potrebbero essere proiettati classici della storia del cinema per i ragazzi. Un’altra idea potrebbe essere quella di portarli a qualche festival dove l’aria di cinema si respira a pieni polmoni.
D: La sua seconda carriera da regista è ormai ben avviata. Cosa l’ha spinta a intraprenderla?
R: È capitato tutto per caso. Ero sul set di un film di Alain Resnais e il produttore, sapendo che avevo scritto un soggetto con Daniele Costantini, ha voluto leggerlo. Gli è piaciuto così tanto che ci ha chiesto di farne una versione francese, con ambientazione a Parigi anziché a Roma, trasformandolo poi in una sceneggiatura. Quando è stata la volta di pensare a un regista hanno proposto l’incarico a me e così è arrivato Ciliegine.
D: Per Assolo invece come è andata?
R: Ho voluto riprovare ed è andata bene. Diciamo che è stato tutto più semplice ed immediato.
D: Non c’è due senza tre?
R: Sì, presto io e Daniele ci rimetteremo a scrivere.
D: Come attrice ha lavorato con grandi registi. I ricordi più belli?
R: A dire la verità sono legata a numerosi film e registi, da Nanni Moretti a Gianni Amelio, dai fratelli Bertolucci a Pupi Avati, fino a Paolo Virzì. Ho un magnifico ricordo anche di Alain Resnais, un uomo eternamente giovane, grande sperimentatore e innovatore, che manca a tutti noi.
D: Com’è lavorare in Francia rispetto all’Italia?
R: Anche se ci ho vissuto per dieci anni, non conosco abbastanza bene i meccanismi produttivi francesi per poter esprimere un giudizio, però bisogna dire che lì il pubblico è stato seguito e non abbandonato.
D: In che senso?
R: C’è una scena, sia cinematografica che teatrale, molto più vivace, diversificata e in grado di attirare il pubblico anche grazie a una giusta comunicazione, mirata a raggiungere target specifici.
D: A proposito di teatro, quando la rivedremo su un palcoscenico?
R: Spero presto, sto proprio valutando alcune proposte perché il teatro mi manca molto. Il mio ultimo spettacolo, The Country (per la regia di Roberto Andò), risale a due anni fa.
D: Sul grande schermo quando la rivedremo?
R: Presto uscirà L’età dell’oro di Emanuela Piovano, dove recito al fianco di mia figlia Eugenia Costantini.
D: Di cosa parla?
R: È la storia romanzata di Annabella Miscuglio, pasionaria del cinema d’autore che dopo aver fondato Filmstudio negli Anni ’70 ideò Kinomata, un festival che parlò per la prima volta di regia al femminile.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 23-03-2016 01:28 PM


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