Tutte le donne di Boccioni

di Francesca Amé
In occasione della mostra Genio e memoria allestita a Palazzo Reale, a Milano, ricordiamo tutte quelle figure femminili che hanno sedotto e influenzato il lavoro dell'artista calabrese.

004Sempre irrequieto, sempre di corsa. Capace di incantare i salotti borghesi anche se non vestiva in ordine. Umberto Boccioni aveva dentro di sé quel qualcosa capace di turbare e affascinare le donne: giovane e impudente, intelligente e cinico, iperattivo e ironico. Non visse a lungo, Boccioni (1882-1916), appena 34 anni, ma la sua parabola artistica e umana è tra le più sorprendenti del Novecento.

LA MOSTRA
A Palazzo Reale di Milano una mostra celebra il centenario della morte dell’artista con un’ampia rassegna di oltre duecento opere tra dipinti, disegni, fotografie, sculture e documenti. Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e Memoria (dal 23 marzo al 10 luglio, catalogo Electa), presenta le opere più significative (alcune le trovate nella gallery in basso) dell’artista nato a Reggio Calabria, vissuto a Padova, Catania, Roma, Parigi e che scelse Milano come città d’adozione. In mostra ci sono anche i tre diari personali di Boccioni, giunti dal Getty Research Institute di Los Angeles, che raccontano con la sua scrittura fitta fitta come fosse la sua vita. Figlio di un commesso di prefettura, masticò presto l’arte e studiò disegno nello studio di Giacomo Balla. Si emancipò in fretta: non solo viaggiò molto, ma grazie a una personalità forte e volitiva aggregò attorno a sé molti intellettuali dell’epoca, come Filippo Tommaso Marinetti e Margherita Sarfatti. Che è solo una delle tante donne che ne subirono il fascino. Il rapporto con il genere femminile è stato fecondo per una grande parte della produzione di Boccioni. Visitando la mostra di Milano, emergono alcuni dei personaggi femminili fondamentali per la sua formazione. Ecco quali.

132LA MADRE
Cecilia Forlani, la madre di Umberto Boccioni, è uno dei soggetti prediletti dei suoi quadri. L’artista la ritrae mentre cuce o legge, con i capelli raccolti e uno scialle sulle spalle. È con Studio di testa. La madre del 1912 che Boccioni si esercita per scomporre i volumi del corpo nello spazio che porteranno poi alla rivoluzione futurista. Ed è sempre a lei che è dedicato La madre dell’artista, una delle ultime opere di Boccioni.

103LA SORELLA
Con un padre sempre in giro per lavoro, Umberto Boccioni cresce coccolato e vezzeggiato dalla madre e dalla sorella Amelia. Spesso ama ritrarle in ambienti domestici, come accade in Tre donne¸ dove aggiunge anche Ines, una delle sue ‘amiche speciali’ che amava immortalare sulla tela. Si deve proprio alla pazienza della sorella Amelia, che ha raccolto tutte le lettere, i documenti e le foto, se oggi possiamo consultare i diari forsennatamente redatti da Boccioni.

02_sibillaaleramoLA SCRITTRICE SIBILLA ALERAMO
La nota scrittrice italiana aveva un debole per Boccioni, cui scriveva lunghe e appassionate lettere. Umberto, che in un primo momento aveva ricambiato la passione, si era poi stancato di quella donna forse un po’ possessiva: «Io non posso amare nessuna donna», le scriveva. E agli amici più volte aveva detto: «Vivo bene solo!».

margherita-sarfatti_5066576LA REGINA DEI SALOTTI MARGHERITA SARFATTI
Persino la raffinata regina dei salotti milanesi, la critica d’arte al cui cospetto si presentavano deferenti personalità come Filippo Tommaso Marinetti, subì a lungo il fascino di Boccioni, quel suo essere sempre attivo, dinamico, inquieto, scontento. I due ebbero un’intensa liason, negli anni in cui Margherita Sarfatti mescolava nel suo salotto arte e politica.

vittoria-colonna-1-21LA PRINCIPESSA VITTORIA COLONNA CAETANI
Mentre molti dei sodali futuristi di Boccioni erano dichiaratamente misogini, l’artista ammette di subire l’incanto, anche intellettuale, di molte donne con cui ha a che fare. «Credo che le donne abbiano il senso della loro personalità molto più forte degli uomini», diceva. Di molte è stato amico e amante ma forse solo della principessa Vittoria Colonna Caetani, spirito libero e indipendente, Boccioni fu davvero innamorato. Sono state trovate lettere in cui l’artista riconosce l’insorgere di un sentimento diverso per la nobildonna, di cui apprezza non solo la bellezza e l’intelligenza ma anche lo spirito. Le cronache narrano che quando Vittoria Colonna seppe della rovinosa caduta da cavallo che Boccioni subì a Verona e le cui conseguenze furono mortali, corse nello studio milanese del pittore per riempirlo di fiori, come ultimo atto d’amore.

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