Anche la follia merita i suoi applausi

di Giulia Mengolini
Il 21 marzo 1931 nasceva Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane del secolo scorso. Una donna geniale e piena di tormenti, che vi raccontiamo attraverso i suoi aforismi.

Merini-2web«Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe. Noi eravamo sotto, nel rifugio, durante un coprifuoco; siamo tornati su e non c’era più niente, solo macerie. Ho aiutato mia madre a partorire mio fratello: avevo 12 anni».

Un’espressione che avrebbe potuto raccontare chissà quante storie. Una collana di perle al collo e una sigaretta sempre in bocca. Alda Merini, la poetessa dei Navigli, era nata il primo giorno di primavera del 1931. Morì nella sua Milano nel 2009, 85 anni dopo, con alle spalle una vita all’insegna della letteratura, in bilico tra follia e ragione.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

BOCCIATA IN ITALIANO
Madre casalinga, padre dipendente in una società di assicurazioni, Alda Merini era la secondogenita di tre figli. Della sua infanzia si sa poco, quello che lei stessa scrive in brevi note autobiografiche: «Ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: … perché lo studio fu sempre una mia parte vitale». A scuola aveva buoni risultati, ma quando tentò di essere ammessa al liceo Manzoni di Milano, non ci riuscì perché non superò la prova di italiano al test di ammissione. Un paradosso per una donna che fu capace di incantare migliaia di persone grazie alle sua poesie.

L’ESORDIO A 15 ANNI
Il suo talento letterario fu scoperto dal critico e poeta Giacinto Spagnoletti: grazie a lui a soli 15 anni Merini esordì con i suoi primi scritti che nel 1950 furono pubblicati nella sua Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949 con Il gobbo e Luce.
Tra il 1950 e il 1953 Merini iniziò a conoscere alcuni dei più importanti poeti e scrittori dell’epoca, come Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. Nell’agosto 1953 sposò Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano. Nello stesso anno esce, presso l’editore Schwarz, esce La presenza di Orfeo, il suo primo volume di versi. Nel 1955 viene pubblicata la seconda raccolta di versi intitolata Paura di Dio con le poesie scritte dal 1947 al 1953, alla quale fa seguito Nozze romane e, nello stesso anno, edita da Bompiani, viene pubblicata l’opera in prosa, La pazza della porta accanto. Quando nasce la sua prima figlia, Emanuela, Merini dedica a Pietro De Pascale, il medico curante della bambina, la raccolta di versi Tu sei Pietro, pubblicata nel 1962 dall’editore Scheiwiller.

L’OSPEDALE PSICHIATRICO
Poi inizia un difficile periodo di silenzio e di isolamento, dovuto all’internamento all’ospedale psichiatrico Paolo Pini, che dura fino al 1972, con alcuni ritorni in famiglia durante i quali nascono altre tre figlie. Si alterneranno in seguito periodi di salute e malattia, probabilmente dovuti al disturbo bipolare, della quale hanno patito anche altri grandi poeti ed artisti quali Charles Baudelaire, Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, George Gordon Byron, August Strindberg e Virginia Woolf. Alla fine degli Anni ’70, il racconto degli anni di ospedale prende forma nella raccolta di poesie La Terra Santa, considerata in seguito da molti critici e studiosi come il più importante lavoro letterario di Alda Merini, ma accolto inizialmente con scetticismo dai principali editori che non glielo vollero pubblicare.

DA MILANO A TARANTO
Si trasferì a Taranto negli Anni ’80 dopo la morte del primo marito: si sposò con il poeta Michele Perri, ex medico che si prese cura di lei. Tornò a Milano nel 1986, dopo un altro difficile ricovero all’ospedale psichiatrico di Taranto, e riprese a scrivere con maggiore continuità pubblicando, tra gli altri, l’opera in prosa L’altra verità. Diario di una diversa. Tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta la sua produzione di poesie e scritti fu particolarmente intensa e sfociò nel 1992 con il Premio Librex Montale per la Poesia, uno dei più importanti in Italia. Alla fine degli Anni ’90 produsse centinaia di aforismi: i migliori furono raccolti nel 199 da Rizzoli nel libro Aforismi e magie.

NELL’INTIMITÀ DEI MISTERI DEL MONDO
Nel 2004 la scrittrice fu nuovamente ricoverata per problemi di salute, mentre era in condizioni economiche piuttosto precarie. Ricevette innumerevoli messaggi di solidarietà da scrittori, poeti e da semplici appassionati, con appelli per aiutarla economicamente. Nel 2007 con Alda e Io – Favole, scritto a quattro mani con il favolista Sabatino Scia, vince il premio Elsa Morante Ragazzi. Il 17 ottobre dello stesso anno ottiene la laurea honoris causa in, ‘Teorie della comunicazione e dei linguaggi’ presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina, tenendo una lectio magistralis sui meandri tortuosi della sua vita. Morì il primo novembre 2009 a causa di un tumore osseo. Vicino all’ingresso della sua casa sui Navigli dal 2010 c’è una targa che la ricorda: «Ad Alda Merini, nell’intimità dei misteri del mondo».

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Follia è saltare sul tappeto della ragione.

Amarti è stato come conficcare una stella nel vetro di una finestra.

Anche la follia merita i suoi applausi.

Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara.

Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.

La salute non ha mai prodotto niente. L’infelicità è un dono. Io mangio solo per nutrire il dolore. La preparazione alla morte dura una vita intera.

Ogni giorno cerco il filo della ragione, ma il filo non esiste, o mi ci sono ingrovigliata dentro.

Si uccide per sete di denaro, o per senso di colpa, comunque si uccide sempre. Si uccide anche con le carezze.

Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.

Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa accorgersi più di un tramonto. Chiudo gli occhi, mi scosto un passo. Sono altro. Sono altrove.

Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 21-03-2017 10:15 AM


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