Love contracts? «Roba da ricchi»

di Matteo Innocenti
Abbiamo intervistato l'avvocato Cesare Rimini sulla possibile introduzione in Italia degli accordi prematrimoniali: «Credo che la proposta di legge sia soprattutto un modo per farsi pubblicità».

a84a0fb3-df74-4d2c-b488-5b5fff8925b7_medium (2)Anche davanti all’altare vale per alcuni il celebre motto secondo il quale «fidarsi è bene, non fidarsi è meglio». Per gli amanti più cauti, buone notizie: il matrimonio (e divorzio) «all’americana», con i cosiddetti love contracts, potrebbe presto essere realtà anche nel nostro Paese. È arrivata infatti in commissione Giustizia alla Camera la proposta di legge che ha l’obiettivo di introdurre in Italia gli accordi prematrimoniali, tanto in voga tra le celebrità straniere. Come ben sapranno gli appassionati di gossip, ce ne sono di ogni tipo: Aristotele Onassis e Jackie Kennedy, ad esempio, prima di sposarsi fecero stendere al loro avvocato un contratto con 170 clausole, mentre Tom Cruise si era tutelato con un contratto per mantenere intatto il suo patrimonio in caso di divorzio da Katie Holmes. Sandra Bullock, invece, prima di sposarsi con Jesse James aveva posto gabbie legali sul tradimento da parte del coniuge, mentre Nicole Kidman aveva ottenuto che, se Keith Urban fosse tornato a far uso di droghe, non gli sarebbe spettato nemmeno un dollaro del suo ricco patrimonio. Lunghissima poi la trattativa tra Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones prima del matrimonio: in fin dei conti, l’attore non voleva rivivere l’emorragia di denaro del divorzio dalla prima moglie Diandra, pari a 40 milioni di dollari. L’avvocato Cesare Rimini, esperto di diritto di famiglia, ha espresso però il suo scetticismo a LetteraDonna: «Credo che questa proposta di legge sia soprattutto un modo per farsi pubblicità».

ACCORDI PER RICCHI
«Il patto prematrimoniale ha senso se c’è un grosso patrimonio da tutelare, infatti è stipulato da celebrità o persone molto ricche. E poi può comprendere ogni tipo di clausola, anche quelle difficili da verificare». La proposta di legge in questione è bipartisan, visto che è stata presentata dall’onorevole Luca D’Alessandro, braccio destro di Denis Verdini, e dalla deputata PD Alessia Morani, avvocato civilista, che ha spiegato come questa possibilità potrebbe avvicinare al matrimonio tante coppie preoccupate dalle conseguenze del divorzio. Dunque, come ha detto l’onorevole Morani, «i patti chiari fanno matrimoni più felici»? Cesare Rimini fa notare come esista già una norma chiave che regola il matrimonio: «Per l’articolo 160 del Codice Civile, gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio. Un cambiamento può essere utile ma nessun patto può violare questi diritti e doveri».

APPROCCIO GENERICO
«Nei Paesi anglosassoni questi patti prematrimoniali esistono come pratica contrattuale, infatti sono tutti diversi gli uni dagli altri. L’idea che questi patti possano essere possibili in Italia è giusta, ma che si possa aprire una finestra sulla clausola dell’articolo 160 è un modo di affrontare il problema che trovo troppo generico». La proposta di legge modificherebbe comunque l’articolo 162 del Codice civile, inserendo un articolo 162-bis, che reciterebbe così: «I futuri coniugi, prima di contrarre matrimonio, possono stipulare accordi prematrimoniali volti a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio».

BENI ANTECEDENTI LE NOZZE
Sono soprattutto le coppie famose a stipulare questi patti prematrimoniali prima di convolare a nozze, ma se la legge dovesse passare, anche gli italiani avrebbero la possibilità di mettere nero su bianco davanti a un notaio il modo in cui porre fine al loro amore. Spiega Rimini: «Finora la Cassazione ha considerato nulli questi patti perché l’unica convenzione prematrimoniale è la scelta tra comunione o separazione dei beni. Il regime per cui si opta riguarda però i beni acquistati insieme dopo il matrimonio, mentre i patti di cui parla la proposta di legge riguarderebbero anche i beni posseduti prima delle nozze».

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