Famiglie arcobaleno, rispettateci

di Giulia Mengolini
Il 19 marzo un asilo di Milano non festeggerà la festa del papà per non discriminare i figli delle coppie omosessuali. Una scelta «demenziale e assurda» condannata da Paolo Crepet e Maria Rita Parsi.

parsi 2«Un asilo comunale elimina la Festa del Papà per non offendere i genitori gay: siamo arrivati anche a questo a Milano, dopo che l’amministrazione arancione ha cancellato i termini mamma e papà per sostituirli con genitore1 e genitore2». È  la denuncia con cui Riccardo De Corato, ex vicesindaco del capoluogo lombardo e capolista di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale alle Comunali 2016 ha commentato la notizia secondo la quale in un asilo nido di Milano, nel quartiere Isola, il 19 marzo non verrebbe organizzata alcuna iniziativa legata alla Festa del Papà per non discriminare i figli di eventuali coppie ‘arcobaleno’. Nè bigliettini di auguri nè canzonicine da imparare a memoria, quindi. Per rispettare i bambini che non hanno genitori tradizionali. Una scelta che ha già scatenato non poche polemiche. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Paolo Crepet e la psicoterapeuta Maria Rita Parsi.

crepet3DOMANDA: Dottor Crepet, cosa pensa dell’iniziativa dell’asilo di Milano?
RISPOSTA: Mi sembra una scelta demenziale, non capisco perché fare del male a dei bambini che hanno un papà e che non possono più festeggiarlo. Chi ha deciso – perché di questo si tratta – che la famiglia sia composta in maniera diversa da quella tradizionale dovrà assumersi l’onere di spiegarlo ai bambini. Io rimango allibito per la stupidità della gente e sentire di un’iniziativa del genere mi fa venire i brividi. Non è un lutto non avere un papà: è un lutto non poterlo festeggiare.
La coppia di lesbiche che ha deciso di avere un figlio dovrà fare un po’ di fatica nello spiegare al loro bimbo o bimba perché nella loro vita manca un padre, che fondamentalmente c’è. O si vergognano che sia una provetta?
D: Quindi lei è contrario all’utero in affitto.
R: Nella maniera più assoluta: la trovo una follia, una pratica neo-nazista. Due donne che hanno deciso di fare questa scelta non si preoccupino: i nodi verranno al pettine. Il problema non si risolve oscurandolo nel giorno della festa del papà: la domanda Chi è il mio papà?  il bambino o la bambina in questione prima o poi la faranno. E sarà una giornata non facile per loro. È una conseguenza logica. Il problema non è all’asilo, all’asilo i bambini sono plastici, si adattano a qualsiasi cosa.
D: Il problema sarà più avanti?
R: Certo. Quando a 13-14 anni chiederà di suo padre, le sue mamme cosa risponderanno? «Papà è morto in guerra? Papà ha avuto un incidente? Papà è una banca del seme? Capisco che la festa del papà non si debba festeggiare a tutti costi, ma non farlo in rispetto a queste famiglie significa avere la coda di paglia.
D: Allora la festa andrebbe abolita anche in rispetto dei bambini orfani di padre.
R: Nella casa di un papà morto c’è un papà vivo nei ricordi. A quel bambino si spiega: «Il papà non c’è più perché un giorno mentre andava a lavorare ha avuto un incidente», per esempio. Questo è il lavoro difficile, ma fondamentale, che una madre fa per permettere a quel figlio di non essere figlio di nessuno. Dire che questi due casi sono la stessa cosa significa essere in malafede.
D: I bambini devono conoscere la morte?
R: Certo, la morte esiste! Bisogna spiegarlo ai più piccoli. O vogliamo farli crescere in una sorta di reparto di rianimazione che non ha nessun rapporto con l’esterno? I bambini si portano ai funerali. Del papà, anche, se purtroppo viene a mancare.
D: Torniamo alle famiglie arcobaleno.
R: Queste nuove e ipocrite famiglie devono accettare il fatto che i nodi vengono al pettine, lo ripeto: e quello della mancanza della figura paterna è un nodo che prima o poi verrà fuori. Quindi, o creiamo una comunità di lesbiche in cui stanno solo tra di loro e non escono da lì – come gli ebrei ortodossi – e allora possiamo abolire pure la festa del papà, oppure aboliamo proprio i papà e risolviamo il problema.
D: Soluzioni un po’ drastiche. 
R: Non capisco come si possa pensare che quel figlio, anche senza festa del papà, non farà la fatidica domanda. Quando ogni giorno vede gli altri padri che vanno a prendere gli altri bambini a scuola, per esempio. Questa madri vogliono fare quello che vogliono senza pagare pegno. Ognuno nella vita può fare ciò che vuole, ma deve assumersi le responsabilità delle sue scelte. Non possono costringere le altre famiglie a privarsi di una cosa per riparare ai loro errori. Immaginate un papà che dice: «Non festeggio per non offendere i figli degli altri»? Così come all’islamico si spiega che esiste Babbo Natale e io non mi offendo se vado in Cina in vacanza e si festeggia il Capodanno cinese, loro devono accettare che i bambini vogliano festeggiare i loro papà.
D: Non fa una piega.
R: Il punto è che noi stiamo scegliendo sempre di più le cose che ci fanno fare meno fatica, non vogliamo problemi. Vogliamo fare tutto quello che ci pare senza pagare mai dazio. Si tratta di una visione edulcorata dell’esistenza. Se i problemi di questi bimbi all’asilo sono piccoli, alle medie diventeranno molto più grandi. Quindi auguro buon viaggio alle signore, avranno bisogno di chi fa il mio lavoro.
D: Non ne avremmo tutti, etero e non, un po’ bisogno?
R: Certo, ma se uno i problemi se li costruisce è diverso: deve per forza anche affrontarli e risolverli. E mi pare molto vigliacco chiedere alla comunità di risolverli per loro.

CONVEGNO IL SILENZIO E LE PAROLEDOMANDA: Abolire la festa del papà all’asilo per rispetto alle famiglie arcobaleno. Cosa ne pensa?
RISPOSTA: Penso che sia veramente un’assurdità. Non uso altre parole perché provo davvero molta rabbia a riguardo. Come per quelli che vogliono eliminare il presepe perché ci sono i bambini musulmani: è lo stesso gioco.
D: Il rispetto non c’entra, quindi. 
R: Perché non hanno cancellato la figura del papà per rispetto delle famiglie adottive, allora? Sono assolutamente contraria a queste abolizioni perché sono delle decurtazioni di civiltà, cultura e tradizione a favore di situazioni nuove che possono essere benissimo rispettate senza per questo stravolgere le abitudini degli altri.
D: Crede sia possibile?
R: Così come le famiglie eterosessuali sono tenute a rispettare le famiglie omoparentali, così queste ultime sono tenute a non calpestare quelle eterosessuali (dalle quali peraltro provengono anche omosessuali). Ma non si può eliminare una cosa per far sì che se ne rispetti un’altra: entrambe le realtà possono e devono convivere. In prospettiva conviveranno famiglie tradizionali con famiglie arcobaleno.
D: Quindi la soluzione sarebbe semplice.
R: Certo. Il problema lo stanno creando i genitori ai bambini: le situazioni vanno spiegate, eliminare i pregiudizi si può. Ai bambini non mai vengono in mente pensieri come «quello ha la pelle nera, quello è musulmano», a meno che non lo sentano dire in famiglia. Non nasciamo predisposti per osservare le differenze, siamo puri. Assorbiamo i modelli dei genitori, degli educatori e della società intorno a noi.
D: Il discorso dei figli senza la figura del padre vale anche per quelli orfani.
R: Non solo: nelle famiglie omoparentali molto spesso il ruolo della mamma può essere ricoperto da un uomo, così come in una famiglia maschile l’uomo di casa può essere la madre. Ci sono uomini assolutamente materni, per esempio. Nelle famiglie in cui ci sono solo mamme o solo papà sarà bene introdurre figure di riferimento dell’altro sesso. Parlo di adozione, perché l’utero in affitto non è assolutamente accettabile.
D: Perché?
R: Sono fortemente contraria alla maternità surrogata. Essendo una persona competente in materia di vita prenatale, e sapendo quante comunicazioni neurochimiche nascono tra madre e bambino prima che il neonato venga al mondo, non posso pensare che l’utero sia solo un semplice organo. La maternità è un susseguersi di nove mesi di interazioni che lasciano delle impronte indelebili nella vita delle persone.

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Una risposta a “Famiglie arcobaleno, rispettateci”

  1. carolus scrive:

    Solo dei mentecatti di sinistra potevano concepire una simile cattiveria nei confronti dei “padri”, quelli veri non quelli artificiali

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