Non chiamatela censura

di Matteo Mazzuca
Weekend, pellicola che racconta una storia d'amore omosessuale, viene distribuita in Italia in appena 10 sale. Molti accusano la Cei di aver di fatto bloccato il film. Ma il suo giudizio è davvero così influente?

the_weekendLa scarsa distribuzione riservata al film Weekend di Andrew Haigh, che da giovedì 10 marzo viene proiettato in appena 10 sale su tutto il territorio italiano, ha subito fatto gridare alla censura. La colpa sarebbe da attribuire, in tutto e per tutto, alla Cei, che ha giudicato il film (una storia d’amore tra due ragazzi omosessuali) come «sconsigliato/non utilizzabile/scabroso». Ma siamo sicuri che la quasi-assenza del film dal territorio italiano sia dovuto solo all’opposizione della Conferenza episcopale?

COME STANNO DAVVERO LE COSE
La realtà è un po’ diversa. La Commissione Nazionale di Valutazione Film (CNVF) che fa capo alla Cei stabilisce delle linee guida indirizzate alle 1126 sale, parrocchiali e del circuito di eccellenza, che fanno parte del gruppo di Sale della Comunità. Si tratta, appunto, di linee guida che di volta in volta possono essere prese alla lettera o meno e che lasciano al gestore della sala un margine di discrezionalità nella programmazione. Ma supponiamo che le 1126 sale accolgano sempre queste indicazioni. Anche in questo caso, l’idea che il giudizio della Cei possa pregiudicare la distribuzione sull’intero territorio nazionale è completamente errata. Basta prendere in considerazione alcuni titoli che negli anni scorsi sono stati bollati come sconsigliati e non utilizzabili, alla pari di Weekend, e che ciononostante hanno potuto godere di uno spazio in sala molto più ampio. Se film come Lo sconosciuto del lago e Post Tenebras Lux, usciti in 12 e 15 copie, sembrerebbero dare ragione a chi se la prende con la Cei per la distribuzione, altri titoli ribaltano completamente questa erronea convinzione. Prendiamo ad esempio Spring Breakers, che per la sua uscita italiana poté contare su 230 sale. O Jennifer’s Body, che uscì in 169 copie, mentre I ragazzi stanno bene in 124. Nymphomaniac uscì invece in 130 sale.

PosterUNA PELLICOLA DEL 2011
Insomma, sembra proprio che le cause della scarsa presenza di Weekend in Italia non vadano imputate alla Cei, quanto piuttosto a una scarsa fiducia degli esercenti cinematografici nel successo commerciale della pellicola. Il film di Haigh, innanzitutto, è tutt’altro che nuovo. È stato girato nel 2011 e arriva in Italia solo sulla scorta del successo ottenuto dal più recente 45 anni, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino e candidato all’Oscar per l’interpretazione di Charlotte Rampling. Inoltre, a differenza di quest’ultimo, non può contare sulla presenza di grandi star nel cast. E le star, si sa, sono fondamentali se si vuole attrarre una fetta di pubblico ampia. Non è difficile, tenuto conto di questi elementi, capire perché solo 10 sale si siano arrischiate a proiettarlo, mentre le altre abbiano preferito puntare su pellicole più redditizie. Insomma, non si può negare che la Cei sia infastidita da alcuni film che affrontano temi scomodi per la propria dottrina (e la realtà LGBT è sicuramente uno di questi), né che i suoi giudizi siano difficilmente condivisibili. Ma qui la censura conta poco, quasi nulla: alla fine, è tutta una questione di soldi.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , , Data: 10-03-2016 04:52 PM


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